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Gualtieri: «Forte potenziamento Transizione 4.0». Bonomi: «Industria locomotrice Italia, dateci velocità»

Nel 2020 calo del Pil del 10%. Nel 2021, prevedono gli economisti di via dell'Astronomia, ci sarà un recupero parziale (+4,8; la Nadef dell’esecutivo stima una crescita programmatica del 6). Paese a bivio cruciale risalita-declino. Il presidente dell’associazione datoriale: sfruttare occasione storica con Recovery Fund per cambiare il paese e intervenire con le riforme

Il convegno: gli scenari di politica economica

9' di lettura

Un profondo calo del Pil italiano, pari al -10% nel 2020 (meno 9% la stima espressa dal Governo nella Nadef). Poi, un recupero parziale del +4,8% nel 2021 (per l’esecutivo un rimbalzo del 6%, crescita programmatica). È la previsione del Centro studi di Confindustria nel Rapporto “Un cambio di paradigma per l’economia italiana: gli scenari di politica economica. Autunno 2020”, presentato questa mattina presso l'Auditorium della Tecnica dell’associazione datoriale. Sul fronte del lavoro, «il numero degli occupati registrerà un -1,8% nella media del 2020 (-410mila persone)»: una emorragia che non si arresterà nel 2021 quando, «con un recupero incompleto del Pil, la risalita della domanda di lavoro risulterà smorzata e il numero degli occupati si aggiusterà verso il basso: -1% (-230mila persone)».

Bonomi: industria locomotrice Italia, dateci velocità

Alla presentazione dell’indagine sono intervenuti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Gualtieri ha garantito «un forte potenziamento» di Transizione 4.0, il «nuovo programma» per incentivare gli investimenti privati. «La produzione industriale fortunatamente rimbalza - ha ricordato Bonomi -. L’industria manifatturiera è il motore dell’economia che è l’Italia. Ma la locomotiva sta cominciando a vedere gli ordinativi in calo, con una produttività molto stagnante. Tutti i vagoni devono correre ma se non diamo velocità alla locomotrice… È importante che corra la locomotrice, diamo velocità alla locomotrice». E sull'andamento della crisi ha chiarito: «Non sarà a V». «Parliamoci, discutiamo», ha continuato Bonomi. Su plastic tax e sugar tax, in vigore dal primo gennaio 2021, «una moratoria al primo di luglio sarebbe necessaria. Questo ci chiedono gli imprenditori» (su sugar e plastic tax, dirà Gualtieri ai giornalisti al termine dell’incontro, «rifletteremo, rifletteremo come abbiamo sempre fatto sulle osservazioni che ci arrivano»). Quanto poi al Recovery Fund, Bonomi ha messo in evidenza che «bisogna sfruttare questa occasione storica per cambiare il Paese. Dobbiamo intervenire con le riforme. È la sfida che abbiamo davanti. Anche quando pensiamo a come impiegare le risorse che arriveranno dall’Europa, pensiamo ai numeri che vogliamo cambiare. Ricordiamoci che stiamo impegnando le prossime generazioni. Abbiamo tutti una responsabilità storica, non tanto per i nostri figli, ma addirittura siamo passati ai nostri nipoti».

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Il numero uno di Confindustria ai sindacati: su contratti rispettare regole

Il presidente di Confindustria è tornato sul tema del rinnovo dei contratti e ai sindacati ha ribadito: rispettino «le regole firmate due anni fa» con il Patto della Fabbrica. Regole che prevedono due fronti, il salario, ma anche salario ma anche «welfare, formazione, assistenza integrativa e previdenza. Se su questi quattro temi il sindacato non ha più interesse lo dica chiaramente: ci sediamo ad un tavolo, diciamo ai lavoratori che queste cose non sono più di interesse, che si vuole solo l'aumento del salario indipendente, e ci ragioniamo. Basta essere chiare. Noi quelle regole ce le siamo date e le rispettiamo. Se non ci piacciono più basta dirlo». Se i sindacati puntano solo sugli aumenti salariali «ragioneremo», ma - ha sottolineato Bonomi - «i dati dell'economia li avete visti».

