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Energia, al Consiglio europeo raggiunto accordo dopo lo scontro nella notte. Draghi: è andata bene

Strappato accordo a notte fonda su un «corridoio dinamico temporaneo». Michel: prevalgono unità e solidarietà

di Carlo Marroni, Beda Romano

A Bruxelles i leader Ue salutano Draghi con un lungo applauso

3' di lettura

Bruxelles - Dopo nove ore di acceso negoziato, i Ventisette si sono accordati nel dare mandato alla Commissione europea perché «sottometta loro urgentemente concrete decisioni» in modo da alleviare l'impatto economico della crisi energetica. Qui a Bruxelles, la trattativa è stata lunga e complicata per via delle molte divergenze nazionali. La palla passa ora prima all'esecutivo comunitario e poi ai ministri dell'Energia che saranno chiamati a un difficile negoziato tecnico. «È andata bene», ha commentato il premier italiano Mario Draghi.

Le proposte della Commissione e il ruolo dei 27

Sul tavolo dei leader vi erano la sera del 20 ottobre le iniziative presentate il 18 dalla stessa Commissione europea. Bruxelles ha proposto prima di tutto un meccanismo di correzione del prezzo del gas sul mercato, da usare nelle situazioni di emergenza e in via temporanea. Tra le altre proposte, vi sono un sistema di acquisti in comune di idrocarburi; un nuovo indice che fissi il prezzo del gas, tale da sostituire quello attuale; e infine un limite al prezzo del gas usato per produrre elettricità. Le conclusioni approvate nella notte riprendono nei fatti le varie proposte dell'esecutivo comunitario. I capi di Stato e di governo sono stati chiamati, tuttavia, a una riscrittura del testo, in modo che potesse essere accettato da tutti (il mandato alla Commissione è stato reso più esplicito).

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La spaccatura fra i leader europei

Semplificando al massimo, alcuni paesi, tra cui l'Italia e la Francia, insistevano per misure d'autorità sul mercato per limitare il forte aumento del prezzo del gas che si sta drammaticamente ripercuotendo sulle bollette elettriche.Altri paesi, tra cui la Germania o l'Olanda e alcuni paesi dell'Est, si sono detti preoccupati da interventi sul mercato, timorosi di assistere a un aumento della domanda o peggio a un calo dell'offerta. Sullo sfondo, poi, c'è sempre la questione di chi deve pagare l'eventuale differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo amministrato.

Nel corso della serata e della notte, Parigi e Roma hanno insistito sulla necessità di maggiore solidarietà finanziaria a livello europeo. Si legge nelle conclusioni: «Il Consiglio europeo si impegna a coordinare strettamente le risposte politiche. Sottolinea l’importanza di uno stretto coordinamento e di soluzioni comuni a livello europeo, ove opportuno, e si impegna a raggiungere i nostri obiettivi politici in modo unitario». La presa di posizione è sufficientemente vaga per essere accettata da tutti. Non parla esplicitamente di debito comune, ma permetterà ai paesi favorevoli a questa soluzione di continuare a premere in questa direzione.

Nella notte, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l'esito della riunione «un chiaro programma di lavoro». Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto (ottimisticamente) che le nuove misure dovranno entrare in vigore «tra fine ottobre e inizio novembre». Mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha lasciato intendere che, se i ministri dell'Energia non riusciranno ad accordarsi, un nuovo vertice potrebbe essere necessario. Parlando prima della riunione, la presidenza di turno dell'Unione europea, attualmente in mano alla Repubblica Ceca, aveva assicurato di essere pronta a indire più riunioni per trovare una intesa definitiva. Il prossimo incontro dei ministri dell'Energia è previsto per il 25 ottobre.

"Grazie Mario", in un video l'omaggio Ue a Draghi

L’ipotesi «iberica» e le difficoltà di Scholz

Come detto, nelle conclusioni oltre a un meccanismo di correzione urgente dei prezzi del gas sul mercato vi è anche l'idea di bloccare il prezzo dell'idrocarburo quando questo viene usato per produrre elettricità. Si tratta in buona sostanza della cosiddetta soluzione iberica, utilizzata oramai da qualche mese in Spagna e in Portogallo. L'opzione piace a Parigi e a Roma, ma è vista con dubbi da Berlino e altre capitali.

La Germania teme che possa spingere la domanda, e si chiede chi dovrà pagare la differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo amministrato: la mano nazionale o quella europea? C'è anche il timore che flussi di elettricità sussidiata vengano trasferiti verso paesi terzi, a danno dello Stato membro.In conclusione, il vertice ha permesso ai Ventisette di fare un (nuovo e lento) passo in avanti nell'affrontare la drammatica crisi energetica.

Era difficile attendersi dai leader qualcosa di più concreto, poiché il tema è complesso e molto tecnico. I paesi che più premono per una soluzione rapida ed europea possono dirsi soddisfatti di avere ottenuto un mandato chiaro da dare alla Commissione. Quest'ultima dovrà presentare proposte che possano essere la base di un compromesso tra i ministri.

Un'ultima considerazione a proposito della Germania. Al netto delle sue opinioni sull'opportunità o meno di intervenire sui prezzi di mercato (come detto, Berlino ha numerosi dubbi in proposito), il governo tedesco del cancelliere Scholz è in evidente difficoltà. Sostenuto da una maggioranza eteroclita - composta da socialdemocratici, verdi e liberali - l'esecutivo è in ambasce nel posizionarsi sui temi europei più controversi. Il vertice continuerà oggi con una discussione sulla guerra in Ucraina.

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