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Confermata VicenzaOro a settembre, prova generale per le fiere in sicurezza

La macchina organizzativa è al lavoro per organizzare il salone, punto di riferimento per un settore che esporta l'85% del fatturato

di Barbara Ganz

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Un banco di prova per un “safe business” ai tempi del Coronavirus. Dopo la conferma di Vicenza Oro September - dal 5 al 9 del mese - la macchina organizzativa è già al lavoro: «Teniamo un filo diretto settimanalmente con gli espositori per i quali l’evento rappresenta una concreta occasione di ripartenza - spiega Patrizia Cecchi, direttore fiere direttore fiere Italia per Ieg (Italian Exhibition Group) -. Lavoriamo anche sulle innegabili difficoltà; sul fronte sicurezza stiamo considerando ogni fattore, dal distanziamento agli orari, dagli spazi ai dispositivi di protezione, perché la visita in fiera sia totalmente priva di rischi. L’altro fronte è quello delle opportunità offerte dal digitale che intendiamo ampliare: ogni contenuto sarà riversato in streaming, e la piattaforma che fa da catalogo delle imprese si sta attrezzando per ospitare anche video e altre informazioni. Per chi non potrà esserci fisicamente, la strada sarà quella degli incontri mirati con gli espositori per via telematica. Da qui a settembre metteremo a punto nuovi format che potranno servire anche per le altre manifestazioni: non indietreggiamo su nulla».

Già adesso, in attesa di scoprire programma e novità della nuova edizione, è possibile rivedere da casa i seminari e i talk della prima edizione di VO Vintage, l’appuntamento riservato agli appassionati di orologeria e gioielleria vintage di pregio. «Siamo ancora qui, più forti di prima», è il messaggio di Licia Mattioli, vicepresidente Confindustria per l’internazionalizzazione, che ha sottolineato la conferma dell’evento vicentino «per ripartire da quello che sappiamo fare meglio: fare cose belle e farle bene coniugando l’alto artigianato con l’industria e posizionandoci nella nicchia di alta qualità e valore che ci viene riconosciuta da tutto il mondo».

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Formalmente ferme in attesa della fine del lockdown, ma di fatto operative sui progetti e nuove collezioni, è il messaggio che arriva da Federorafi sulla situazione del settore: «Anche se la produzione è bloccata, il segnale è di grande preparazione alla Fase 2 - dice Ivana Ciabatti, presidente Confindustria Federorafi -. Ora è cruciale il messaggio che mandiamo ai nostri clienti, considerando che il settore esporta una quota dell’85%: per settimane abbiamo ricevuto telefonate di condoglianze per la situazione italiana, ora occorre far capire che ci siamo».

Il settore vale 7.500 imprese e oltre 31mila addetti: le prime anticipazioni riguardanti l’export al 31 dicembre 2019 segnano un incremento del +6,9% rispetto al 2018: l’epidemia ha drasticamente cambiato lo scenario. Talvolta è stato perfino chiarire che il prodotto italiano non presentava pericoli dal punto di vista della trasmissione della malattia Covid-19, ricorda Ciabatti: e se verrà confermata Vicenza Oro a settembre - tradizionalmente l’evento al quale si guarda per gli acquisti delle feste natalizie - sarà una buona notizia, ma «occorre pensare anche a chi fisicamente non potrà essere presente: stiamo studiando - precisa - un possibile ruolo delle nostre ambasciate all’estero per offrire ai buyer una esperienza di lifestyle italiano, garantendo loro un collegamento telematico con le aziende in Italia. Comprare un gioiello, per il consumatore finale, è una questione di emozione e richiede la presenza fisica, ma fra buyer e imprese che si conoscono reciprocamente da anni la distanza si può superare».

Intanto le aziende hanno intensificato anche contatti e collaborazioni per far nascere nuove idee in vista della ripartenza: «Ogni venerdì i 35 soci del Club degli orafi si ritrovano in videoconferenza - dice il presidente Gabriele Aprea, amministratore delegato di Chantecler - Ora va fatta chiarezza su molte cose, a iniziare dalle riaperture dei negozi: solo allora capiremo che panorama abbiamo di fronte, quante cancellazioni del portafoglio ordini, quanti insoluti. Come azienda abbiamo scelto di contattare i clienti offrendo loro di dilazionare i pagamenti: abbiamo sentito la loro riconoscenza e crediamo che questo possa essere un modo per minimizzare i danni per tutti. Se c’è una lezione da trarre in questo periodo è che nessuno può girare la testa dall’altra parte per non vedere le difficoltà altrui».

Trasversale è la richiesta di non lasciare sole le imprese: le spese corrono, come gli affitti dei negozi, e il prezzo dell’oro sta diventando una incognita che potrebbe costringere a rivedere alcune linee di prodotto, anche passando alla formula 9 carati, per evitare una erosione dei margini non più sostenibile: «Ogni previsione di caduta dei ricavi va aggiornata di settimana in settimana - continua Aprea -. Ora stimiamo un -30% ma lo scenario è in evoluzione. Credo sia possibile approfittare di questo periodo per cercare al proprio interno riorganizzazioni e maggiore efficienza, in modo da ottimizzare la gestione aziendale e poter reggere l’impatto di questa crisi, e al tempo stesso avere una maggiore capacità di ripresa».

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