LA DICHIARAZIONE INTEGRATIVA

Condono, il doppio scudo su case e conti all’estero che ha provocato lo scontro Lega-M5S

di M. Mobili e G. Parente


Condono, ecco tutte le possibilità previste dal decreto fiscale

2' di lettura

Quattro lettere per una e cinque per l’altra, che sommate fanno nove. Un numero che sta caratterizzando l’edizione 2018 del condono fiscale, proprio come nel 2002 con il condono tombale di Tremonti. In entrambi i casi l’articolo 9 fissa le regole per chiudere i conti con il Fisco con lo sconto sulle imposte. E proprio le due imposte su case (Ivie, appunto quattro lettere) e conti (Ivafe, cinque lettere) detenuti all’estero hanno riacceso i contrasti all’interno della maggioranza. Il vicepremier Luigi Di Maio nel corso della trasmissione «Porta a porta» ha mostrato la bozza del decreto fiscale e in particolare il tratto di penna che punta ad escludere dal condono le due imposte relative ai patrimoni oltreconfine. Nessuno «scudo fiscale per i capitali all’estero» secondo il leader pentastellato.

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L’oggetto della discordia
In realtà, si tratta di due mini-patrimoniali per chi ha beni immobili e mobili all’estero che erano state introdotte in piena tempesta dello spread dal Governo Monti per allineare i prelievi che venivano reintrodotti in Italia (l’Imu) e su conti e altre forme di risparmio (bollo del 2 per mille). Però per come è delineata la norma nelle bozze di decreto non sarebbe una sanatoria ex novo e quindi una totale emersione di nuovi patrimoni, ma al massimo la rettifica di quelli già dichiarati al Fisco nel quadro RW.

Del resto, l’impostazione data dal Consiglio dei ministri è stata quella di escludere dal perimetro del condono chi non ha proprio presentato la dichiarazione dei redditi per gli anni 2013-2016 nei casi in cui vi era obbligato.

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L’esclusione esplicita

Ma non è tutto. La stessa bozza di decreto sanziona addirittura con la reclusione da un anno e mezzo a sei anni per chi dichiara il falso nell’integrativa ma anche per «chiunque fraudolentemente si avvale della procedura» per «far emergere attività finanziarie e patrimoniali o denaro contante o valori al portatore provenienti da reati diversi» da quelli tributari per cui scatterebbe la copertura penale, ossia dichiarazione infedele e omessi versamenti di Iva e ritenute certificate.

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