le AUDIZIONI IN PARLAMENTO sulla manovra

Gualtieri: rinvio tasse per tutte le imprese con perdite. Confindustria: prorogare ed estendere il superbonus al 110% fino al 2022

Per il ministro dell’Economia la crescita economica nel 2021 «potrà risentire di un effetto trascinamento più negativo» dal quarto trimestre 2020. Il dg di viale dell’Astronomia: intervento espansivo ma vengono rinviati gli interventi su crescita e competitività

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Per il ministro dell’Economia la crescita economica nel 2021 «potrà risentire di un effetto trascinamento più negativo» dal quarto trimestre 2020. Il dg di viale dell’Astronomia: intervento espansivo ma vengono rinviati gli interventi su crescita e competitività


5' di lettura

Il governo si appresta a varare grazie allo scostamento da 8 miliardi nuove misure «a partire dal rinvio delle nuove scadenze tributarie per i settori più colpiti con un decreto ristori quater adottato subito dopo il voto del Parlamento» sullo scostamento con l'intenzione di «estendere la misura non solo ai settori delle misure restrittive ma a tutti i settori economici con perdite». Lo ha detto il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri in audizione sulla manovra alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Una manovra espansiva che cerca di far fronte alla crisi scatenata dall’emergenza sanitaria ma che «è debole negli interventi di più lungo periodo sulla crescita e la competitività del sistema industriale» secondo il giudizio di Confindustria, espresso in audizione dalla dg Francesca Mariotti. L’associazione degli industriali, inoltre, definisce «timidi» gli interventi sul fisco della legge di bilancio le cui maggiori criticità si concentrano sul capitolo lavoro. Confindustria, infine, chiede la proroga «almeno al 2022» del superbonus 110% estendendolo «agli edifici adibiti alle attività produttive».

Gualtieri: verso proroga 110%, ma dipende da risorse

«Sono favorevole e sono convinto che ci sarà» una proroga del superbonus al 110%, ma «dev'essere quantificata sulla base di una stima dei costi effettivi» e, anche se sarà «sicuramente» un capitolo del recovery plan, andrà calibrata «anche tenendo conto delle risorse effettivamente disponibili» ha chiarito a tal proposito il ministro dell'Economia. Gualtieri ha ricordato inoltre che con la legge di bilancio arrivano 2,5 miliardi per la sanità che si aggiungono «alle risorse assegnate con i precedenti interventi normativi che già davano 1,2 miliardi nel 2021». Non solo. La crescita economica nel 2021 «potrà risentire di un effetto trascinamento più negativo» dal quarto trimestre 2020, ma dipenderà anche da «tempistica e modalità» del successivo rimbalzo, dagli sviluppi positivi sul fronte dei vaccini e dall'«impulso fornito da ulteriori misure». In ogni caso «il Governo valuterà l'opportunità di modificare le previsioni economiche».

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Manovra «espansiva ma debole sull’industria»

La dg di Confindustria Francesca Mariotti ha parlato di «manovra espansiva che cerca di tenere insieme l’obiettivo del contenimento degli impatti economico-sociali dell'emergenza con quello del rilancio degli investimenti per sostenere la ripresa post pandemica», ma ha avvertito:«Tuttavia, salvo alcune misure positive, gli interventi di più lungo periodo sulla crescita e la competitività del sistema industriale appaiono deboli e le principali scelte sono rinviate al Piano Nazionale di ripresa e resilienza».

In manovra, sottolinea la dg di Confindustria Mariotti «timidi appaiono gli interventi in materia fiscale». Per gli industriali in particolare sono «esigue le risorse destinate a quella che viene definita la riforma dell’Irpef: al netto delle somme stanziate per la riforma sull’assegno universale e degli assegni alla famiglia (5 miliardi di euro), ammontano a circa 3 miliardi di euro nel 2022 e 2 miliardi nel 2023. Per un'imposta che apporta alle casse erariali circa 200 miliardi l’anno, si tratta di un margine di manovra dell’1%». Così viale dell'Astronomia avverte: «Immaginare che con questa dotazione finanziaria si possa provocare uno shock della domanda interna nel Paese appare utopistico anche in considerazione dell'elevatissimo tasso di risparmio che stanno registrando le famiglie italiane; nessun paese europeo sta procedendo in questa direzione. Queste risorse potrebbero forse essere più efficacemente investite in misure di sostegno alla competitività delle imprese e alla crescita economica, a partire dall'azzeramento dell'Irap».

