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Confindustria La Spezia lancia l’allarme: le aziende non trovano personale

Manca la manodopera perché l’offerta formativa non è ancora in linea con le richieste del mondo del lavoro. Robiglio: «Aumentare il numero degli iscritti agli Its»

di Raoul de Forcade

(Imagoeconomica)

4' di lettura

Le aziende registrano difficoltà a trovare manodopera a tutti i livelli. L’allarme è arrivato da Confindustria La Spezia, nel corso del convegno Formiamo il futuro? Parliamo ai giovani, al quale ha preso parte anche Carlo Robiglio, presidente della Piccola industria e vicepresidente di Confindustria nazionale.

Sul territorio spezzino, peraltro, da tempo sono presenti centri di formazione qualificati, compresi quelli di Istruzione tecnica superiore (Its ) e di Istruzione e formazione professionale (Iefp). Centri che ora si stanno concentrando, sotto l’egida di Confindustria La Spezia, anche su un progetto indirizzato a razionalizzare le possibili sinergie in un hub formativo. Magari con l’aiuto dei fondi provenienti dal Pnrr.

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Non a caso, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, intervenuto con un videomessaggio al convegno, ha proposto di creare un polo formativo localizzato nella base navale della Spezia. «Un polo - ha chiarito - che possa diventare un elemento propulsivo per la crescita del territorio» E che potrà essere, ha concluso, «anche di servizio al funzionamento della stessa base navale dell’Arsenale».

Da parte sua, l’assessore a scuola, università e formazione della Regione Liguria, Ilaria Cavo, ha ricordato come l’assessorato abbia «da subito condiviso con Confidustria La Spezia, in più incontri, l’idea di un hub formativo , un campus che possa mettere insieme enti di formazione, laboratori e creare dinamicità per i ragazzi, in modo che i corsi di formazione possano diventare sempre più attrattivi per i ragazzi e così rispondere alle esigenze di figure professionali di cui le aziende del territorio hanno bisogno».

Si tratta, ha proseguito, «di un progetto che vede molti attori in causa, a partire dalle istituzioni del territorio. Ci siamo già detti disponibili a partecipare a un tavolo operativo in cui ognuno possa fare la propria parte. La possibilità di trovare aeree e la prospettiva di aree nell’arsenale, annunciata oggi, sono un tassello importante su cui costruire il progetto che avrà necessità anche di investimenti infrastrutturali».

(Imagoeconomica)

Dare spazio agli Its

Offrendo una visione globale della questione, Robiglio ha sottolineato che «il mondo sta cambiando e il nostro Paese, che gà era indietro, ora deve correre. Senza dimenticare che i fondi del Pnrr, oltre a essere ben spesi vanno anche restituiti. E per rilanciare l’intero sistema si deve investire nel capitale umano».

L’impresa, ha aggiunto, «deve essere anche un attore sociale ed essere connessa con la scuola. Negli ultimi anni, Confindustria ha rafforzato molto il legame scuola-impresa: asd esempio con il Pmi day, che dal 2010, porta ogni anno studenti e insegnanti nelle piccole e medie imprese».

Riguardo agli Its, Robiglio ha sottolineato come in questi istituti i giovani possano «formarsi sul campo, conoscere da vicino le tecnologie abilitanti, vivere una formazione basata sulle competenze, aperta alla sperimentazione didattica».

Proprio per questo, ha detto, «occorre aumentare il numero degli iscritti agli Its che sono ancora pochi. Quest’estate erano 18.270; quest’anno possiamo arrivare a 21mila iscritti, anche grazie ad iniziative come l’Its Pop days, organizzato da Confindustria insieme a Umana e Indire. Siamo, comunque, ancora terribilmente indietro alla Germania con i suoi 800mila iscritti nei corrispettivi tedeschi degli Its».

L’impresa, ha concluso Robiglio, «vuole essere sempre di più un punto di riferimento forte per i giovani, in una logica di responsabilità sociale, con un rapporto strutturato con il mondo dell'istruzione. Vuole essere a fianco degli insegnanti e dei giovani per una formazione di qualità».

Manca il personale

Il presidente di Confindustria La Spezia, Mario Gerini, da parte sua, ha sottolineato che il convegno è l’occasione per «lanciare nuovamente l’allarme; in alcuni comparti produttivi, infatti, il segnale di pericolo è tale che, non solo non si riesce ad assumere nuovo personale, ma addirittura non si riesce a compensare il turnover, vale a dire la sostituzione di quello in uscita per pensionamento».

Eppure, a livello locale, ha proseguito, «servono operai specializzati, ma anche tecnici e laureati, con particolare riferimento a percorsi di laurea tecnica. Il nostro territorio offre una proposta formativa completa che vede impegnati Enti di formazione, un Its professionalizzante e un polo universitario. C’è la necessità di un impegno collettivo finalizzato a creare le condizioni per migliorare ulteriormente le loro attività. E in questo contesto risulta di fondamentale importanza il ruolo da anni svolto dalla Regione Liguria (sul territorio spezzino l’ente, tramite la programmazione Fse 2014-2020, ha riversato un impegno finanziario di circa 29,8 milioni, ndr)».

Hub formativo con il Pnrr

«Oltre alla funzione di accompagnamento e supporto nell’acquisizione di competenze - ha chiosato, a sua volta, Giorgia Bucchioni, presidente del Cisita, agenzia di servizi per il lavoro - la formazione favorisce la possibilità di sviluppo, competitività e successo per imprese e territorio. Il sistema che fa capo a Confindustria La Spezia ha, già da tempo, intrapreso iniziative volte a creare e a consolidare un vero distretto formativo, sviluppato sulla base delle necessità espresse dal tessuto produttivo locale».

Ora però si guarda avanti. «Ritengo - ha proseguito la Bucchioni - che il Pnrr ci possa venire in aiuto per realizzare sui territori degli spazi tecnologici all’interno dei quali si possano realizzare servizi integrati di formazione e lavoro e possano trovare “casa” i differenti sistemi educativi e formativi, divenendo un soggetto riconosciuto e riconoscibile sia dalle imprese che dai giovani».

Scuola poco formativa

Renato Goretta, presidente della Piccola di Confindustria Liguria, ha messo in luce «la difficoltà, per le aziende, di trovare manodopera non solo a livello tecnico ma anche amministrativo. Un gap che si crea perché la scuola non forma adeguatamente le persone. Abbiamo dei diplomati, rivelano i test Invalsi, che in realtà sono analfabeti funzionali e non conoscono una parola d’inglese. Le aziende invece hanno bisogno di soggetti che siano in grado di lavorare; ma hanno bisogno anche di persone capaci avere senso critico: interlocutori preparati».

Basso numero di laureati

Intanto, però, come ha ricordato Ugo Salerno, ad del Rina e presidente della Fondazione Promostudi della Spezia (che coordina e gestisce il campus universitario spezzino), «il numero di laureati e diplomati in Italia è al di sotto della media europea: solo il 20,1% della popolazione, fra i 25 e i 64 anni, ha una laurea, contro il 32,8% dell’Ue. Servono più laureati, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito. Dobbiamo superare il numero chiuso negli atenei, spesso un limite più delle università che delle aziende che poi dovranno assumere».

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