L’impatto della crisi Covid sul mercato del lavoro

Il quadro è quello di una crisi Covid che ha avuto un impatto duro sul mercato del lavoro. Il «ricorso importante a strumenti come la Cig», mette in evidenza il rapporto di CsC, sta ammortizzando un impatto dell'emergenza Covid pari nel 2020 a 2,45 milioni di Ula (-10,2%), il dato statistico che indica il numero di “unità'' equivalenti a posti di lavoro a tempo pieno. Nel 2021, prevedono gli economisti di via dell'Astronomia, la domanda di lavoro tornerà a salire ma meno del Pil (+4% le 'Ula'), e non tanto da arrestare il calo di occupati.

I numeri del 2020

Il quadro dell’economia italiana delineato nel Rapporto di previsione è caratterizzato da non pochi elementi non positivi: per rimanere al 2020, si delinea un tracollo senza precedenti dei consumi delle famiglie italiane, una battuta d’arresto degli investimenti del 15,8%, un calo dell’export del 14,3 per cento, meno 10% per il Pil. La contrazione del prodotto interno lordo di quest'anno porta i livelli indietro a quelli di 23 anni fa, sottolinea l’indagine. Le conseguenze della pandemia sono state gravi soprattutto per l'industria, che ha risentito della cancellazione di ordini dal mercato interno ed estero, e per alcune attività terziarie (turismo, trasporti, attività ricettive e di ristorazione). La fine del lockdown, a inizio maggio, ha determinato un'importante risalita della domanda, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, e ha rilanciato l'attività nell'industria con incrementi rilevanti nel terzo trimestre, che tuttavia non hanno colmato la perdita dei primi due trimestri.

Italia a bivio cruciale risalita-declino

L’Italia, sottolinea il Centro studi di Confindustria, è a un bivio cruciale: da una parte la risalita, dall’altra il declino. Gli strumenti Ue per contrastare l'impatto economico dell'emergenza Covid, Sure, Mes e Next Generation Ue, offrono «una opportunità unica per programmare un futuro in cui la dinamica del Pil sia più elevata». «Per l'Italia l'utilizzo degli strumenti europei costituisce un bivio cruciale: se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l'effetto, portando avanti riforme troppo a lungo rimaste ferme, allora si sarà imboccata la strada giusta pe risalire la china. Altrimenti - avvertono gli economisti di via dell'Astronomia - l'Italia rimarrà un Paese in declino, che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico».

Gualtieri: sintonia con proposte Csc,ora cambio paradigma

Il Rapporto del Csc, ha detto il ministro Gualtieri, è «solido e condivisibile sia nella parte analitica abbastanza vicina a quella del governo sia per la parte di raccomandazione e di policy, molto in sintonia con l'impostazione che abbiamo dato alla Nadef e che intendiamo dare al Recovery Plan, partendo proprio dal titolo, la necessità di un cambio di paradigma, perché il problema dell'Italia non è solo fare arrivare la seconda parte della V il più alto possibile ma affrontare i problemi strutturali su andamento del Pil, produttività e occupazione».

Il ministro: III trimestre molto buono, -9% può migliorare

Per le stime tra Nadef (la Nota di aggiornamento del Def approvata dal Consiglio dei ministri) e Csc, ha continuato Gualtieri, «si parte dal comune riconoscimento del fatto che c'è stata una reazione molto vigorosa della manifattura ma non solo, quindi il rimbalzo c'è, c'è stato è superiore alle previsioni: il terzo trimestre sarà molto buono e anche questo -9% che stimiamo è uno scenario che potrebbe essere perfino rivisto al meglio se il quarto trimestre sarà anche di moderata crescita». Ci sono anche rischi di peggioramento, ha spiegato il ministro, ma «confidiamo nella nostra previsione, che può stupire in meglio».

Gualtieri: percorso calo debito sostenibile e credibile

Nel suo intervento il ministro dell’Economia ha rivendicato che con la Nadef si delinea un percorso «sostenibile» di riduzione del debito e «per la prima volta credibile questa traiettoria di discesa del debito non è basata sull'annuncio delegato al governo successivo di ipotetiche gigantesche manovre di consolidamento fiscale affidate a clausole di salvaguardia da decine di miliardi».

«Ci sarà forte potenziamento Transizione 4.0»

Il governo, ha spiegato Gualtieri, ha «intenzione di potenziare il nuovo programma» per incentivare gli investimenti privati, che si chiamerà “Transizione 4.0”, le ambizioni sono molte, vedremo i dettagli, ma ci sarà un forte potenziamento, con l'iperammortamento, con interventi molto importanti a sostegno dell'innovazione delle imprese».Secondo il ministro, Impresa 4.0 «ha funzionato e sarà sicuramente una componente importante del nostro piano che noi auspichiamo, e chiediamo il vostro aiuto, produca un aumento di investimenti addizionali».

