verso la manovra

Condono, quando la politica “perdona” i contribuenti ma non lo dice

di Mauro Meazza

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2' di lettura

«Pace fiscale», in effetti, ci mancava: nella lunga serie di sinonimi e formule italiane e straniere utilizzate dagli anni Settanta a oggi per definire gli sconti ai contribuenti inadempienti, la dizione scelta per il prossimo intervento è un’innovazione.

Abbiamo avuto il «condono tombale» e quello «generale», le «sanatorie», le «definizioni anticipate», sia delle liti potenziali» sia «delle liti pendenti», le «rottamazioni», il «concordato per gli anni pregressi» declinato anche come «concordato di massa per gli anni pregressi», le «integrative», chissà perché «semplici». Poi vanno aggiunti gli «scudi» (tre edizioni) e le «voluntary disclosures» (due edizioni). E chiediamo scusa ai termini dimenticati.

Una ricchezza dannunziana, per dire comunque «pochi, maledetti e subito». Mentre si mette a punto la strategia finale, vincente e inaffondabile per il contrasto all’evasione - ci lavoriamo solo dal 1973, anno del primo condono, abbiate un po’ di pazienza - le urgenze dei conti pubblici e la difficoltà di recupero del dovuto portano a preferire una qualche forma di indulgenza. Un «condono», insomma, che stando al dizionario è una forma di annullamento totale o parziale di una pena o di un debito. «Appena il soldo in cassa ribalta, l’anima via dal purgatorio salta», fu il fortunato slogan per la concessione dell’indulgenza plenaria nel ’500: per le cose più fiscali e terrene, la promessa del Paradiso è spesso stata l’arrivo di una stagione nuova, di una grande ed epocale riforma, di una rivoluzione nei rapporti tra cittadini e amministrazione finanziaria.

Le cronache, purtroppo, raccontano un’evoluzione diversa: tra il 1977 e il 2002 - riferiva la Corte dei Conti nel 2012, citata dal Sole 24 Ore del 12 ottobre - i perdoni fiscali hanno coperto 21 annualità su 26. E dal 2002 a oggi altre “assoluzioni” hanno allungato l’elenco. Cinicamente, dovremmo ammettere che lo stato normale dei rapporti con il fisco è quello dei “perdoni”, mentre l’assenza di condoni e affini è un’eccezione, quasi un’alterazione della normalità. Perché ci sono evasori per scelta ma anche evasori per necessità, perché le norme non sono chiare, perché ci sono crediti inesigibili (Npl) anche per la riscossione, perché serve un extragettito... un motivo, anche valido, si trova sempre per fare un po’ di sconti. E, come ammonivano Albano e Romina, «abbassare la luce per fare pace, è la felicità».

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