col blocco costo pesante per lo stato

Confindustria: lo stop ai licenziamenti pietrifica l’economia

Come osservato dall’Ocse e da numerosi economisti, «il divieto per legge assunto in Italia, unico tra i grandi Paesi avanzati, non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa»

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Come osservato dall’Ocse e da numerosi economisti, «il divieto per legge assunto in Italia, unico tra i grandi Paesi avanzati, non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa»


2' di lettura

Il blocco dei licenziamenti pietrifica l’economia. «Come abbiamo spiegato in un documento inviato al governo due settimane fa, se l’esecutivo intende ancora protrarre il divieto dei licenziamenti, il costo per lo Stato sarà pesante. Come correttamente osservato dall’Ocse e da numerosi economisti, il divieto per legge assunto in Italia, unico tra i grandi Paesi avanzati, non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa. Esso infatti impedisce ristrutturazioni d’impresa, investimenti e di conseguenza nuova occupazione. Pietrifica l’intera economia allo stato del lockdown». Lo sottolinea Confindustria in una nota.

Inaccettabili misure che aggravino gli oneri delle imprese

«In assenza della libertà di ristrutturazioni è ovvio - sottolinea l’associazione degli industriali - che lo Stato dovrà continuare nel suo pieno sostegno a occupati e imprese com’erano prima della crisi, e sarebbero del tutto inaccettabili misure che aggravassero gli oneri a carico delle imprese, con qualunque tipo di criteri arbitrari fossero determinati. Il perdurare del divieto deve essere accompagnato dalla simmetrica concessione della cassa integrazione per tutti e senza oneri aggiuntivi».

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Progettare insieme la ripresa

Quanto alle accuse rivolte dai sindacati a Confindustria «la nostra posizione resta sempre la stessa. Abbiamo tutti firmato un accordo interconfederale nel 2018 che fissa impegnativamente le coordinate di relazioni industriali ispirate alla cooperazione e non alla conflittualità e all’antagonismo. Oggi più che mai valgono quegli impegni comuni che consideriamo fondamentali per sottoscrivere contratti che mettano al centro la competitività e la retribuzione di merito, insieme al diritto alla sicurezza, alla formazione, e al welfare integrativo aziendale. Inutile aver firmato allora quegli impegni, e ora fingere che non valgano. Inutile evocare uno sciopero generale - conclude Confindustria - specie in questo momento di gravissime difficoltà economiche e sociali in cui sarebbe necessario progettare insieme la ripresa».

Sindacati, senza blocco licenziamenti sciopero generale

Intanto i sidnacati minacciano lo sciopero generale. «Se il Governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale», affermano i segretari segretari di Cgil Cisl e Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Pierpaolo Bombardieri che sottolineano di avere già indetto un’iniziativa per il 18 settembre. «Che possa essere trasformata in uno sciopero generale dipenderà solo dalle scelte del Governo e di Confindustria».

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