INDUSTRIA ALIMENTARE

Conserve Italia, 4 stabilimenti a pieno regime per la lavorazione di 400mila tonnellate di pomodoro

Il gruppo di San Lazzaro di Savena,dopo aver esaurito le scorte per il picco di vendite durante il lockdown (+50%), ha iniziato la produzione della linea rossa con un incremento della materia prima del 20%

di Silvia Marzialetti

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2' di lettura

Raggiungerà il traguardo delle 400mila tonnellate - tra tondo e lungo - il pomodoro da industria 100% italiano che Conserve Italia - 900 milioni di fatturato- si appresta a lavorare per la campagna 2020, appena iniziata all'interno dei quattro stabilimenti di Mesagne (Brindisi), Albinia (Grosseto), Ravarino (Modena) e Pomposa (Ferrara). Rispetto al 2019 - annata funestata dal maltempo primaverile - le stime per quest'anno segnalano un incremento del 20%, con punte del 30% al Nord.

Il gruppo di San Lazzaro di Savena è reduce da mesi di grande fermento, per il picco di vendite della linea rossa registrato durante il lockdown (+50% a marzo e aprile rispetto allo stesso bimestre del 2019). “Per far fronte al boom di richieste sia in Italia che in Europa, siamo stati costretti a utilizzare quasi tutte le giacenze di magazzino”, commenta Maurizio Gardini, presidente del consorzio cooperativo leader in Italia nel settore della trasformazione alimentare e presente nel mercato del pomodoro con i marchi Cirio, Valfrutta, Jolly Colombani e Pomodorissimo Santa Rosa (in licenza d'uso).

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Picco di produzione nel 2020

”Venivamo tra l'altro da due campagne di pomodoro scarse, a causa del maltempo e della siccità, che ha colpito soprattutto l'areale del Nord”, prosegue Gardini, che è anche presidente di Confcooperative. Quest'anno il picco di produzione previsto per il Settentrione riguarderà anche il pomodoro biologico, che il gruppo cooperativo commercializza con il marchio Valfrutta Bio, lavorato esclusivamente nello stabilimento di Ravarino.Per la campagna 2020 Conserve Italia ha assunto 1.170 lavoratori stagionali, dislocati nei quattro stabilimenti dedicati alle conserve rosse: Mesagne (dove il gruppo cooperativo sta incentivando la meccanizzazione della raccolta del pomodorino cherry), Albinia, Ravarino e Pomposa.

Quest'ultimo, nel ferrarese, rappresenta il più grande hub del pomodoro in Europa per dimensioni (442.500 mq di superficie) e per quantità di prodotto lavorato (300mila tonnellate di materie prime, di cui 250mila di pomodoro): a pieno regime occupa 1.200 addetti tra fissi e stagionali. “Come già accaduto per le campagne dei piselli e per quella del mais, tuttora in corso - commenta Pier Paolo Rosetti, direttore generale di Conserve Italia - anche nei quattro stabilimenti rossi sono state adottate tutte le misure previste dalle norme vigenti in materia di contrasto al Covid-19. Il comparto del pomodoro rappresenta uno dei principali asset strategici della nostra azienda, al quale riserviamo continui investimenti lungo tutta la filiera, sia in termini di ammodernamenti produttivi e innovazione di prodotto, sia nell'utilizzo di risorse umane”.


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