Su lavoro manca un disegno organico per uscire dall’emergenza

Ma è sul capitolo lavoro che Confindustria rileva «le maggiori criticità della manovra». La dg Mariotti lo sottolinea, notando che a giudizio degli industriali «continua a mancare un disegno organico per l’uscita dall’emergenza e il sostegno all'occupazione». Per via dell'Astronomia «bisogna calibrare bene gli interventi per scongiurare il rischio di misure che, nei fatti, finiscano per ritardare o addirittura scoraggiare la riorganizzazione d’impresa su cui già pesa la proroga del blocco e i licenziamenti fino al 31 marzo, che non ha uguali nei Paesi avanzati». La dg di Confindustria sottolinea che «proroga della cassa integrazione e il divieto di licenziamento sono ancora legati a una logica meramente emergenziale e difensiva».

Prorogare ed estendere il super bonus 110%

Per «sostenere la domanda nei settori più colpiti dalla crisi o che avranno un ruolo determinante nei processi di transizione del nostro sistema industriale», Confindustria chiede «la proroga almeno al 2022 del superbonus 110% estendendolo, con gli opportuni aggiustamenti, agli edifici adibiti alle attività produttive». Gli industriali sollecitano anche un «rinnovo degli incentivi all’automotive» come «base per costruire un piano nazionale sulla mobilità sostenibile, che faccia leva, tra le altre cose, sull'adeguamento ambientale dei mezzi di trasporto pubblico e privato».

Landini (Cgil): servono modifiche e miglioramenti

Per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini nella manovra ci sono misure “positive” come la proroga della cig e il blocco dei licenziamenti ma servono «modifiche, integrazioni e miglioramenti». In particolre sul capitolo degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, c’è bisogno di una «vera riforma complessiva affinché ci sia un sistema universale di tutela» e « di estendere la Naspi togliendo il decalage, di fare assunzioni per i centri dell'impiego». Sulla riforma fiscale, Landini ha rimarcato che si tratta di «un elemento centrale» in cui è fondamentale anche «potenziare la lotta all’evsasione. Bisogna avviare un tavolo di confronto sulla riforma complessiva».

Per Landini c’è una «questione di metodo e di confronto» con il governo e con il Parlamento: «Insieme a Cisl e Uil abbiamo scritto a tutti i gruppi parlamentari perché nei prossimi giorni vorremmo poter fare un approfondimento. Non ragioniamo solo di legge di Bilancio, siamo in una situazione straordinaria» e quindi il punto è «come si progetta il futuro del nostro Paese. È necessario avviare un confronto costante e preventivo, prima che vengano prese le decisioni».

Cisl: 500 milioni per politiche attive non bastano

Per la Cisl è «assolutamente insufficiente il fondo per le politiche attive» di 500 milioni, previsto in manovra. In audizione il segretario generale aggiunto, Luigi Sbarra, ha sottolineato: «Avevamo chiesto un forte investimento sui contratti di solidarietà per renderli con più tutele per i lavoratori e più incentivanti per le aziende», come anche «un aumento della durata della Naspi». Per la Cisl, inoltre, non c’è il sostegno atteso su «misure assolutamente centrali per le politiche attive del lavoro che richiederebbero maggiori investimenti». Il sindacato confidava poi in un «segnale più forte sui contratti a termine, prorogando a tutto il 2021 la possibilità di proroghe e rinnovi senza causale».

Uil: non c’è visione d’insieme, manca idea di Paese

La manovra «non ha un’idea dello sviluppo» ha rimarcato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. «Ci aspettavamo un ragionamento più ampio di quali fossero gli asset strategici e questo non lo vediamo. Vediamo alcune scelte positive ma manca una visione di insieme». Bombardieri ha aggiunto: «Non emerge una idea di Paese: non c'è sul lavoro, non c'è sui pensionati, non c'è sul fisco». Il sindacalista si è soffermato poi sulla richiesta di sostenere i rinnovi contrattuali e sulla dotazione per le politiche attive sul lavoro «giudicata insufficiente». Mentre «si rischia di perdere tempo» in vista dello stop al blocco dei licenziamenti in corso e del “dramma sociale” che potrà innescare. Anche la Uil, come la Cgil, chiede un confronto vero: «Non vogliamo una concertazione né scrivere la manovra» dice Bombardieri e aggiunge: «Ci saremmo aspettati, in un momento così straordinario, che si avviasse un confronto che coinvolgesse tutto il Paese e le parti sociali. Un metodo di coinvolgimento e di ascolto preventivo delle parti sociali, poi il Governo decide. Ci saremmo aspettati un confronto».

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