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Consigli d'autore e indirizzi da non perdere: lo stile secondo Cecilia Alemani

La curatrice della Biennale d'Arte di Venezia ama le architetture di Lina Bo Bardi e le sculture di Carol Bove. Nel guardaroba, sceglie abiti e accessori surrealisti, mentre nel frigorifero non manca mai una birra italiana.

di Lisette Ribic

Cecilia Alemani. Ph Jacopo Salvi, Courtesy La Biennale.

5' di lettura

SEGNI DISTINTIVI DEL MIO STILE 

Mi piace molto indossare capi e gioielli con immagini di dettagli di corpi: labbra, occhi, orecchie... Un'estetica un po' surrealista, perché no? Ad esempio, Vivetta, con i suoi colletti fatti di due mani che si sfiorano. Se me lo potessi permettere, mi piacerebbe poter indossare i capi strepitosi di Schiaparelli di cui adoro tutto, soprattutto i gioielli. Ma in tempi Covid mi sono ridotta a jeans (la mia marca preferita è Frame, stile garçon), abbinati ad una T-shirt bianca, in genere (www.vivetta.com; www.schiaparelli.com; frame-store.com; www.cosstores.com).

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Il colletto in seta di una camicia VIVETTA, (365 €)

LA MIA ICONA DI STILE 

Juliette Binoche. Ho sempre in mente questa immagine di lei elegantissima, sensuale, icona senza tempo. Forse me n'ero innamorata già dai tempi lontani di Film Blu, pellicola di Krzysztof Kieślowski del 1993, anche quando si vestiva con un semplice maglione blu a collo alto e un paio di jeans.

LA VISTA CHE MI ISPIRA 

Quella che si coglie dall'alto del Duomo di Milano, dove lo sguardo si estende fino alle montagne innevate.

UN OGGETTO DA CUI NON MI SEPAREREI MAI 

Il burrocacao Labello Med. Non posso vivere senza! (www.labello.it).

IL LIBRO SUL COMODINO 

La matematica è politica, di Chiara Valerio. Una delle menti più brillanti di questi anni, Valerio usa la sua formazione in matematica per rileggere lo stato della democrazia, creando parallelismi inaspettati e, allo stesso tempo, stupefacenti nella loro chiarezza (12 €, www.einaudi.it).

“La matematica è politica”, Chiara Valerio.

UN PIACERE A CUI NON RINUNCEREI MAI 

Mangiare la farinata e la focaccia con le olive alle Focaccerie Genovesi in via Plinio, a Milano. Un piccolissimo negozio a cui sono molto legata. Mi ricorda i tempi del liceo: io ho frequentato il classico Carducci, vicino a piazzale Loreto; quando tornavo a casa passavo sempre a fare scorta di delizie prima di buttarmi sui libri (profilo FB).

L'ARTISTA (O DESIGNER) CHE COLLEZIONEREI, SE POTESSI 

Carol Bove crea sculture sia monumentali sia domestiche, che combinano l'aggressività di materiali industriali come l'acciaio e il ferro con la sensualità di superfici dai colori zuccherini. Vorrei una sua opera da mettere in giardino, ma visto che non ce l'ho, mi accontento di una per il tavolo (l'artista è rappresentata dalla galleria David Zwirner, www.davidzwirner.com).

IL MIGLIOR RICORDO PORTATO A CASA DA UN VIAGGIO

Il blu vibrante delle jacarande a Buenos Aires. Nel 2018, nell'ambito di ArtBasel Cities, ho curato Hopscotch (Rayuela), un grande progetto di arte contemporanea diffusa nella capitale argentina. Uno dei ricordi più vividi di questa città molto milanese è proprio l'intensità del colore della jacaranda.

NEL MIO FRIGO NON MANCA MAI 

La birra Peroni. Quella artigianale mi fa orrore, mi fa l'effetto di bere il profumo. Preferisco un gusto più semplice e italiano e, vivendo a New York, mi sembra sempre di ritrovare un pezzetto di Italia (peroni.it).

birra PERONI (confezione da tre, 2,79 €)

L'ULTIMO PASTO CHE MI HA DAVVERO COLPITO 

Un pranzo a Casa do Porco a São Paulo, in Brasile, una celebrazione del maiale in tutti i modi immaginabili (acasadoporco.com.br).

un sushi di carne proposto da a Casa do Porco, a São Paulo.

L'ULTIMO PEZZO AGGIUNTO AL MIO GUARDAROBA 

Una gonna di Sacai. Il brand mi piace molto perché ha tanti capi dal taglio asimmetrico, tecnici ed eleganti al tempo stesso (www.sacai.jp).

