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Condoni, ecco come possono cambiare dopo il caso Ischia

Il ministro Musumeci (Protezione civile) auspica una legge speciale. Il Governo promette entro l'anno il via libera al Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, fermo dal 2018

di Manuela Perrone

Ischia, ricognizione a Casamicciola della Guardia Costiera

3' di lettura

Un doppio binario per i condoni, che sappia distinguere tra gli abusi «accettabili», che non compromettono la sicurezza, e quelli pericolosi, che aggravano le fragilità dei nostri territori e li espongono a ulteriori rischi. Dopo la tragedia di Ischia e le polemiche sulle ultime norme, approvate nel 2019 dal Governo gialloverde, si fa strada nell'Esecutivo Meloni la volontà di rimettere mano alla normativa e alla programmazione in materia.

Musumeci: «Serve una legge speciale»

«Credo serva una legge speciale, senza nulla cedere all’abusivismo delinquenziale», ha detto a 24Mattino su Radio24 il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci. Secondo l’ex governatore della Sicilia, che giovedì 1° dicembre alle 11.30 sarà in Aula al Senato per un'informativa sulla vicenda di Ischia, «bisogna fare una netta distinzione tra chi ha aperto una finestra di 50 centrimetri in più e non doveva aprirla e l’abuso di chi ha costruito un villino sulla spiaggia o in una zona ad alto rischio, come è accaduto purtroppo a Ischia». Per questo «c’è la necessita di verificare se alcuni casi di abusivismo leggeri - l’esempio della finestra credo sia calzante, che non compromette la sicurezza della casa o il contesto del paesaggi - e se non sia il caso di recuperarli: tutto questo consente anche l’attivazione di una attività edilizia di riqualificazione senza consumo di nuovo suolo, perché questo è l’obiettivo del Governo e quindi avrebbe anche una ricaduta economica». In ogni caso, come aveva già affermato nei giorni scorsi, per Musumeci la normativa attualmente in vigore necessita di «interventi concreti e qualche volta anche radicali».

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Frana a Casamicciola, oggi come nel 1910

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Una task force contro il dissesto

Musumeci ha già annunciato la nascita, a stretto giro, di una task force contro il dissesto idrogeologico. Un gruppo di lavoro che coinvolga tutti i dicasteri interessati alla pianificazione e alla gestione dei fondi per mitigare il rischio legato al rischio idrogeologico. Perché le risorse ci sono, ma è la regìa che latita. Lo ha confermato la premier Giorgia Meloni nell'intervista del 29 novembre al Corriere della Sera, sottolineando come la squadra interministeriale dovrà lavorare agli «interventi di medio e lungo periodo».

Il ritardo sul Piano clima del 2018

Ma è difficile che la situazione si sblocchi senza risolvere l'altra urgenza che incombe: l'approvazione definitiva del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, fermo dal 2018. Finalizzato all'attuazione della Strategia nazionale omonima (Snac), varata a giugno 2015 e figlia della strategia europea del 2013, il programma era stato redatto dopo una consultazione pubblica ed era stato presentato dall'allora ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, come «uno strumento strategico irrinunciabile per un Paese come l'Italia, che vive ogni giorno gli effetti dei mutamenti climatici».

La corsa contro il tempo

Il Piano, realizzato anche con il contributo del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), era corredato di una guida che ne illustrava i contenuti, dai dati georeferenziati relativi agli scenari e agli indicatori climatici alla piramide multivello che doveva individuare ruoli e competenze per intervenire. Il Piano indicava sei macroregioni climatiche, cinque aree con la stessa anomalia negli scenari previsionali futuri e aree climatiche omogenee che risultavano dall'interesezione tra le macroregioni con le anomalie. Peccato che sia rimasto lettera morta e che ci sia voluto l'ennesimo dramma perché se ne riparlasse. Eppure senza quel Piano, ha confermato Musumeci, non si può avviare alcuna strategia di prevenzione del rischio. Meloni ha ricordato che il Consiglio dei ministri si è assunto l'impegno di approvarlo entro l'anno. Nello stesso Cdm si è discussa la possibilità di nominare commissari con poteri sostitutivi nei casi in cui gli enti (Regioni, Province o Comuni) siano inadempienti nelle misure contro il rischio idrogeologico.

Demolizioni: il 14 dicembre scade bando Mit

Nel frattempo, scadrà il 14 dicembre il bando del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per il sostegno del 50% del costo degli abbattimenti degli edifici abusivi eseguiti dai Comuni, frutto del fondo per la demolizione delle opere abusive istituito dalla legge 205/2017 (articolo 1, comma 26). Si tratta della quinta campagna promossa dal Mit (la quarta si era conclusa a settembre con l'assegnazione di 2,4 milioni per 43 interventi: in tutto finora sono stati attribuiti agli enti locali 8,2 milioni), che però si scontra con le carenze strutturali di organico lamentate a più riprese dai Comuni. Tanto che il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, ha rilanciato l’ipotesi del rafforzamento delle competenze delle Province. «Purtroppo - ha detto - moltissimi Comuni in Italia e in Lombardia hanno dimensioni ridotte e si sono trovati in difficoltà con la soppressione delle Province, che potevano svolgere funzioni per conto dei Comuni più piccoli. Credo che la ridefinizione di un soggetto intermedio fra Regioni, Comuni grandi e piccoli sia qualcosa di determinante».


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