L’indagine

Confindustria: più rientri al Sud soprattutto di Pmi in Campania e Puglia

di Vera Viola

3' di lettura

Il reshoring si diffonde più nel Mezzogiorno che nel Centro Nord. Il confronto tra le tre ripartizioni (Italia, Mezzogiorno e Campania-Puglia), infatti, mostra un potenziale di crescita del reshoring (nella sua accezione più ampia) soprattutto in Campania e in Puglia. In particolare, il backshoring di fornitura attuato negli ultimi cinque anni ha visto coinvolte una percentuale superiore di imprese nel Mezzogiorno (32%), Campania-Puglia (28%) rispetto alla media nazionale (22%). Per lo più si è trattato di backshoring parziale, poichè solo una minima quota di imprese ha realizzato un rietro totale delle forniture e della produzione in Italia. Mentre ha una quota di fornitura esclusivamente nazionale il 27% delle imprese intervistate in Italia, il 29% quelle del Mezzogiorno e il 30% in Campania e Puglia. Questa frase deve essere sostituita E producono solo all'estero percentuali che vanno dal 73% dell'Italia al 71 del Sud e al 70% di Campania e Puglia.

Tutte le motivazioni considerate (dazi, ambiente, marchi, qualità logistica...), che hanno spinto le imprese ad attuarlo, sono più rilevanti per le imprese del Mezzogiorno (che hanno partecipato al sondaggio) e in particolare per quelle residenti in Campania e in Puglia.

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È quanto emerge dalle elaborazioni del Centro Studi Confindustria su dati dell'Indagine Centro Studi Confindustria e Re4It sulle strategie di offshoring e reshoring delle aziende manifatturiere, nel 2021.

Un' indagine che si è rivelata non semplice. Sebbene il backshoring di fornitura abbia recentemente attirato l’attenzione di diversi osservatori, ancora poco è noto sulla sua effettiva entità, nonché su come misurarlo.

Come accade nel caso del backshoring di produzione, sebbene potenzialmente rilevante per l’impatto sul rafforzamento del sistema produttivo italiano e quindi sulla creazione di ricchezza per il territorio nazionale, purtroppo manca una fonte di dati primari ufficiale cui attingere per comprendere l’entità del fenomeno. La formulazione di un questionario ad hoc al fine di analizzare le scelte localizzative delle imprese italiane (sia per quanto riguarda la produzione che le forniture), cercando di far emergere le motivazioni della loro scelta, è stato il primo passo per colmare questo vuoto. Il questionario è stato predisposto dal gruppo formato da Paolo Barbieri (Università di Bologna), Albachiara Boffelli (Università di Bergamo), Stefano Elia (Politecnico di Milano), Luciano Fratocchi (Università dell’Aquila) e Matteo Kalchschmidt (Università di Bergamo). L’indagine è stata avviata a giugno 2021 con il coinvolgimento del Sistema Confindustria (Associazioni territoriali e di categoria) mediante la somministrazione online del questionario alle imprese associate, e rimarrà attiva fino alla fine del 2021 (accessibile al link bit.ly/indaginelocalizzazione).

È importante sottolineare che la quota di backshoring va misurata è il rapporto tra numero di aziende che hanno rilocalizzato la fornitura presso fornitori locali e il numero totale delle aziende che avevano in precedenza effettuato processi di offshoring.

Le imprese che hanno attuato il backshoring di fornitura (parziale o totale) presentano anche una struttura poco delocalizzata in termini di produzione, la maggior parte, i due terzi circa, ha stabilimenti produttivi soltanto in Italia e il restante terzo utilizza, solo parzialmente, stabilimenti esteri per la sua produzione. Infine, la struttura dimensionale delle imprese rispondenti in Campania-Puglia, è costituita prevalentemente da piccole e medie. E da quelle che esportano tra il 50% e più del proprio prodotto.

Per le imprese interessate è ancora possibile l'accesso alla compilazione del questionario al link bit.ly/indaginelocalizzazione

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