Emergenza coronavirus

Confindustria-Cerved: rischio default per il 40% dei ristoranti e un terzo degli alberghi

Rapporto sulle Pmi: i due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni a rischio default nei prossimi 12 mesi

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3' di lettura

Il sistema delle Pmi (Piccole e medie imprese) ha complessivamente tenuto di fronte alla crisi senza precedenti per l’economia italiana causata dal Covid anche grazie agli aiuti messi in campo dal Governo. Ma nei settori più colpiti dalla pandemia gli effetti sono molto più intensi: due terzi delle società che organizzano fiere e convegni sono a rischio di default nei prossimi dodici mesi e il 40% dei ristoranti è ad alta probabilità di fallimento.

È quanto emerge dal Rapporto regionale Pmi 2021 realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nel quale si propone una policy dedicata alla ripresa e alla resilienza delle Pmi sfruttando le risorse delle politica di coesione europee e nazionali. In base alle stime, i posti di lavoro che potrebbero essere persi alla fine del 2021 rispetto a dicembre 2019, ammontano a 1,3 milioni.

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L’impatto del Covid

Un numero molto consistente di Pmi (28mila, pari al 17,9%) ha subito nel 2020 un calo dei ricavi superiore al 20%. Un terzo delle società analizzate (53mila) ha fatto registrare un calo dei ricavi più basso, ma comunque significativo (tra -10% e -20%). Circa 63mila PMI hanno contratto le vendite con tassi a una cifra. Solo per le restanti 14mila società (9,0%) si stima un fatturato in crescita o sui livelli del 2019. In media, il fatturato delle Pmi è atteso in calo del 10,6% tra 2019 e 2020.

A causa di una specializzazione produttiva caratterizzata da una maggiore esposizione allo shock Covid, gli effetti della pandemia risultano più severi tra le Pmi del Centro Italia, con un calo dei ricavi pari all’11,6%.


Rischio default

La temporanea sospensione dell’operatività dei tribunali e l’improcedibilità dei fallimenti hanno condizionato l’andamento dei fallimenti che nel 2020 sono crollati del 32,2%. Ma aAl termine di questo stato di “sospensione” dell'economia, è molto probabile un forte aumento delle insolvenze: in base al Cerved Group Score (un indicatore di rischio creditizio usato dalle banche), la quota di PMI rischiose (con un'alta probabilità di default a dodici mesi) è prevista in aumento dal 9,2% al 14,7%.

Nel Mezzogiorno questa percentuale sale al 20,8% (dal 13% pre-Covid). In particolare, la presenza di Pmi con un concreto rischio di default nei prossimi dodici mesi supera i due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni, con percentuali ovunque superiori al 65%. Il 40% dei ristoranti è ad alta probabilità di fallimento. Risultano rischiosi un terzo degli alberghi, con grandi differenze tra il Nord-Est (20,7%) e le altre aree, con un massimo del 46,6% nel Mezzogiorno.

Mancati pagamenti

Una situazione ch si ritrova anche nei mancati pagamenti: nei settori in cui si stima una forte caduta dei ricavi la voce è passata dal 31% di fine 2019 al 44% di fine 2020, con picchi oltre il 50% nel Centro e nel Mezzogiorno.

I dati relativi ai settori più colpiti della pandemia evidenziano situazioni di forte criticità, ad esempio tra le Pmi che organizzano fiere e convegni (70% di mancati pagamenti con punte del 93% nel Mezzogiorno), nell'intrattenimento (64%, con un massimo del 72% nel Mezzogiorno), tra gli alberghi (58%, con il 69% nel Sud).

La quota di Pmi rischiose sale al 28% nei settori maggiormente colpiti dal Covid (il doppio rispetto alla media nazionale), con quote pari al 36,5% nel Mezzogiorno, al 29,4% nel Centro, al 26,9% nel Nord-Ovest e al 20% nel Nord-Est.

Andamenti regionali

L’analisi degli andamenti regionali indica impatti del Covid meno intensi nel breve periodo nelle regioni meridionali, grazie a una specializzazione produttiva più concentrata su settori come l'agroalimentare, che sono stati meno interessati dalle misure di lockdown e di contenimento del virus.

Tuttavia, a causa di una struttura produttiva più fragile, le conseguenze nel medio termine potrebbero essere più significative proprio nel Mezzogiorno. Tra le singole regioni, Sardegna e Lazio sembrano quelle più penalizzate, perché combinano un'elevata presenza di PMI nei settori maggiormente colpiti dal Covid e una struttura del tessuto imprenditoriale già molto fragile.

Una policy per le Pmi

Nel rapporto vengono sollecitate azioni e strumenti che possano aiutare le PMI ad intraprendere un sentiero di innovazione e di crescita, ad esempio mettendo a sistema le numerose esperienze e strumenti, di natura fiscale e finanziaria, che a livello nazionale e regionale sostengano la crescita dimensionale, l'aggregazione e la collaborazione tra imprese.

«Gli spazi e le risorse finanziarie per sostenere una policy dedicata alla ripresa e alla resilienza delle PMI - viene sottolineato - sono ampiamente reperibili oltre PNRR, in particolare nella politica di coesione, europea e nazionale, da avviare proprio nel corso di questo 2021».

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