Confindustria-Gualtieri: convergenza su Industria 4.0, va potenziato

Gualtieri ha garantito «un forte potenziamento» del piano Industria 4.0. «È vero, ha funzionato, i vostri dati sono molto eloquenti , poi li abbiamo elaborati insieme», ha affermato. Il rapporto di autunno del Centro studi di Confindustria evidenzia «l'esempio positivo» dell'esperienza fatta con il piano Industria 4.0, di agevolazione degli investimenti delle imprese in beni strumentali, sottolineando l'esigenza di questo tipo di approccio: «Per risollevare l'economia italiana dopo decenni di bassa crescita serve un cambio di paradigma per accrescere strutturalmente il potenziale di espansione dell'economia italiana». Dall'ansia congiunta di Csc e ministero sugli effetti del piano Industria 4.0, evidenziano gli economisti di Confindustria, emerge «che i benefici fiscali, nel 2017, hanno interessato 10,2 miliardi di euro di investimenti e la stima per il 2018 è di 15,2 miliardi; investimenti realizzati in prevalenza da piccole e medie imprese che non avevano effettuato investimenti in tecnologie 4.0 prima del 2017. Questi investimenti hanno prodotto una maggiore crescita occupazionale nelle imprese che hanno beneficiato dell'agevolazione, rispetto ad imprese simili che non ne hanno beneficiato, di circa 7 punti percentuali. L'aumento degli occupati ha riguardato soprattutto giovani, operai specializzati e i conduttori di impianti e macchinari, anche in imprese localizzate nel Mezzogiorno».

Il responsabile dell’Economia: in manovra altre misure “ponte” anti-crisi

Secondo Gualtieri, è un bene «avere l'adeguato livello di flessibilità delle risposte che ci consenta di dare anche per l'anno prossimo degli interventi che siano aderenti alla specifica situazione dell'economia italiana impattata da questa crisi, in questo periodo ponte di alcuni mesi» fino ai vaccini «e per una certa coda». C'è stata finora «creatività e capacità della politica di bilancio di andare in profondità, con misure via via più focalizzati su settori e ambiti specifici e così faremo anche per la parte di politica di bilancio l'anno prossimo».

410mila occupati 2020, -230mila in 2021

Sullo sfondo delle parole del ministro, la fotografia delle prospettive dell’economia italiana scattata dal Centro studi di Confindustria. La diminuzione dei livelli di attività in Italia a causa dell’emergenza Covid e conseguente lockdown ha avuto un forte impatto sul mercato del lavoro. «Il numero degli occupati registrerà un -1,8% nella media del 2020 (-410mila persone)», stima ancora CsC. Una emorragia che non si arresterà nel 2021 quando, «con un recupero incompleto del Pil, la risalita della domanda di lavoro risulterà smorzata e il numero degli occupati si aggiusterà verso il basso: -1% (-230mila persone)».

Nel 2020 Pil in caduta: meno 10 per cento

Il CsC stima un profondo calo del Pil italiano, pari al -10% nel 2020. Poi, un recupero parziale del +4,8% nel 2021. Questo scenario non include, per il 2021, la prossima manovra di bilancio e l'utilizzo delle nuove ingenti risorse europee.La fine del lockdown ha determinato la risalita della domanda, che in vari settori si era azzerata, rilanciando l'attività nell'industria. Ciò ha portato a un rimbalzo del Pil nel 3° trimestre 2020, nonostante il recupero lento nei servizi, gravati dal crollo dei flussi turistici.L'aumento recente dei nuovi contagi è fonte di incertezza e spiega la debolezza attesa per l'economia nel 4° trimestre. Il recupero del Pil dovrebbe riprendere in modo graduale da inizio 2021, a condizione che la diffusione del COVID sia contenuta in modo efficace. Nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019 e molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa 8 punti percentuali.

