Intervista - Giovanni De Mare (Alliance-Bernstein)

Coniugare trasparenza e costi

di Daniela Russo


2' di lettura

La parola d’ordine di Mifid 3 è semplificazione. Per Giovanni De Mare, Head of Italy di AllianceBernstein, la consultazione promossa dalla Commissione europea sulla direttiva che regola i servizi finanziari deve proporsi di puntare alla trasparenza, ottimizzando il ricorso ai dati. A beneficiarne sarà anche il dialogo tra banker e asset manager.

Quali obiettivi si pone la consultazione sulla Mifid 2?

La direttiva europea puntava alla trasparenza ma ha generato un aggravio nella produzione di dati e report che si è tradotto in costi eccessivi e in una crescente difficoltà nella gestione dei rapporti con la clientela. Ora Mifid 3 vuole intervenire su tre aspetti: divulgazione e costi per il cliente finale, tutela e trasparenza per gli investitori, analisi degli obblighi per le pmi.

Come è cambiato, con la Mifid2,
il rapporto tra private banker e asset manager?

La prima distinzione da fare è sulla natura dell'asset manager, che può essere integrato o un fornitore esterno. In ogni caso, la relazione tra i due attori dovrebbe essere sinergica. Anche in questo contesto l'ottimizzazione della produzione di dati e informazioni diventa strategica. Un obiettivo che può essere raggiunto grazie a un percorso di approfondimento mirato, promosso dall'asset manager verso il private banker. È possibile, così, raggiungere l'obiettivo della trasparenza senza incidere sui costi per il cliente.

Quali sono i principali limiti della Mifid 2?

Il tallone d'Achille, sul nostro mercato, è stato il vincolo di scelta tra consulenza indipendente o meno. L'Italia si caratterizza per un modello distributivo diverso da quello europeo o statunitense. È auspicabile una maggiore uniformità, pur nella consapevolezza della necessità da parte dei diversi Paesi di adottare modelli in linea con la propria cultura di riferimento.

Quale l'effetto del Covid-19 sulla revisione della direttiva Ue?

Le modalità di lavoro stanno cambiando, sono più snelle e si avvalgono di nuovi canali. Anche i modelli distributivi sono chiamati ad adeguarsi, guardando a una maggiore uniformità. Riduzione dei costi e nuove modalità di dialogo tra private banker, asset manager e clienti dovrebbero essere le nuove linee guida. Mi auguro che, in fase di revisione, la lezione attuale non vada persa.

Negli USA, AB opera con la divisione di Wealth Management. Quali esperienze possono essere applicate alla realtà italiana?

La clientela è caratterizzata dalla presenza di global family, High Net Worth Individual. Patrimoni comparabili, in Italia, a quelli degli investitori istituzionali. L'approccio olistico, che spazia dalla consulenza dell'esperto d'arte a quella dello strategist, ci consente di offrire un servizio finalizzato a creare una cultura finanziaria. È il tema più importante in fase di ridefinizione della normativa di riferimento. E sulla scia dell'esperienza USA abbiamo già adottato l'iniziativa, per i consulenti, maturata con il nostro istituto di formazione. L'obiettivo è offrire un supporto anche in ambiti legati alla finanza cognitiva, alla gestione del team e delle performance.

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