il piano di open fiber

Connettere 20 milioni di case per colmare il gap residuo

Nel 2020 Open Fiber doppierà la boa dei 10,5 milioni di unità abitative cablate in 1.350 comuni mentre per il 2023 l’obbiettivo è di 20 milioni

di G.R.

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Nel 2020 Open Fiber doppierà la boa dei 10,5 milioni di unità abitative cablate in 1.350 comuni mentre per il 2023 l’obbiettivo è di 20 milioni


3' di lettura

Open Fiber, l’operatore wholesale per la banda larga partecipato da Enel e Cdp Equity (50% ciascuna), nel 2020 doppierà la boa dei 10,5 milioni di unità abitative cablate in 1.350 Comuni italiani.

È un traguardo importante perché si avvicina così quell’obbiettivo dei 20 milioni di abitazioni connesse in fibra entro il 2023 con un investimento di 7 miliardi di euro. Tra queste connessioni ci saranno anche anche quelle Fwa (Fixed wireless access) ovvero wifi che, se supportate da una dorsale in fibra, garantiscono alti livelli di connettività.

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Il risultato, inoltre, colloca la società al terzo posto tra gli operatori Ftth (Fiber to the home – fibra fino all’abitazione) europei, dietro al leader indiscusso Telefonica (oltre 22 milioni di abitazioni cablate a fine 2019) e Orange Spagna e Francia (14 e 12 milioni) e davanti a MasMovil e Vodafone Spagna oltre che prima assoluta per incremento netto di cablature sia nel 2018 che nel 2019.

È soprattutto grazie a questi passi avanti che, dal settembre 2017 al settembre 2018, l’Italia ha stabilito il record del continente con una crescita del 43,1% (da circa 4,4 milioni di UI cablate a circa 6.3 milioni), mentre nel periodo settembre 2018-settembre 2019 si è classificata al secondo posto, passando da una copertura del 24% nel 2018 a circa 31% nel 2019, per un totale di 8,2 milioni di unità immobiliari a settembre dell'anno scorso.

Per avere un confronto, Tim, primo operatore Tlc nazionale, rimane la regina del rame (ha il 54,7% degli accessi in rame e il 45,1% degli accessi Fttc (fiber to the cabinet – ovvero fibra alla centralina, come evidenziato nell’ultima relazione AgCom), ma è fanalino di coda della fibra fino all'abitazione (11,1% degli accessi Ftth e 4° operatore, dopo Fastweb, Vodafone e Wind3).

«Con Open Fiber, Enel ha saputo interpretare molto bene il cambio di paradigma tecnologico sfruttando le sinergie tra le reti energetiche e quelle di comunicazioni per proporsi come una “Enercom” un nuovo tipo di superutility in grado di fornire entrambe le risorse a condizioni competitive perché dove hai reti elettriche puoi inserire con facilità la fibra e le reti di comunicazione hanno sempre bisogno di energia per funzionare. È auspicabile che anche altre utility energetiche imitino», osserva Francesco Sacco, docente di Digital economy presso l’Università dell’Insubria e Sda Bocconi che, come parte della task-force Caio per il digitale ha contribuito alla visione che ha permesso l'avvio di nuova rete in fibra.

La topologia della rete elettrica è sovrapponibile fino all’80% con il tracciato necessario alle comunicazioni ma i vantaggi della fibra sono legati soprattutto alla tecnologia utilizzata.

«La fibra permette di stendere lunghi tratti, anche decine di chilometri, senza bisogno di ripetere il segnale – spiega Sacco -. Ciò le consente di coprire l’intero territorio nazionale con meno di 2000 centrali, peraltro più piccole, con meno personale, più facili da gestire e più ecologiche rispetto a quelle di Tim che copre lo stesso territorio con 10.400 centrali avendo la sua rete in rame una distanza ideale tra centrale e utente finale di circa 1,4 chilometri. Un’altra differenza è che, per ogni area servita, la rete di Open Fiber è pensata all’origine per offrire un servizio all'ingrosso e dare una rete autonoma fino a 20 operatori diversi contro i 3 della fibra di Tim».

Un ulteriore vantaggio per i territori cablati con questo approccio sarebbe quindi che, essendo OF un operatore all’ingrosso, si crea un mercato per piccoli e medi rivenditori di servizi di connettività (un esempio nelle zone rurali del Nord Italia è Eolo).

Nei prossimi tre anni Open Fiber punta così a coprire in Ftth, poco meno del 100% delle cosiddette “aree nere” (zone prevalentemente urbane e industriali, dove ci saranno almeno due operatori UltraBroadBand); l’80% delle “aree bianche” (con densità di popolazione inferiore a 100 abitanti per chilometro quadrato e senza reti Ubb, dove gli operatori privati non investono) con oltre 8,5 milioni di case, coprendo il resto con fixed wireless access (Fwa), mentre non interverrà nelle “aree grigie” dove è prevista una sola rete di un operatore privato.

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