Debole sia la domanda estera che interna

Nello scenario CsC le esportazioni italiane diminuiscono del 14,3% nel 2020 e risalgono del 11,3% nel 2021.L'export di beni migliora rispetto alle stime di maggio, con un calo del 10,0% e poi un recupero pieno. Quello di servizi, invece, è atteso crollare del 31,9% e poi registrare una forte ma incompleta risalita. Dopo il minimo toccato durante il lockdown, si sono registrati forti segnali di ripartenza a inizio estate. Le prospettive a breve-medio termine, tuttavia, restano deboli e incerte, soprattutto a causa dall'evoluzione globale della pandemia. Lo scenario del Centro studi di Confindustria assume una dinamica positiva, seppure rallentata e disomogenea, degli scambi con l'estero nel resto dell'anno e nel 2021, soggetta a rischi al ribasso. L'apprezzamento dell'euro agirà da freno alle vendite italiane, riducendone la competitività di prezzo. La dinamica dell'export di beni sarà peggiore di quella degli scambi mondiali quest'anno, data la particolare debolezza dei suoi principali mercati di destinazione (Europa, Stati Uniti) e di alcuni settori in cui è specializzato
(macchinari, tessile). Poi, nel 2021, risalirà più rapidamente rispetto alla ripartenza del commercio globale.

Per i consumi interni previsto un calo di oltre l’11 per cento

I consumi delle famiglie italiane - si legge ancora nel Rapporto - sono previsti diminuire dell'11,1% quest'anno, un tracollo senza precedenti, e poi recuperare solo del 5,9% nel 2021. Le preoccupazioni generate dalla diffusione del virus, dal suo impatto sul sistema economico e dall'incertezza su tempi e modi d'uscita dall'emergenza, hanno portato a un forte incremento della propensione al risparmio. Le famiglie, infatti,hanno rinviato molte decisioni di consumo e modificato le proprie scelte a favore delle spese essenziali. In questa fase, il potere d'acquisto è stato sostenuto dagli interventi pubblici a supporto del reddito e dell'occupazione. Nel 2021, a favore della spesa delle famiglie agirà il rimbalzo previsto del reddito disponibile. Inoltre, la risalita attesa della fiducia dei consumatori, condizionata all'efficace contenimento dei contagi, determinerà un importante stimolo perla domanda privata, che rimarrà comunque molto sotto i valori pre-Covid-19.

La contrazione degli investimenti

Capitolo investimenti: l'impatto della pandemia, sottolinea il rapporto, è stato ancor più devastante in questo ambito: gli investimenti sono previsti diminuire del 15,8% nel 2020. La forte caduta della domanda già da febbraio, la cancellazione di ordini e il peggioramento delle attese hanno costretto le imprese a rinviare molte scelte di investimento. Nel 2021 è atteso un rimbalzo robusto, ma comunque incompleto (+9,7%). In particolare, la risalita della spesa in macchinari sarà guidata dal miglioramento del contesto internazionale, che spingerà a una maggiore domanda e sosterrà la fiducia degli imprenditori. In senso contrario potrebbe agire una nuova frenata del credito, se non si riuscirà a gestire adeguatamente il prevedibile aumento dei crediti bancari problematici a causa della recessione.


Rapporto deficit/Pil quest’anno in netto aumento: 10,8%

Un altro parametro da prendere in considerazione è il livello di indebitamento. Secondo il Centro studi di Confindustria, il rapporto deficit/Pil è previsto quest'anno in netto aumento al 10,8% del Pil (dall'1,6% del 2019) a causa della profonda flessione del prodotto interno lordo (che peggiora il denominatore del rapporto; fa diminuire le entrate fiscali e aumentare la spesa per ammortizzatori sociali, peggiorando il numeratore) e degli interventi adottati dal Governo per contrastare la crisi. Questi ultimi nominalmente valgono 100 miliardi di euro (6,1 punti di Pil) in termini di deficit e si ipotizza che vengano in larga parte erogati (il 93-95%) entro la fine dell'anno (finora ne sono stati utilizzati 76,8 miliardi). Nel 2021, il rapport deficit/Pil scenderà al 5,8% per effetto del parziale rimbalzo del prodotto interno lordo e il venire meno di gran parte delle misure anti-crisi adottate (ne rimarranno solo alcune, già previste, per un valore di 11,5 miliardi). Il deficit non incorpora la manovra che il Governo intende presentare nel prossimo disegno di Legge di bilancio e neanche l'utilizzo delle risorse europee previste da NG-EU, mentre include la completa disattivazione della clausola di salvaguardia in materia di IVA e accise decisa con il DL 34 (che vale 19,8 miliardi).


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