Industria

Confindustria Digitale: «Sulla base del piano Colao più riforme nel Pnrr»

Per il presidente Cesare Avenia bisogna partire dalla pubblica amministrazione e velocizzare i processi con leggi snelle e chiare

di Simona Rossitto

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Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale

Per il presidente Cesare Avenia bisogna partire dalla pubblica amministrazione e velocizzare i processi con leggi snelle e chiare


4' di lettura

Partire dalla regina di tutte le riforme, quella della Pa, velocizzare i processi con leggi snelle e chiare («se ogni legge è dotata di centinaia di decreti applicativi, non andiamo da nessuna parte»), dare continuità ai progetti strategici al di là dei cambiamenti di governance e di governi. La ricetta per accelerare la digitalizzazione del Paese è offerta da Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, in vista dell'arrivo delle risorse europee. Col nuovo scenario politico, e Vittorio Colao a capo del ministero dell'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, il piano redatto dall'ex ceo di Vodafone per l'esecutivo precedente «sarà sicuramente di ispirazione; il fatto che sia stato nominato ministro per noi è una bella notizia. Nel nuovo governo - dice a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School - ci sono ministri che hanno competenze tecniche e manageriali di alto livello, speriamo che siano di orientamento anche per gli esponenti politici che hanno una cultura digitale meno approfondita. Inoltre, sulla base di quanto previsto dal piano Colao, immagino che sarà rivisto il Pnrr, correggendo il tiro soprattutto sulle riforme».

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«RImuovere colli di bottiglia che da decenni rallentano il Paese»

La versione di Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) messa a punto dal governo precedente, infatti, «se confermava centralità del digitale trasversalmente a tutte le sei missioni in cui è suddiviso, tuttavia non andava oltre indicazioni di obiettivi di carattere generale su cui si può anche convenire, ma non possiamo nascondere che le condizioni dettate dall'Europa richiedono ben altro dettaglio. D'altronde la bozza non era un documento esaustivo ed era entrata in Parlamento con la crisi politica che già incombeva. Paradossalmente era più avanti la bozza del 28 dicembre dove c'erano schede di dettaglio e soprattutto era descritta la governance. In tutti e due le proposte comunque mancava la spinta decisa sul fronte delle riforme strutturali che è l'elemento chiave della strategia di Next Generation Eu. Si tratta di superare gli storici "colli di bottiglia", che da decenni impediscono al Paese di incamminarsi su un sentiero di convergenza verso i principali competitor e la cui rimozione può dare un forte impulso alla crescita».Tra tutte le riforme, «la regina è quella della Pa. Quando parliamo di un Paese che deve diventare più moderno, in cui si riescono a spendere velocemente i soldi, quando parliamo del Paese che deve riprendere a creare occupazione, la Pa va riformata per essere il motore di questa nuova prospettiva». In questo contesto, e data l'urgenza per realizzare le riforme, la Federazione conferma la sua piena disponibilità a «interloquire e supportare l'esecutivo».

«Necessari almeno 10 mliardi per completare le reti a banda ultra larga»

Un punto cruciale è quello delle risorse. «Come ha sottolineato già Asstel, che nella nostra Federazione rappresenta la filiera delle telecomunicazioni, sono necessari almeno 10 miliardi per completare l'infrastrutturazione del territorio con le reti a banda ultra larga fisse e mobili secondo gli obiettivi delle Giga byte Society di portare 1 Giga a tutti entro il 2025. Noi portiamo avanti la loro stessa battaglia, più volte anche il governo precedente ha concordato nell'affermare che l'infrastruttura digitale deve essere l'asse portante. Nonostante ciò nell'ultimo Pnrr, le risorse per il Bul (piano Banda ultra larga) in termini di fibra e 5G rappresentano una quantità estremamente bassa. Sono convinto che nella stesura finale queste risorse verranno allocate nel Pnrr, altrimenti dovranno essere reperite in altro modo. Non possiamo permettere che si possa determinare in futuro un nuovo digital divide per il Paese. Sappiamo quanto il 5G abiliti la nascita di nuove imprese e la possibilità di valorizzare centri oggi esclusi dallo sviluppo. Nessuno di noi vorrebbe nel 2025 fare i conti con un'Italia che viaggia a due velocità perché non abbiamo portato la banda ultra larga dappertutto. Si parla tanto di divario Sud-Nord, ma anche di divario tra città e borghi o comuni montani: tali differenze sarebbero ampliate».Anche i precedenti esecutivi si sono impegnati a tagliare la burocrazia, con il decreto Semplificazione. Che cosa non ha funzionato? «Ci sono due motivazioni fondamentali: innanzitutto – spiega Avenia - non c'è mai stata continuità nei progetti strategici. Una riforma strutturale ha tempi di implementazione lunghi. Sappiamo quanto è fragile la durata dei governi. E' il continuo stop&go che fa accumulare i ritardi. Pensiamo all'Agenda digitale: nata nel 2012, doveva essere completata entro il 2020, ma a oggi non uno degli obiettivi prefissati in realtà è stato raggiunto. A ogni cambio di maggioranza si cominciava daccapo in termini di governance, attori in campo, modalità scelte per svilupparla».

«Rivedere i processi di legiferazione nel nostro Paese»

Un altro punto di snodo fondamentale per non ricadere nelle lungaggini passate, è «la revisione dei processi di legiferazione nel nostro Paese. Se ogni legge è dotata di centinaia di decreti applicativi, noi non andiamo da nessuna parte. Prendiamo ad esempio il decreto Semplificazioni, di cui abbiamo dato giudizi positivi, purtroppo molti dei tantissimi decreti attuativi attesi non ci sono ancora, e quindi quelle semplificazioni non esistono. In realtà quel decreto è complicatissimo, mentre servono leggi snelle e velocemente implementabili». D'altronde «la pandemia ci ha insegnato che è possibile cambiare in fretta registro. E a chi obietta che non si può andare avanti per decreto, bisogna sottolineare che una cosa è andare avanti con la legislazione d'urgenza su questioni che riguardano la democrazia e la condivisione, altra è usare i decreti per ambiti pratici, come quello della sanità. La ricetta digitale, solo per fare un esempio, è diventata operativa dalla sera alla mattina, dopo anni che la richiedevamo. Anche lo smart working è nato così, e abbiamo salvato l'operatività del Paese abilitando funzioni e applicazioni in stand-by da anni».

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