credito e sviluppo

«Confidi più forti per aiutare le piccole imprese a crescere»

di Nicoletta Picchio

(Fotolia)

3' di lettura

Rafforzare il sistema dei Confidi, con una riforma strutturale. Per superare gli effetti negativi della crisi e accelerare quel processo di integrazione avviato in passato e frenato dalla situazione congiunturale. Con una nuova mentalità: considerare il Confidi una vera e propria azienda. Sono gli obiettivi su cui si è messo al lavoro Rosario Caputo, neo presidente di Federconfidi, la Federazione dei confidi che aderisce a Confindustria. Un mondo che conosce bene, dal momento che dal 2000 è presidente di Ga.Fi, diventato sotto la sua guida, attraverso integrazioni, il più grande confidi del Mezzogiorno, iscritto nell’albo degli intermediari finanziari.

La legge 150 del luglio 2016 sollecita i confidi ad autoriformarsi (mancano ancora i decreti attuativi). Per Caputo sono quattro gli obiettivi da raggiungere: ridefinire il ruolo del sistema dei confidi nella filiera della garanzia; rafforzarne la capacità di sostegno all’accesso al credito delle micro imprese e delle pmi; semplificare e razionalizzare gli adempimenti e lo scenario normativo di riferimento; assicurarne la sostenibilità nel tempo. «Andrà ritrovata e disegnata una nuova relazione mutualistica tra i confidi», dice Caputo. Che parte da una constatazione: nei bilanci si legge sempre di più il segno della crisi. «È in atto una contrazione dei portafogli e del numero dei confidi, non solo per effetto delle fusioni». Complessivamente nel 2016 i confidi hanno garantito poco più del 7% dei prestiti alle pmi. L’andamento delle garanzie, con un -5,7% rispetto all’anno precedente, ricalca quella dei prestiti, -5 per cento. Se si guarda alla sola realtà di Federconfidi, (29 confidi di cui 12 intermediari finanziari), i finanziamenti in essere a fine 2016 erano a -7,6% rispetto al 2015, con un calo del 2,2% delle garanzie in essere.

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Se si allarga il raggio a tutto il mondo dei confidi, rappresentato da Assoconfidi (sette Federazioni di tutti i settori economici) i confidi sono 250, con più di 1.200 imprese associate, 30 miliardi di euro di finanziamenti bancari garantiti, circa 12,5 miliardi di garanzie in essere, tutti gli attuali 39 confidi intermediari vigilati.

«Occorre una maggiore patrimonializzazione per consentire ai confidi di operare», dice Caputo, che sollecita nella prossima legge di stabilità un finanziamento pubblico al pari di quello del 2014.

È importante, inoltre, per Caputo realizzare forme di condivisione dei rischi tra i confidi, per essere più forti. È importante, aggiunge, il dialogo avviato con il ministero dello Sviluppo, per un sistema di premialità sulle risorse della legge di stabilità 2014 per quei confidi che assumano quote di garanzia di altri soggetti non più in grado di operare.

Uno spirito di mutualità, sottolinea Caputo, che ha sempre caratterizzato i confidi e consentirebbe di assicurare l’erogazione dei finanziamenti alle imprese.

Altra questione importante, spiega ancora il presidente di Federconfidi, è valorizzare il ruolo dei confidi nel rapporto con le banche, avendo un riscontro oggettivo dell’impatto della garanzia. Inoltre andrebbero eliminate le duplicazioni di attività, semplificando gli adempimenti per i confidi con una riduzione dei costi.

Sempre per rafforzare il sistema è necessaria l’operatività dell’Organismo per i confidi minori, per concretizzare il processo di razionalizzazione sollecitato da tempo, con l’esclusione di quelle strutture che non rispondono alla mission e ai valori dei confidi. «La qualificazione è essenziale – sottolinea Caputo – per rafforzare l’immagine complessiva del sistema privato della garanzia, perché torni ad essere apprezzato dalle banche e dalle istituzioni come sostegno concreto per le imprese minori».

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