L’audizione in Parlamento

Confindustria: bene il Dl sostegni ma non affronta l’emergenza liquidità

La Dg Mariotti:nel decreto sui ristori ci sono “novità positive” rispetto ai precedenti decreti legge (come il superamento dei codici Ateco e l'innalzamento della soglia di accesso da 5 a 10 milioni di fatturato) ma il sistema rimane ancora non “mirato” a sostenere le imprese che hanno subito le maggiori perdite

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(IMAGOECONOMICA)

I punti chiave

  • Bene il superamento dei codici Ateco
  • L’assenza di misure a sostegno della liquidità
  • Lavoro, serve maggiore flessibilità in entrata

3' di lettura

Il decreto legge sostegni fa “registrare alcune innovazioni apprezzabili, ma ha un perimetro d'azione limitato (nonostante le ingenti risorse impiegate). In questo senso, va affrontata prima possibile la ‘emergenza liquidità'”. Lo ha rilevato Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, ascoltata dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul Dl sostegni, sottolineando che “le misure a sostegno della liquidità e per il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese sono assenti dal Dl”. Altro aspetto rimarcato dal Dg di Confindustria è il passaggio, per i ristori, ad un “criterio basato sui costi fissi”: un criterio “sperimentato in Germania sin dall'estate scorsa” che “sosterrebbe maggiormente le imprese ad alta intensità di occupazione e che investono di più in beni materiali e immateriali”.

Bene il superamento dei codici Ateco

Nel Dl sostegni sui ristori ci sono “novità positive” rispetto ai precedenti decreti legge (come il superamento dei codici Ateco e l'innalzamento della soglia di accesso da 5 a 10 milioni di fatturato) “ma il sistema rimane ancora non ‘mirato' a sostenere le imprese che hanno subito le maggiori perdite e che hanno più impatti occupazionali. Occorre – rileva Confindustria - adottare un meccanismo che, per una platea ampia di imprese beneficiarie e con meccanismi di verifica semplici e automatici, offra copertura (parziale) ai costi sostenuti per voci come i canoni di locazione e di leasing, i costi di finanziamento, i tributi locali e le utenze, in proporzione alle perdite di fatturato.

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L’assenza di misure a sostegno della liquidità

Tornando all'assenza di misure a sostegno della liquidità e per il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese questo avviene “a dispetto del massiccio ricorso a prestiti bancari, aumentati per effetto degli oltre 175 miliardi di finanziamenti garantiti col Dl Liquidità. Questa dinamica – si aggiunge - ha garantito la tenuta al sistema produttivo nell'emergenza, ma ha avuto l'effetto di erodere i mezzi propri: il risultato è che, per ripagare questo debito, occorreranno più del doppio degli anni di cash flow necessari prima della crisi (da 2,2 anni nel 2019, a 5,4 nel 2021), a danno degli investimenti produttivi. Nell'immediato, vanno allentate le tensioni finanziarie delle imprese, con quattro misure: modificare le regole in materia di Iva sui corrispettivi non incassati; favorire un più ampio ricorso alla compensazione dei crediti e debiti fiscali; prolungare la moratoria dei debiti delle Pmi, scongiurando il rischio di riclassificazione non performing delle esposizioni sospese; allungare i tempi di restituzione dei finanziamenti garantiti da sei anni a non meno di quindici (modificando il Temporary Framework sugli aiuti di stato). Nel medio periodo, la priorità è la crescita dimensionale e il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, anche attraverso incentivi alla loro patrimonializzazione”.

Lavoro, serve maggiore flessibilità in entrata

Sul mercato del lavoro, “dai dati Istat emerge che nell'anno della pandemia abbiamo perso 945 mila occupati, un calo senza precedenti. I più colpiti sono stati i giovani e i dipendenti a termine. Proprio per questo, considerato anche il perdurante blocco dei licenziamenti, occorre garantire maggiore flessibilità in entrata, affiancando a quanto già previsto dal Dl su rinnovi e proroghe dei contratti a termine un intervento sulle causali, che includa anche quelle individuate dalla contrattazione collettiva, anche aziendale”. E' la posizione espressa da Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, ascoltata dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul Dl sostegni. “Occorre poi – ha aggiunto - superare l'impostazione emergenziale dei recenti provvedimenti, a partire da una chiara indicazione delle tappe della riforma degli ammortizzatori sociali, passando per misure in grado di supportare i processi di ristrutturazione aziendale, attraverso il rafforzamento del contratto di espansione”.

Necessaria la proroga dello stato di emergenza

Due “temi ordinamentali urgenti” sono stati posti da Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria: “il differimento di un anno delle procedure di allerta previste dal Codice della crisi (viste anche le stime allarmanti della Banca d'Italia sui numeri di imprese coinvolte) e la necessaria proroga (scade il 30 aprile), fino alla fine dello stato di emergenza, della misura sul lavoro agile 'emergenziale'”.

Il Pil sarà debole anche nel secondo trimestre

“Nel complesso, il quadro economico rimane problematico. I dati del primo trimestre registrano sì la tenuta dell'industria, ma anche la ‘caduta'nei servizi. Considerate le ulteriori restrizioni adottate e l'andamento (lento) della campagna vaccinale, il Pil sarà debole anche nel secondo trimestre”. Lo ha rilevato il direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, ascoltata dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul Dl sostegni, affermando che ci sono “due priorità davanti a noi”. La prima è quella di “accelerare la campagna vaccinale. Su questo - rileva Confindustria - abbiamo dimostrato che le imprese sono pronte a fare la loro parte, ma per traguardare le 500 mila dosi giornaliere occorrono disponibilità adeguate”. La seconda è di “proseguire nella politica di ‘sostegno'”, con gli “opportuni adattamenti”, come quella sui “costi fissi” e “ampliamenti” sugli aspetti di “liquidità e patrimonializzazione”.

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