il dopo-kabila

Congo, elezioni presidenziali nel Paese strategico per l’auto elettrica

di Roberto Bongiorni


Oxfam: In R.D. Congo 13 milioni di persone allo stremo

5' di lettura

Immaginiamo un Paese esteso come l’Europa occidentale, dove le strade asfaltate sono appena poco più di 3mila chilometri (in Italia sono 850mila km). Dove molte località sono raggiungibili solo in elicottero, con i battelli via fiume, a volte con piccole motociclette. Un Paese saldamente ancorato nei bassifondi della classifica Onu sullo sviluppo umano (176° posto su 188). Dove la corruzione è endemica, la povertà diffusa, l’analfabetismo onnipresente (un terzo delle donne). Immaginiamo un Paese lacerato da guerriglie, violazioni su larga scala dei diritti umani, oltre cento milizie rivali, epidemie di virus ebola nelle regioni orientali. Con un presidente da 17 anni al potere, deciso a conservarlo, in un modo o nell'altro.

Epidemia ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Ecco, è in questo scenario che 40 milioni di elettori si recheranno oggi alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica democratica del Congo. Con una novità. Grazie alle apparecchiature appena arrivate dalla Corea del Sud, il voto sarò elettronico. E se non vi saranno abbastanza batterie saranno guai. Perché nelle zone rurali solo l'1% della popolazione ha accesso all'elettricità.

Il cuore di tenebre dell'Africa subsahariana, il suo Paese più esteso, sarà un osservato speciale.

Congo, dove passa il futuro dell’auto elettrica
Tra chi oggi presterà particolare attenzione alle elezioni nell'ex Zaire, ed alla delicatissima fase post-elettorale, c'è anche un gruppo insolito: sono i manager delle grandi case automobilistiche. Senza la turbolenta Repubblica democratica del Congo, infatti, l’attesa rivoluzione dell’auto elettrica rischia di slittare di parecchi anni. D’altronde nella provincia sud-orientale di Lualaba viene estratto oltre la metà del cobalto necessario ad alimentare le batterie al litio delle auto elettriche (ce ne vogliono 8-10 kg per ciascuna), degli smartphone e di altri apparecchi digitali.

I “progetti verdi” dei colossi dell'auto sono molto ambiziosi: Volkswagen, per esempio, intende portare la produzione di veicoli elettrici a un quarto del totale già nel 2025, mentre General Motors si starebbe preparando per un futuro senza idrocarburi. Tra gli “obiettivi verdi” e la loro realizzazione c'è però di mezzo il futuro di un Paese piuttosto instabile. Non esiste per nessuna materia prima una tale concentrazione territoriale.

La prima transizione “democratica” del Paese
Dopo un'estenuante serie di rinvii, durata oltre due anni, oggi in Congo si vota. Ed è un'elezione storica. In questo Paese, il cui sottosuolo nasconde ricchissime miniere di metalli non ferrosi, oro, nichel e diamanti, l'atteso election day è infine arrivato. Da quando il Paese è divenuto indipendente dal Belgio, nel 1960, si tratta del primo trasferimento di potere da un presidente eletto ad un altro presidente eletto. Prima solo colpi di Stato, assassini e guerre. Come i due conflitti (il secondo noto anche come “Prima guerra mondiale africana”) che lacerarono il Paese dal 1996 al 2003 mietendo la vita di oltre quattro milioni di persone (molte decedute per fame e malattie a causa della guerra). Oltre che per i suoi ricchissimi giacimenti di materie prime e minerali (cobalto, coltan, diamanti, oro, rame, nichel) il Congo è tristemente noto per le violenze su larga scala. Commesse non solo dalle oltre 100 milizie presenti nel Paese, ma anche dall’esercito nazionale, che si è macchiato di stupri su larga scala.

Le mosse di Kabila e il timore di violenze
Il futuro del Congo passa dunque per questo strategico voto. Le premesse, tuttavia, non sono incoraggianti. L'attuale presidente, Joseph Kabila, non sembra intenzionato a lasciar vincere i candidati dell'opposizione (indicati dai sondaggi come favoriti). Salito al potere nel 2001 a soli 29 anni dopo l'assassinio di suo padre Laurent- Desirè (il leader dei ribelli che aveva destituito il dittatore Mobutu Sese Seko), Joseph Kabila è rimasto presidente per 17 lunghi anni. Considerando che due terzi degli 80 milioni di congolesi, hanno meno di 25 anni, la maggioranza degli elettori non ha conosciuto che lui come presidente.

Non potendo più candidarsi per un terzo mandato (la Costituzione lo proibisce), Kabila ha scelto un candidato accondiscendente. Che potrebbe governare fino alla prossima tornata elettorale, nel 2023, quando, con ogni probabilità, si ripresenterà nuovamente lui. La popolazione però è esasperata. Se dovessero emergere brogli elettorali, è presumibile che molti sostenitori dell'opposizione scendano in piazza. Le violenze degli scorsi giorni sono un monito da non sottovalutare.

I tre candidati rimasti in corsa
Il delfino di Kabila è l'ex ministro degli Interni del suo Governo: Emmanuel Ramazani Shadary. Un personaggio controverso, 58 anni, colpito insieme a 13 ufficiali dell'esercito dalle sanzioni europee per gravi violazioni dei diritti umani avvenute quando guidò un durissima repressione (2016 e 2017) contro i manifestanti scesi in piazza per chiedere le dimissioni di Kabila. Bruxelles ha appena rinnovato le sanzioni. Kabila ha risposto con l’espulsione dell’ambasciatore della Ue. Nonostante due temibili candidati siano stati estromessi dalla competizione elettorale – l'ex signore della guerra Jean-Pierre Bemba e l’uomo d'affari Moise Katumbi - l’opposizione aveva molte frecce al suo arco. Eppure ha mancato l’opportunità di restare unita. Il suo leader, Felix Tshisekedi, 55 anni, è certamente meno carismatico del padre Etienne, fondatore del maggiore partito d'opposizione, l'Udps.

Se si svolgesse un'elezione trasparente (ma è più probabile il contrario) l'uomo da battere sarebbe Martin Fayulu. È lui, 62 anni, la novità di queste elezioni. Ex manager della major energetica americana Exxon Mobil, è stato arrestato diverse volte per aver manifestato contro Kabila. Leader del piccolo partito Ecide (solo tre seggi in Parlamento) è largamente in testa ai sondaggi più “affidabili”.

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L'epidemia di ebola nell'Est del Paese
Questi gli sfidanti. Ma il clima è tutt'altro che sereno. Il Governo ha escluso dal voto due grandi città nel nord del Kiwu, dove forse si voterà a marzo. Le ragioni sarebbero i conflitti etnici (in Kiwu operano oltre 100 milizie) e l’intensificarsi dell'epidemia di ebola nella regione di Beni, che in quelle area ha già ucciso da fine maggio 280 persone. Ma queste aree densamente popolate sono anche la roccaforte dell'opposizione.

Il no di Kabila agli osservatori internazionali
Come se non bastasse, ad accrescere le preoccupazione della Comunità internazionale è stata la recente decisione di Kabila di non autorizzare le maggiori missioni di osservatori internazionali (Onu, Eu, e Carter).

La Rdc ha il potenziale per essere uno dei Paesi più ricchi dell'Africa «se riuscirà a superare la sua instabilità politica» ha precisato la Banca Mondiale. Ma la grave corruzione, le epidemie, le oltre 100 milizie rivali, l'oscuro sfruttamento delle miniere, le violazioni dei diritti umani, tutto ciò induce ad essere cauti, se non pessimisti. Il pericolo di frodi è dietro l'angolo.

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