il braccio di ferro

Confronto Ue-Italia, dalla bocciatura della manovra alla trattativa per evitare la procedura

di Andrea Gagliardi


Nessuna modifica alla manovra: verso la procedura d’infrazione

4' di lettura

Da una parte la trattativa Roma-Bruxelles, dall’altra l’iter della procedura per debito eccessivo che va avanti per la sua strada: all’Eurogruppo di lunedì 3 dicembre si discute di nuovo della manovra italiana, con la conferma della linea della Commissione, pronta ad aprire ufficialmente la procedura di infrazione. I tempi per chiudere la trattativa si accorciano sempre di più. La data più plausibile, a meno di passi in avanti nella trattativa con il Governo italiano, è quella di mercoledì 19 dicembre, giorno dell’ultima riunione della Commissione per il 2018 anche se un appuntamento da tenere presente è quello del vertice Ue del 13 e 14 dicembre quando il premier Conte incontrerà nuovamente Juncker. A quel punto, il 19 Bruxelles potrebbe lanciare la procedura, con una richiesta di correzione dei conti entro sei mesi.

La prima contestazione il 23 ottobre
Ma come si è arrivati a questo punto? Il 23 ottobre per la prima volta nella storia ventennale della zona euro, la Commissione europea ha pubblicato una opinione nella quale ha contestato formalmente il bilancio di uno stato membro, nella fattispecie l'Italia. Nell'opinione si conclude che «la procedura per debito è giustificata». Nel mirino della commissione il deficit nominale del 2,4% del Pil nel 2019 (rispetto a un obiettivo precedente dello 0,8%) e l’aumento del deficit strutturale dello 0,8% del Pil, rispetto a un impegno di una riduzione dello 0,6% del Pil. Considerato inoltre troppo ambizioso l’obiettivo di crescita del Pil dell’1,5% nel 2019.

GUARDA IL VIDEO - Manovra, arriva bocciatura Bruxelles. Il governo: tiriamo avanti

La bocciatura della manovra il 21 novembre
Il governo Conte aveva tre settimane per correggere la manovra e riportarla in linea con il Patto di Stabilità.Ma ha rinviato lo stesso Documento programmatico di bilancio (Dpb) nonostante gli fosse stata richiesta una revisione dei target di deficit, debito e crescita. E il 21 novembre la Commissione europea ha bocciato la manovra italiana per l'anno prossimo. Con l’occasione, ha pubblicato un allarmante rapporto sull'evoluzione del debito italiano, primo passo verso l’apertura di una procedura per debito eccessivo, attraverso la quale le autorità europee potrebbero chiedere al paese riduzioni specifiche sia del debito sia del deficit, possibilmente entro tempi ridotti. La Commissione europea ha deciso di bocciare il bilancio programmatico del governo Conte perché fuori linea rispetto agli impegni italiani in un contesto di confederazione di stati sovrani nei quali ciascun paese è responsabile di mantenere finanze pubbliche in ordine per garantire la stabilità della moneta unica.

L’eurogruppo del 3 dicembre
I ministri dell’economia della zona euro si confrontano il 3 dicembre sull’opinione finale della Ue sulla manovra 2019, e ribadiscono il loro sostegno ai commissari anche nelle conclusioni. Tecnicamente, però, non è un passaggio necessario: per far proseguire il cammino della procedura avviato dalla Commissione il 21 novembre, basta l’opinione messa nero su bianco dagli sherpa dell’Ecofin (Efc) giovedì scorso. Nel documento ufficiale, i rappresentanti del Tesoro dei Paesi della zona euro non solo confermano le affermazioni della Commissione sulla deviazione troppo ampia dei conti italiani, ma aggiungono una dura critica alla riforma delle pensioni, perché da sola mette i conti a rischio sostenibilità nel medio-lungo periodo. E va contro tutte le riforme fatte finora, che invece hanno messo in sicurezza le finanze pubbliche. Con l'opinione dell'Efc la Commissione ha la base legale per fare il prossimo passo: raccomandare l'apertura della procedura vera e propria.

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Gli obiettivi della Commissione Ue
La Commissione spera che, una volta visto in faccia quello che aspetta l’Italia sotto procedura (con un calendario delle correzioni successive fino al rientro della deviazione), il Parlamento italiano possa cambiare i target in corsa. È l'ultima leva che ha Bruxelles. Se non servisse nemmeno questa, il 22 gennaio sarà l'Ecofin a schiacciare il bottone della procedura: un processo irreversibile, almeno fino a quando l'Italia non rientrerà dalla deviazione cioè non rispetterà la regola del debito per due anni consecutivi. Una volta avviata, la procedura potrebbe durare anni. Anni di controlli semestrali della Commissione, che indica i target da raggiungere e invia i suoi tecnici al Tesoro per verificare se il Paese fa quanto stabilito dalla Ue. Perché in caso di negligenza, scattano le sanzioni pecuniarie e lo stop dei fondi.

L’asticella del deficit al 2%
«La palla è nel campo dell’Italia» ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis entrando il 3 dicembre all’Eurogruppo. La trattativa è soprattutto interna al governo. Perché per siglare un'intesa con l’Ue ed evitare una procedura d’infrazione dalle conseguenze pesantissime, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini devono dare il via libera ad una messa a punto di “quota 100” e reddito di cittadinanza che permetta di abbassare il deficit fino al 2%. Il mandato a Giuseppe Conte a trattare con Pierre Moscovici e Jean Claude Juncker è forte ma ancora condizionato a evitare “rinunce”. I leader di M5s e Lega si sarebbero convinti a cedere e abbassare il deficit ma non quanto serve: ci sarebbe al momento l'ok a tagliare lo 0,2% ma non lo 0,4%. Il problema per il 2019 è però che fare partire quota 100 e reddito di cittadinanza ad aprile, come vogliono Salvini e Di Maio, costa troppo. Perciò - spiegano fonti qualificate di governo - in queste ore entrambi i provvedimenti sono all’esame della Ragioneria e del Mef per essere «razionalizzati e affinati»: due le soluzioni, o si fanno partire a giugno o si rimodula la platea.

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