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Confagricoltura: «Innovare per superare dazi e Brexit»

Il premier Conte ha annunciato il 31 gennaio all'incontro per i cento anni dell'associazione che incontrerà Boris Johnson «per un accordo: zero tariffe, zero quote, zero dumping»

di Giorgio dell'Orefice

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(Afp)

Il premier Conte ha annunciato il 31 gennaio all'incontro per i cento anni dell'associazione che incontrerà Boris Johnson «per un accordo: zero tariffe, zero quote, zero dumping»


4' di lettura

I grandi nodi del presente soprattutto sul fronte internazionale tra Brexit e la minaccia dei dazi Usa ma anche un progetto e una strategia sul futuro che possa poggiare in particolare sul pilastro dell'innovazione. È quanto è emerso il 31 gennaio dall'incontro organizzato a Roma alla Luiss Business School per i 100 anni di storia di Confagricoltura e dal titolo “Identità e futuro”.

«Paradossalmente – ha detto aprendo i lavori il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – vogliamo utilizzare questo importante traguardo anagrafico della nostra associazione non per celebrare il passato ma per guardare al futuro. Ed è per questo che abbiamo voluto inaugurare un vero e proprio laboratorio (che vogliamo diventi un appuntamento annuale) articolato in 12 tavoli tematici nei quali operatori, esperti e soprattutto rappresentanti del mondo dell'università e della ricerca si interrogheranno sul futuro dell'agricoltura».

Politica e diplomazia in campo per dazi Usa e Brexit
Un appuntamento al quale non ha voluto mancare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che ha parlato soprattutto dei grandi temi internazionali a cominciare dalla minaccia dei dazi Usa. «Abbiamo rappresentato agli amici americani – ha spiegato il premier Conte – che i nostri tradizionali rapporti meritano una testimonianza di attenzione e confidiamo di poter scongiurare un aumento dei dazi che ci farebbe molto male. Ai nostri partner abbiamo ricordato che l'Italia ha già sofferto per i dazi imposti come conseguenza della disputa Airbus-Boeing, una vicenda che peraltro non ci riguardava direttamente. Continuiamo ad avere fiducia nelle armi della politica e della diplomazia».

Ma un tema di grande attualità internazionale è anche la Brexit con il Regno Unito, quarto mercato per il made in Italy agroalimentare con un controvalore di 3 miliardi di euro, che proprio il 31 gennaio è formalmente uscito dall'Unione europea. «Il 4 febbraio a Londra vedrò il premier Boris Johnson – ha aggiunto Conte -. Con il Regno Unito abbiamo bisogno di un accordo commerciale, zero tariffe, zero quote, zero dumping: non sarà facilissimo, i britannici sono molto agguerriti. Dobbiamo trovare un equilibrio tra l'esigenza di tutela delle nostre produzioni da eventuali intese che Londra stipulerà con Paesi terzi».

E poi c’è anche il tema dei rapporti all’interno dell’Unione europea dai quali possono venire altre minacce in particolare sul fronte della prossima riforma della Politica agricola comune. «Una riforma che dovrà cambiare marcia rispetto al passato – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura, Giansanti – e non soltanto per il maggior peso che avranno i temi ambientali. Dovrà essere una riforma che torni a parlare alle imprese agricole, che dimostri di essere meno politica redistributiva a favore dei paesi dell'Est Europa e torni a essere politica economica in grado di rafforzare la competitività delle nostre aziende».

L’innovazione chiave per il futuro
Ma l’altro tema che sta particolarmente a cuore del presidente di Confagricoltura è poi l’innovazione. «È troppo semplice parlar male dell’agricoltura – ha aggiunto Giansanti –. Troppo spesso sento parlare del caporalato (problema beninteso che va aggredito e risolto) e poco del contributo che l’agricoltura dà e ha dato alla creazione di valore con positivi effetti per l’ambiente. L’agricoltura italiana in questi anni ha saputo produrre molto di più e soprattutto molto meglio con elevati standard di qualità e sicurezza. Veri e propri primati del made in Italy che spesso si dimenticano. Primati raggiunti grazie all’innovazione ed è proprio per questo che sull'innovazione dobbiamo puntare per lo sviluppo futuro del nostro settore».

Il contributo di Cassa depositi e prestiti e Abi
Un percorso di sviluppo al quale non farà mancare il proprio contributo anche il settore del credito inteso sia come universo bancario che come intervento pubblico. «Nell’ambito delle nuove competenze del nostro gruppo – ha detto l'head of corporate and financial institutions di Cassa depositi e presiti Andrea Nuzzi – e in particolare per quanto riguarda l’innovazione finanziaria siamo sempre meno impegnati nel supporto al debito di grande aziende agroalimentari e sempre più coinvolti in Pmi del settore con interventi che mirano a incentivare la crescita delle aziende in un’ottica di filiera. Abbiamo 83 miliardi di euro da investire nel triennio 2019-21 e nell’ambito della maggiore attenzione al territorio e alle Pmi ci sarà più spazio anche per le aziende dell’agroalimentare».

E una crescente attenzione al settore sta venendo anche dall’universo bancario come confermato dal direttore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Giovanni Sabatini. «Stiamo rivolgendo un’attenzione crescente al mondo agricolo – ha spiegato –. Oggi riguardano l’agricoltura il 5% delle nostre linee di credito, una percentuale superiore al peso dell’agricoltura in termini di valore aggiunto. E questo dipende dal fatto che le imprese agricole nei recenti anni di crisi si sono rivelate meno esposte al rischio rispetto ad altri settori. Aspetto testimoniato anche da una minore incidenza nel settore agricolo di crediti deteriorati rispetto a quanto registrato in altri ambiti dell’economia».

Se la frontiera è quella dell’innovazione, avere dalla propria parte gli investitori pubblici e il mondo del credito può di certo essere di grande aiuto.

LA RAPPRESENTANZA
151.449
Le aziende associate
Sono le imprese agricole assuntrici di manodopera associate a Confagricoltura, la più antica organizzazione di rappresentanza e tutela dell'impresa agricola italiana

223.367
I soggetti autonomi
Sono le imprese agricole “diretto coltivatrici” e i lavoratori autonomi associati

306mila
Altre imprese
Contoterzisti, manutenzione del verde, concedenti a mezzadria e colonia, soccidanti

66%
Quota di maggioranza
I datori di lavoro di Confagricoltura rappresentano circa i due terzi del totale delle imprese del comparto e agricolo assumono oltre 500mila lavoratori per un totale di oltre 40 milioni di giornate di lavoro occupate

33%
La quota di coltivazioni
Confagricoltura “copre” circa un terzo della Sau (superficie agricola utilizzata) nazionale

Per approfondire
Agricoltura, 2019 negativo: in calo produzione, valore aggiunto e addetti

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