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Confindustria Alberghi, appello per la ripartenza di congressi e meeting

Confindustria Alberghi teme il blocco delle attività congressuali chiedendo che il punto venga affrontato con urgenza

di Enrico Netti

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Maggiore attenzione al comparto Mice, all’industria dei congressi e incentive. A chiederla Confindustria Alberghi che teme il blocco delle attività congressuali chiedendo che il punto venga affrontato con urgenza. «Accogliamo favorevolmente il piano di programmazione messo in atto dalle istituzioni che lentamente ci porterà ad una condizione effettiva di ripartenza - dice Maria Carmela Colaiacovo, presidente Confindustria Alberghi che avverte -. Un segnale positivo da parte del Governo che purtroppo sembra aver dimenticato quel segmento del mercato legato all’organizzazione di eventi e convegni. Le linee guida vigenti anziché andare incontro alle esigenze degli operatori rischiano di creare uno stato di caos tale da bloccare completamente l’attività».

Il settore valeva 20 miliardi prima della pandemia

Un rischio pesante perché il comparto Mice, acronimo di Meeting, incentive, congressi ed exhibitions, prima della pandemia valeva oltre 20 miliardi che diventano circa 65 miliardi con l’indotto coinvolgendo oltre 13mila aziende e più di 560mila lavoratori. Ora le nuove regole prevedono che le strutture alberghiere debbano confrontarsi con gli organizzatori dell’evento e le autorità sanitarie (la Asl di competenza ndr) per determinare il numero massimo dei partecipanti. In altre parole lasciando un’ampio spazio alla discrezionalità che nulla ha di scientifico. Come se non bastasse si andrebbe ad aprire, per ogni evento, un complesso iter burocratico. Infatti Confindustria Alberghi ricorda che tutti gli spazi utilizzati sono autorizzati per legge a una capienza massima legata al tipo di manifestazione che svolgono.

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Colaiacovo: «Le strutture non possono soffrire ancora»

«Le strutture alberghiere operanti sul mercato del Mice non possono soffrire ulteriormente a causa di un’ordinanza che, di fatto, rischia di mantenere bloccate le attività - spiega la presidente -. È necessario vengano individuati criteri chiari e oggettivi di valutazione per consentire la riapertura del settore». Il concreto rischio è di una ritardata partenza del settore che nel passato godeva di un’ottimo stato di salute. Nel 2019, secondo i dati di Federcongressi&eventi, si svolsero oltre 431mila eventi con 29,1 milioni di partecipanti con una durata complessiva pari a più di 613mila giornate. Il rischio è che una ripartenza difficile spinga le aziende che organizzano eventi internazionali a scegliere altri paesi. Nella sola Roma in un anno si organizzavano più di 100 grandi eventi internazionali mentre ora ha un terzo degli hotel chiuso o a rischio chiusura.

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