CONSIGLIO GENERALE

Confindustria, varata la squadra di presidenza. Bonomi: caos misure fase 2, incerte e contraddittorie

Dieci vicepresidenti elettivi e tre di diritto

Confindustria, ecco la squadra di Carlo Bonomi

Dieci vicepresidenti elettivi e tre di diritto


3' di lettura

Il Consiglio Generale di Confindustria, su proposta del presidente designato Carlo Bonomi, ha approvato oggi la squadra di presidenza per il quadriennio 2020-2024.

Dieci vicepresidenti elettivi
Della squadra fanno parte dieci vicepresidenti elettivi: Barbara Beltrame, con delega all'internazionalizzazione; Giovanni Brugnoli, con delega al Capitale umano; Francesco De Santis, con delega alla Ricerca e Sviluppo; Luigi Gubitosi, con delega al Digitale; Alberto Marenghi, con delega all'Organizzazione, allo Sviluppo e al Marketing Associativo; Maurizio Marchesini, con delega alle Filiere e alle Medie Imprese; Natale Mazzuca, con delega all'Economia del Mare e al Mezzogiorno; Emanuele Orsini, con delega al Credito, alla Finanza e al Fisco; Maria Cristina Piovesana, con delega ad Ambiente e Sostenibilità; Maurizio Stirpe, con delega al Lavoro e alle Relazioni Industriali.

Tre vicepresidenti di diritto
A questi componenti si aggiungono i 3 vicepresidenti di diritto: Carlo Robiglio, presidente della Piccola Industria; Alessio Rossi, presidente dei Giovani Imprenditori; Vito Grassi, presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali.

Bonomi: lavoriamo per un piano Italia 2030-2050
«Le scelte che ci attendono sono da togliere il respiro. Chiedono una dedizione integrale e il meglio delle risorse intellettuali e morali». Con queste parole Bonomi si è rivolto agli industriali riuniti a porte chiuse per il Consiglio Generale di viale dell’Astronomia. «Per questo - ha continuato - dobbiamo metterci rapidamente al lavoro perché entro l’estate sia pronto un grande piano Italia 2030-2050. Un grande libro bianco di medio periodo degli obiettivi dell’industria e della crescita dell’Italia».

Caos misure fase 2, incerte e contraddittorie
Per quanto riguarda la fase due di gestione dell’emergenza coronavirus, il presidente designato di Confindustria ha spiegato che «stiamo andando verso una riapertura delle attività economiche purtroppo caratterizzata da un caotico susseguirsi di misure incerte e contraddittorie». «Sono personalmente stupefatto -ha continuato - che nel “dpcm riaperture” non ci sia alcun metodo di massa ditracciamento dei contatti finalizzato ad una diagnostica precoce da parte delle sanità regionali». E «l’app immuni non risulta collegata e validata da sanità centrali e regionali». «Non c’è un Paese democratico al mondo che - ha sottolineato ancora Bonomi - va verso il terzo mese di misure restrittive senza aver adottato un preciso metodo di raccolta dati epidemiologici e di concentrazione degli interventi sanitari territoriali. Dobbiamo batterci perché tra pochi giorni sia assicurata la tenuta del trasporto pubblico locale poiché le misure adottate appaiono difficilmente conciliabili con l’intensità dei flussi nelle grandi conurbazioni dove recarsi al lavoro non è possibile massivamente con mezzi privati». E «anche la chiusura persistente delle scuole è un enorme problema che impatta sulla serenità dei nostri collaboratori, sulla conciliazione del lavoro».

Confronto su tempi lavoro in deroga contratti
Bonomi ha inoltre chiesto al Governo di agevolare «quel confronto leale e necessario in ogni impresa per ridefinire dal basso turni, orari di lavoro, numero giorni di lavoro settimanale e di settimane in questo 2020», «da definire in ogni impresa e settore al di là delle norme contrattuali», perché «senza questo sforzo collettivo la ripresa resta sotto ipoteca. Infatti «è impossibile pensare di perdere 8/10%, del pil e che dopo due mesi possa tutto ritornare come disposto dai contratti vigenti».

Almeno 10 o 15 anni per restituzione prestiti a imprese
Resta da capire «se ci saranno trasferimenti a fondo perduto visto che sono state annunciate risorse per 10 miliardi a questo fine per le piccole imprese. Sei anni per restituire i prestiti concessi alle imprese non sono una buona idea: servono almeno 10-15 anni» ha incalzato Bonomi. «Ci aspettavamo uno sblocco immediato dei 35 miliardi disponibili subito per le grandi opere accelerandole in deroga all'iter farraginoso attuale e non abbiamo visto niente. Non c'e' ancora una parola - ha aggiunto - sulla Fase 3. Dobbiamo chiedere al Governo un nostro coinvolgimento diretto sulla necessità che nel nuovo decreto ci siano misure volte a consentire investimenti agevolati delle imprese nel 2020», ha concluso.

Inaccettabile avvio campagna nazionalizzazioni
Dal presidente designato di Confindustria è poi venuto un secco no a una nuova stagione di nazionalizzazioni. «Un conto è chiedere un freno alla corresponsione dei dividendi, altro e del tutto inaccettabile è avviare una campagna di nazionalizzazioni dopo aver indotto le imprese ad iperindebitarsi» ha detto Bonomi, per il quale «la tentazione di una nuova stagione di nazionalizzazioni è errata nei presupposti e assai rischiosa nelle conseguenze, sottraendo risorse preziose alle aziende per soli fini elettorali».

Per approfondire:
Confindustria, Carlo Bonomi è il presidente designato
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