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Confartigianato, difficile trovare 635mila (con competenze digitali e green) da assumere

La convention dei Giovani Imprenditori di Confartigianato rilancia «l'allarme gap scuola-lavoro» con un rapporto sui paradossi del mercato del lavoro

di Redazione Scuola

(Miha Creative - stock.adobe.com)

3' di lettura

«Le aziende (dati 2021) hanno difficoltà a trovare 295mila under 30 con competenze digitali e 341mila under 30 con competenze green». La convention dei Giovani Imprenditori di Confartigianato rilancia «l'allarme gap scuola-lavoro» con un rapporto sui paradossi del mercato del lavoro: «Le imprese italiane faticano a trovare il 52% della necessaria manodopera qualificata. Nel frattempo (dati 2020) 1,1 milione di giovani under 35 non studia e non cerca occupazione e 40mila giovani tra 25 e 34 anni sono espatriati». E' «urgente cambiare passo nelle politiche giovanili», avverte il presidente dei giovani di Confartigianato, Davide Peli.

La rilevazione

Secondo la rilevazione di Confartigianato «la distanza dei ragazzi italiani dal mondo del lavoro colloca il nostro Paese al primo posto nella Ue per la maggiore percentuale di Neet, pari al 23,1%, sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. La media europea si attesta, invece, al 13,1%. Addirittura, nel 2020, abbiamo toccato il numero più alto nell'ultimo decennio di under 35 inattivi che non studiano e non sono disponibili a lavorare: ben 1.114.000». I «paradossi del mercato del lavoro italiano» sono analizzati da Confartigianato in un rapporto presentato a Roma, alla Convention dei Giovani Imprenditori della confederazione di artigiani e piccole imprese, dal titolo “2022. Tocca a noi”, alla presenza del ministro per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone.

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I dati

«A livello regionale, la percentuale più alta di Neet si riscontra in Sicilia con il 36,3% sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. Seguono la Campania (34,1%), la Calabria (33,5%), la Puglia (30,6%) e il Molise (27,7%). All'altro capo della classifica la Provincia autonoma di Bolzano (13,3%), il Veneto (13,9%), l'Emilia Romagna (15,1%)». Confartgianato avverte che «non brilliamo nemmeno per l'integrazione tra scuola e lavoro: siamo infatti al ventiduesimo posto in Europa per la quota di occupati under 30 impegnati in percorsi formativi, con appena il 5,2% dei giovani di questa fascia di età, mentre in Europa si arriva ad una media del 15,2% e in Germania addirittura si sale al 24,4%. Contemporaneamente cresce il fenomeno della fuga all'estero dei nostri giovani; tra il 2016 e il 2020, tra i giovani italiani under 40 laureati, gli espatri superano i ritorni in Italia di 65 mila unità». Il rapporto mette anche in evidenza «la voglia di fare impresa dei giovani italiani che ci fa guadagnare il record positivo di Paese europeo con il maggior numero di imprenditori e lavoratori autonomi under 35: ben 694mila e sono 123.321 le imprese artigiane con a capo un under 35». Ma «i giovani imprenditori, che per reagire alla crisi puntano anche sulla qualità del personale, devono fare i conti con le difficoltà a reperire manodopera specializzata e qualificata soprattutto tra i loro coetanei».

Cambiare passo

«Vogliamo un'Italia a misura di giovani e di piccola impresa - commenta il presidente di Confartigianato Marco Granelli - con riforme che liberino energie e talenti, accrescano le competenze, migliorino l'efficienza dei servizi pubblici, eliminino ostacoli e oneri fiscali e burocratici. Solo investendo sulle nuove generazioni e sulla loro formazione possiamo garantire futuro al made in Italy». «Il nostro rapporto - dice Davide Peli, presidente dei Giovani imprenditori di Confartigianato - mette in luce l'urgenza di cambiare passo nelle politiche giovanili. Il futuro è già oggi. Quindi servono interventi immediati per ridurre il gap tra scuola, sistema della formazione e mondo del lavoro, investimenti per favorire il passaggio generazionale nelle imprese, sostegni per i giovani che si mettono in proprio soprattutto sul fronte dell'innovazione, della ricerca e dell'internazionalizzazione».

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