gender gap

Consiglio d’Europa, Italia viola parità donne sul lavoro

Secondo Strasburgo «l’Italia ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione»

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Secondo Strasburgo «l’Italia ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione»


2' di lettura

«L'Italia non ha rispettato l'obbligo di adottare misure per promuovere il diritto alle pari opportunità delle donne nel mercato del lavoro». Lo sottolinea il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d’Europa esprimendosi sul reclamo presentato dall'ong University Women of Europe. Secondo Strasburgo «l’Italia ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione». Oltre all'Italia sono stati esaminati dal Ceds anche altri 14 Paesi e tutti, tranne la Svezia, hanno evidenziato criticità.

Il problema della disparità retributiva
I Paesi messi sotto la lente sono stati Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia. Quest'ultima è l'unico paese per cui il Ceds non ha trovato violazioni, e uno dei tre, insieme a Belgio e Cipro, per cui ha constatato progressi misurabili nella promozione della parità di retribuzione. «Il divario retributivo tra donne e uomini è inaccettabile, eppure continua a rappresentare uno dei principali ostacoli al conseguimento di una reale uguaglianza nelle società moderne», ha affermato Marija Pejcinovic Buric, segretario generale del Consiglio d'Europa. «I governi europei devono intensificare urgentemente gli sforzi per garantire pari opportunità professionali», ha aggiunto.

La difficoltà di conciliare lavoro e figli
Quello della parità retributiva non è il solo problema per le donne nel mercato del lavori. L’Ispettorato del lavoro ha certificato infatti che nel 2019 sono oltre 37 mila neo-mamme lavoratrici c hanno presentato le dimissioni. E la più ricorrente tra le motivazioni che le ha spinte a lasciare l'impiego è stata la difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con l'accudimento dei figli più piccoli, soprattutto se non ci sono nonni a disposizione e non ci si può permettere di pagare baby-sitter o nidi.

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