IL CAPO CHE CONSERVO DA TRAMANDARE 

La pelliccia di astrakan della mia nonna materna, Nina. L'immagine più vivida che ho di lei è una fotografia in bianco e nero che tengo in camera mia: lei giovanissima, esce da una macchina, chic ed elegante, con questa stupenda pelliccia addosso.

I SITI E LE APP PREFERITE

Ultimamente sono nati tanti podcast dedicati alla storia di donne artiste. Il podcast The Great Women Artists è interessante perché invita autori e critici di oggi a rileggere l'opera di pittrici e scultrici del passato (www.thegreatwomenartists.com).

L'ULTIMA COSA CHE HO COMPRATO E AMATO 

Un anello a forma di rana di Bernard Delettrez. Questa è un'altra delle mie passioni: visitare la sua boutique a Roma, in via Bocca di Leone. Tra rane, formiche, scarabei, ragni, mantidi religiose, labbra e altri frammenti anatomici, sembra di entrare in un quadro di Dalì! Il mio anello con la rana è smaltato in modo così intenso che sembra quasi pulsare (465 €, www.bernarddelettrez.com).

Anello in bronzo e smalto, BERNARD DELETTREZ.

IL REGALO PIÙ BELLO CHE HO FATTO DI RECENTE 

La copia facsimile di Nadja, il romanzo autobiografico scritto dal surrealista André Breton (180 €, www.gallimard.fr).

“Nadja”, André Breton, Gallimard.

UN POSTO INDIMENTICABILE VISITATO DI RECENTE 

São Paulo, con tutto il cemento che contraddistingue questa città. L'architetta italiana Lina Bo Bardi, che si era trasferita in Brasile dopo la Seconda guerra mondiale, lì ha disegnato edifici incredibili, come il MASP, Museu de Arte de São Paulo, progettato alla fine degli anni Cinquanta, che si solleva delicatamente da terra sospeso da bretelle rosse. Indimenticabile! (masp.org.br).

Il Museu de Arte de São Paulo, progettato da Lina Bo Bardi.

LA MIA STANZA PREFERITA

Tutte le stanze del nostro piccolo appartamento di New York nell'East Village, tranne il mio studio microscopico di 2x3 metri quadri, dove sono stata rinchiusa per due anni di pandemia e dove ho lavorato all'intera Biennale di Venezia.

SE DOVESSI LIMITARE LO SHOPPING A UN QUARTIERE DI UNA CITTÀ SCEGLIEREI 

Soho è sempre un classico. Quando esisteva ancora mi piaceva andare da Opening Ceremony (purtroppo lo store ha chiuso durante la pandemia). Mi diverte tuttora Marni, che ha un bellissimo negozio, o Celine (www.marni.com; www.celine.com).

IL MIO SPAZIO VERDE PREFERITO 

La High Line, a Manhattan. Confesso che lavoro lì, quindi sono di parte, ma penso sia uno degli spazi pubblici più innovativi creati negli ultimi anni. Quello che lo rende così speciale è il fatto di combinare tante esperienze e interessi diversi: ci sono i giardini disegnati da Piet Oudolf che sono la maggiore attrazione e che cambiano ogni mese con nuovi colori e fioriture. C'è poi l'architettura orizzontale concepita da James Corner Field Operation e Diller Scofidio + Renfro, un grande esempio di riutilizzo di una vecchia struttura industriale trasformata in un parco urbano. E, infine, l'esperienza dell'arte, che curo io, a sorprendere i visitatori che per lo più non si aspettano di vedere sculture, installazioni e murales per tutta la sua lunghezza. Ce n'è per tutti i gusti (www.thehighline.org).

IL MUSEO CHE TROVO PIÙ INTERESSANTE AL MOMENTO 

La Tate Modern di Londra, che sa reinventarsi costantemente e offre una piattaforma incredibile agli artisti contemporanei, in particolare per i progetti realizzati nella Turbine Hall, come quello recente di Anicka Yi (fino al 24 luglio, Yi è in mostra con la sua personale Metaspore al Pirelli HangarBicocca, pirellihangarbicocca.org).

Un particolare di “Le Pain Symbiotique”, una delle opere in mostra a “Metaspore”, la prima personale di Anicka Yi in Italia, fino al 24 luglio al Pirelli HangarBicocca. Ph Agostino Osio. Courtesy Anicka Yi, Pirelli Hangar Bicocca

SE NON FACESSI QUELLO CHE FACCIO 

Vorrei avere un food truck di cibo italiano a New York che chiamerei “Da Cecio”. Il menu consisterebbe di: zuppa di ceci, focacce e pizzette (mi sono specializzata in questo come molti durante la pandemia, con lievito madre e tutto il resto), pasta fredda, insalata di riso, pollo allo spiedo, porchetta, lasagna col ragù, tiramisù… Insomma, chiaramente fallirei dopo una settimana, perché a NY nessuno mangia “carbs”; ma resta comunque il mio sogno!

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