AUDIZIONI SUL DEF

Confindustria: il Pil peggiora tra -8 e -10%, sul fisco risposta rilevante ma tempi lunghi

Il Centro studi di Viale dell’Astronomia: le risorse necessarie per evitare che la recessione si trasformi in depressione non sono a oggi quantificabili

di Nicoletta Picchio

Dopo Def verso maximanovra da circa 150 miliardi

3' di lettura

È rilevante la risposta fiscale del governo e gli sforzi che sta facendo per mitigare gli effetti economici di questa emergenza. Ma «la dimensione delle risorse necessarie per evitare che la recessione si trasformi in depressione non sono ad oggi quantificabili» e «i tempi e la modalità per la effettiva messa in pratica delle misure adottate ed in cantiere sono ancora distanti dalla necessità delle imprese».

Contemporaneamente la stima del Pil peggiora: la decisione del governo di rimandare le aperture unita al trend più negativo internazionale fa sì che ad oggi a caduta del Pil per il 2020 si collocherebbe tra il -8 e il -10 per cento, a fronte del -6 previsto un mese fa.

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L’audizione sul Def
È l’analisi che Stefano Manzocchi, direttore del Centro studi di Confindustria, ha presentato nell’audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato in medito al Documento di economia e finanza 2020. In uno scenario macroeconomico peggiorato rispetto alle scorse settimane: nel seminario del 31 marzo il Centro studi aveva ipotizzato una caduta del pil italiano del 6%, considerando alcune scadenze di riapertura. Di fronte ad almeno due settimane in più di blocco delle attività produttive e al peggioramento delle esogene internazionali, si può prevedere, ha detto Manzocchi, un calo del pil tra -8 e -10.

Previsioni in peggioramento
«Ragionevolmente il quadro di finanza pubblica prospettato nel Def è peggiore», ha continuato il direttore del Csc, riferendosi alle previsioni del Centro studi di un mese fa: il rapporto debito-pil è indicato a 155% contro il 150 stimato a marzo dal Centro studi, a causa delle nuova previsioni sul calo del pil e delle nuove misure fiscali. Intervento «necessario» per Confindustria l’annullamento degli aumenti Iva: «L’eliminazione della clausola di salvaguardia fa chiarezza sulla dinamica effettiva dei saldi di bilancio». Sarebbe auspicabile in questa fase un rinvio dell'entrata in vigore della plastic e sugar tax.

La gravità della situazione impone a tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati, adottare procedure per ottenere due fondamentali obiettivi: ridurre al minimo lo scarto temporale tra l’adozione delle norme e la loro operatività, velocizzare al massimo l’accesso ai benefici, prevedendo il più possibile un sistema di controlli ex post.

Decreto liquidità, ricorso all’autocertificazione
Per quanto riguarda il decreto liquidità si tratta di ricorrere quanto più possibile all’autocertificazione, con conseguente assunzione di responsabilità, anche penale. Inoltre l’efficacia del provvedimento è legata allo sforzo di implementazione delle misure di sostegno, specie nel completamento delle misure previste. «Al seguito delle autorizzazioni già fornite dalla Ue bisogna procedere con speditezza nella concessione delle garanzie, perché complicazioni burocratiche rischiano di compromettere per sempre la sopravvivenza delle imprese». E per Confindustria l’Italia ha davanti una «sfida ineludibile»: una riforma sistemica e radicale della Pubblica amministrazione.

Nell’immediato governo e Parlamento dovrebbero avviare una riflessione per completare gli strumenti di sostegno alle imprese, anche in vista del prossimo decreto legge.

Trasferimenti diretti alle imprese
Per compensare le perdite dovute alla contrazione delle attività economiche «bisognerebbe ragionare su un mix di misure che passi anche attraverso trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato, intervento già sperimentato in altri paesi». Inoltre occorrerebbero forme innovative di acquisizione temporanea di pacchetti di minoranza, anche da parte di veicoli a partecipazione pubblica, in imprese di interesse nazionale. Inoltre andrebbero sbloccati e velocizzati i pagamenti della Pa: la quantificazione è 53 miliardi, la quota maggiore in Europa.

Piano europeo
Durante la Fase 2 è importante avere dati disponibili per prendere decisioni mirate. È importante che si guardi avanti, con un piano di investimenti europeo di almeno 1.500 miliardi aggiuntivi: già un piano di 500 miliardi per tre anni sarebbe in grado di contribuire alla crescita dell’Italia e dell’Eurozona per rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali. Il piano europeo andrebbe affiancato da un grande piano di investimenti nazionale per rendere la nostra economia sostenibile.

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