Scenari

Confagricoltura: con il Green Deal rischio calo produzione agricola del 15% e prezzi in rialzo

Allarme lanciato sulla base di una relazione dell’organismo di consulenze scientifiche indipendenti a supporto del processo decisionale di Bruxelles

di Emiliano Sgambato

2' di lettura

Le nuove strategie per la biodiversità proposte dalla Commissione Ue porteranno ad un calo della produzione agricola tra il 5% e il 15% rispetto ai livelli attuali, con i tagli più incisivi sugli allevamenti e ad un aumento dei prezzi per i consumatori di circa il 10%.

A lanciare l’allarme è la Confagricoltura, sulla base della relazione tecnica del Centro comune di ricerca, organismo di consulenze scientifiche indipendenti a supporto del processo decisionale di Bruxelles, rilanciata da Copa-Cogeca, il coordinamento delle organizzazioni agricole e cooperative degli Stati dell’Unione.

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La riduzione delle produzioni, denuncia Confagri, comporterebbe una contrazione delle esportazioni di cereali, carni suine e avicole, nonché un peggioramento del deficit commerciale dell’Ue per semi oleosi, ortofrutticoli, carni bovine, ovine e caprine.

Insieme agli agricoltori, sarebbero colpiti i portafogli dei consumatori, a causa di una sostanziale maggiore dipendenza dalle importazioni dai paesi terzi. Inoltre, secondo gli studiosi, non si avrebbero gli attesi benefici per l’ambiente, perché oltre la metà della riduzione di gas a effetto serra prevista dalle misure europee verrebbe sostituita da rialzi equivalenti delle emissioni dei paesi terzi, che aumenteranno le loro esportazioni per coprire il fabbisogno alimentare dei cittadini dell’Unione.

«La Commissione non può restare in silenzio», ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e vicepresidente del Copa, secondo il quale è indispensabile un’immediata presa di posizione ufficiale, ricordando che gli agricoltori sono pronti a fare la propria parte per la sostenibilità ambientale. «Gli agricoltori sono pronti a fare la propria parte per la sostenibilità ambientale, anche perché, come dimostrano gli eventi degli ultimi tempi, il cambiamento climatico impatta pesantemente sui raccolti e sulle strutture aziendali. Ma quando sono in ballo questioni che riguardano la sostenibilità ambientale ed i redditi di consumatori e agricoltori non si può procedere al buio e senza il necessario rigore scientifico», conclude Giansanti.

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