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Con stop al gas russo shock da -2% Pil per 2 anni. Il report Confindustria

Il Centro studi di viale dell’Astronomia: lo scenario del secondo trimestre ancora complicato

Von der Leyen: "L'anno scorso 40% gas importato da Russia, ad aprile il 26%"

4' di lettura

Un blocco all’import di gas russo «sarebbe uno shock su volumi e prezzi», avrebbe un «impatto pesante». Il centro studi di Confindustria, con un approfondimento sul tema, stima che «l’eventuale blocco delle importazioni di gas naturale dalla Russia, principale fornitore dell’Italia negli ultimi anni, potrebbe avere un effetto molto forte sull’economia italiana, già indebolita. Tale shock causerebbe una forte carenza di volumi di gas per industria e servizi e un aumento addizionale dei costi energetici. L’impatto totale sul Pil in Italia, nell’orizzonte 2022-2023, è stimabile in quasi un -2,0% in media all’anno».

Scenario secondo trimestre ancora complicato

L’analisi “congiuntura flash” del centro studi di Confindustria evidenzia che «nel secondo trimestre 2022 lo scenario per l’Italia resta complicato (dopo il -0,2% del Pil nel primo) per il proseguire del conflitto in Ucraina. I dati in aprile e maggio confermano il sommarsi di rincari delle commodity, scarsità di materiali, alta incertezza. Il lento affievolirsi dei contagi potrebbe sostenere i consumi. Nel complesso, però, l’andamento appare ancora negativo».

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Tre ipotesi per il blocco

In termini di volumi di gas - rilevano gli economisti di via dell’Astronomia - , l’impatto di un blocco del gas da parte della Russia «va valutato nella situazione che si creerebbe mese per mese, non in termini di consumo annuo aggregato».

Lo scenario

Lo scenario del CsC «è costruito su una serie di ipotesi: consumi mensili ai valori del 2021; azzeramento dell’import di gas dalla Russia (29,1 mmc) e anche dal passo Gries (2,2 mmc) da giugno 2022; varie fonti alternative di offerta gradualmente disponibili entro il prossimo inverno (per un totale di 15,5 mmc), in base ai diversi accordi e progetti che l’Italia ha già avviato».

In tale scenario il centro studi di Confindustria stima «che la carenza di offerta, sui 12 mesi compresi tra aprile 2022 e marzo 2023, sarebbe pari a 14,0 mmc, ovvero il 18,4% dei consumi italiani (una quota analoga a quella calcolata nell’ultimo Def).

Secondo tale stima, la carenza di gas non si determinerebbe tutta nei mesi di picco dei consumi (tra dicembre 2022 e gennaio 2023 se ne concentra comunque il 40%), ma è spalmata anche sui mesi precedenti e successivi. I limiti alle temperature imposti di recente per i soli edifici pubblici (-1° in inverno, +1° d’estate, escludendo i privati) non migliorano molto lo scenario, potendo ridurre in misura limitata i consumi annui.

Giacenze di gas molto basse

«L’evoluzione stimata dell’offerta mensile di gas, da aprile 2022, rispetto alla domanda, dipende molto dal profilo ipotizzato per le scorte: una fase di accumulo di intensità molto ridotta in aprile-ottobre, seguita da un decumulo moderato tra novembre e marzo. Tali ipotesi implicano un utilizzo netto di scorte molto maggiore rispetto ai 12 mesi precedenti (-4,5 mmc, da -1,2), che integra l’offerta scarsa. Inoltre, le giacenze di gas a marzo 2022 (ultimo dato disponibile) sono come sempre al punto di minimo data la stagionalità dei consumi, ma quest’anno sono ancora più basse rispetto al 2021 (0,7 mmc, da 1,9). Tutto ciò implica che già a dicembre 2022 si scenda a livelli modesti di giacenze: appena 0,8 mmc (7,0 nel dicembre 2021). Per tale motivo, lo scenario include l’utilizzo di parte della riserva strategica di gas italiana (3,8 mmc sui 4,5 disponibili), che esiste proprio per fronteggiare queste situazioni estreme».

Profondo calo del valore aggiunto

«Considerato l’ordine di un eventuale razionamento stabilito dal piano di emergenza italiano per il gas (prima l’industria, poi i servizi, a seguire il residenziale, infine il sistema sanitario) e la carenza totale stimata, l’industria verrebbe privata di tutta la fornitura di gas di cui necessita (cioè i 9,5 mmc annui consumati finora), mentre i servizi subirebbero una riduzione delle forniture di gas pari a 4,5 mmc (su 7,8). Pur ipotizzando che, per la carenza di gas, solo nei settori energivori si determinerebbe una riduzione dell’attività (totale o parziale in base al rapporto “consumo di gas/valore aggiunto”), stimiamo una perdita di valore aggiunto nell’industria pari a 9 miliardi di euro nel periodo di 12 mesi, cui va sommata quella nei servizi pari ad altri 9 miliardi. L’impatto totale della carenza di gas per l’economia italiana, quindi, è stimato a -1,0% di Pil tra primavera 2022 e inverno 2023, una stima vicina a quella della Commissione Ue. Nei restanti 9 mesi del 2023, nei quali potrebbero essere disponibili altre fonti alternative (6 mmc), la carenza di offerta sarebbe inferiore e coinvolgerebbe solo l’industria, con un impatto aggiuntivo di circa -0,4% sul Pil».

Rincaro addizionale dell’energia

«A tutto questo va sommato l’impatto sull’economia che deriverebbe da un potenziale rincaro ulteriore dei prezzi delle commodity energetiche sui mercati internazionali, come conseguenza della carenza di gas dalla Russia. Ipotizziamo che ciò accada per il gas (oltre i 200 euro/mwh da giugno 2022) e anche per il petrolio (quasi 150 dollari/barile). Simulando con il modello econometrico gli effetti di tali ipotesi, risulta che nel 2022 l’impatto sul Pil sarebbe contenuto (-0,2%), perché la differenza di prezzo peserebbe solo nella seconda metà dell’anno. Nel 2023, invece, quando i prezzi sarebbero doppi rispetto allo scenario baseline per tutto l’anno, l’impatto sul Pil sarebbe ben più rilevante (-2,2%)».

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