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Condono, cartelle fiscali: i nuovi tetti ne escludono tre su quattro. Ma in Parlamento sarà battaglia

Il limite di reddito a 30mila euro e lo stop al 2010 e non nel 2015 riducono del 75% i ruoli cancellati: sono 16 milioni invece di 61. Lega e Fi tornano all’attacco: «Occorre fare di più». Stop dal Pd

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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3' di lettura

La lunga battaglia sul condono che venerdì ha preceduto il consiglio dei ministri promette di ripetersi in Parlamento. Lega e Fi sono tornate all’attacco: dal Carroccio il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, impegnato in prima persona sul dossier, spiega che il compromesso di Palazzo Chigi «è solo il primo passo», dicendosi certo che alle Camere «si possa trovare la maggioranza per migliorare il provvedimento». Gli fa eco da Fi il coordinatore Antonio Tajani: «Non basta. Faremo di più». «Noi voteremo contro», ribatte dal Pd l’ex viceministro al Mef Antonio Misiani.

I numeri reali in gioco aiutano a dare un valore a queste posizioni.

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Raggio d’azione limitato

Primo: il falò acceso dal decreto di venerdì brucia 16 milioni di cartelle 2000-2010, con la loro imposta non pagata, gli interessi e le sanzioni, contro i 61 milioni che sarebbero state cancellate dallo stralcio generalizzato fino al 2015 presente nelle bozze del decreto fino allo scontro che ha preceduto il consiglio dei ministri. In pratica, la revisione di Palazzo Chigi esclude dalla sanatoria il 74% delle cartelle che sarebbero state azzerate dalla prima ipotesi. Ad alleggerire decisamente il conto è il taglio dei tempi, che accorcia di cinque anni il raggio d’azione del condono.

Il limite di reddito

Il secondo limite, che evita la sanatoria per i contribuenti con un reddito 2019 superiore a 30mila euro, ha invece un effetto più retorico che pratico. L’idea è quella di non aprire le porte del condono ai «più abbienti». Ma è ben noto che quella dell’Irpef è una fotografia sgranata e distorta. La piramide dei redditi ufficiali in Italia è decisamente schiacciata verso il basso: e le simulazioni condotte dall’amministrazione finanziaria su un maxi-campione da 3 milioni di persone con vecchi debiti iscritti a ruolo mostra che il limite di reddito finisce per tagliare fuori solo il 17% dei contribuenti potenzialmente interessati. In pratica, dei 3 milioni del campione analizzato dall’agenzia delle Entrate, 2,49 milioni potranno salutare per sempre la loro vecchia pendenza. I numeri reali dell’operazione complessiva sono ovviamente più alti.

Incassi interrotti

Il riferimento a un arco temporale antico dà l’idea che la sanatoria riguardi solo debiti archeologici, di fatto ormai impossibili da recuperare per le casse dello Stato, dell’Inps o degli enti territoriali. Ma è un’idea sbagliata. Perché i tempi della macchina fiscale italiana sono spesso biblici, e in questo contesto il 2010 è un anno ancora di stretta attualità. La relazione tecnica stima i costi per il bilancio pubblico escludendo ovviamente la quota di crediti diventati di fatto inesigibili perché collegati a imprese fallite, soggetti defunti e così via. Ma dei 666 milioni calcolati dal Mef, 451 milioni (quindi il 68% del totale) sono collegati a pratiche che avevano aderito a rottamazione ter e saldo e stralcio, ed erano quindi in corso di riscossione. Incassi che si interrompono bruscamente ora grazie al condono.

Il calendario della sanatoria

Il calendario della sanatoria è scritto sulla base degli affidamenti dei ruoli all’agente nazionale della riscossione. Questo comporta che nel fuoco possono finire anche cartelle notificate dopo il 31 dicembre 2010, a patto che l’affidamento sia avvenuto entro quella data. Insanabili restano solo multe e sanzioni per condanne penali, danni erariali e i recuperi di aiuti di Stato. Nel calderone dovrebbero finire invece anche debiti superiori a 5mila euro, ma divisi in più ruoli: come accade a chi viene colto a non aver pagato più imposte contemporaneamente. Per definire puntualmente questi aspetti servirà il decreto attuativo. Nell’attesa i candidati al condono sfrutteranno lo stop alla riscossione, anche oltre il termine generale del 30 aprile.

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