il ritratto

Congo: chi era l’ambasciatore Luca Attanasio. «Missione pericolosa, ma dare l’esempio»

Nato a Saronno, in provincia di Varese, era sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell'associazione umanitaria 'Mama Sofia' a sostegno delle donne in Africa. Padre di tre bimbe, con la moglie lo scorso ottobre aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace

L'ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, è morto insieme a un Carabiniere, nella cittadina di Kanyamahoro. Diego Bianchi lo aveva intervistato nel 2018 a Propaganda Live

Nato a Saronno, in provincia di Varese, era sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell'associazione umanitaria 'Mama Sofia' a sostegno delle donne in Africa. Padre di tre bimbe, con la moglie lo scorso ottobre aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace


2' di lettura

L'ambasciatore Luca Attanasio, rimasto ucciso nella mattina del 22 febbraio in un attacco in Congo, aveva 43 anni. Nato a Saronno, in provincia di Varese, era sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell'associazione umanitaria 'Mama Sofia' a sostegno delle donne in Africa. Padre di tre bimbe, con la moglie lo scorso ottobre aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace.
Laureato alla Bocconi con il massimo dei voti, aveva intrapreso la carriera diplomatica dopo una prima esperienza aziendale ricoprendo diversi incarichi, prima all'Ambasciata d'Italia a Berna (2006-2010), poi console generale reggente a Casablanca, in Marocco (2010-2013).

Dopo essere rientrato nel 2013 alla Farnesina, come Capo Segreteria della direzione generale per la mondializzazione e gli affari globali, era tornato nel 2015 in Africa quale primo consigliere presso l'ambasciata d'Italia ad Abuja, in Nigeria.
Dal 5 settembre 2017 era capo missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, dove era stato riconfermato in qualità di Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario accreditato.

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«Missione pericolosa ma dare esempio»

“Quella dell'ambasciatore è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l'esempio”. Erano queste le parole che l'ambasciatore Luca Attanasio rilasciò a Camerota (Salerno) il 12 ottobre scorso, in occasione del ricevimento del premio internazionale “Nassiriya per la pace”, consegnato dalla locale associazione culturale “Elaia”. “In Congo - proseguiva Attanasio - parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio”.

Fermi (Lombardia): siamo sconvolti

«Luca Attanasio era l'ambasciatore italiano lombardo nella Repubblica democratica del Congo. Lascia la madre, la moglie e tre bambini piccoli». Lo scrive su Facebook il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi. «Originario di Limbiate, era molto conosciuto e amato. Con lui ha perso la vita anche Vittorio Iacovacci, il carabiniere della sua scorta. Siamo sconvolti», ha aggiunto.

Parroco Limbiate, «umile e accogliente»

La notizia dell'uccisione di Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, a Limbiate, paese di origine del giovane diplomatico, è arrivata come “un pugno allo stomaco”. Lo racconta all'Adnkronos don Valerio Brambilla, parroco di Limbiate e amico di Attanasio. “Lo incontravo quando rientrava a casa - dice il sacerdote ancora scosso -. Ci teneva a salutare gli amici, a passare per la chiesa, a fare un ‘salto‘ in oratorio. Chiedeva come andavano le cose e raccontava a sua volta. Luca era persona accogliente, umile e poi sempre sorridente. Aveva un sorriso molto dolce che ti metteva a tuo agio. Era padre di tre figli. Si spendeva per tutti a prescindere dalla cultura, dalla religione, dalla storia. Anzi, gli altri erano più importanti della sua persona”. Attanasio non ha mai fatto trapelare preoccupazioni legate alla difficile situazione in Congo. “Era una persona che non voleva creare apprensione negli altri per cui si sarebbe tenuto per se anche queste considerazioni”, dice don Valerio. Quando al ricordo che farà la comunità, il parroco di Limbiate osserva: “ Ora la notizia è un pugno allo stomaco improvviso. Si sta cercando di capire anche come avverrà il suo rientro. Rispettiamo la famiglia e non faremo nulla senza condividerla con loro”.

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