IL MAXI-EMENDAMENTO

Consiglio dei ministri notturno per affrontare la crisi degli Ncc. E i taxisti bloccano Termini e Fiumicino

di Riccardo Ferrazza


Terzo giorno consecutivo di proteste degli Ncc contro il decreto

2' di lettura

Era una delle norme più controverse contenute nel Ddl Bilancio. All’arrivo del maxi-emendamento del Governo in Senato le nuove regole sul servizio di “noleggio con conducente” che avevano provocato alternativamente e per motivi opposti le proteste dei taxisti e degli “ncc” sono state al centro di un doppio colpo di scena.

Il primo nel pomeriggio. «Da un’analisi sul comma 160bis - ha annunciato in commissione Bilancio il sottosegretario Massimo Garavaglia - il governo ha fatto una valutazione: potrebbe comportare costi aggiuntivi e quindi una scopertura. Per questi motivi il governo ne chiede uno stralcio. Rivedremo il tema successivamente».La misura, contro la quale in mattinata gli Ncc avevano protestato bruciando in piazza le bandiere di Lega e M5S, stabilisce l’obbligo di rientro in rimessa degli conducenti dopo ogni servizio, indicazione che per molti comporterebbe spostamenti per diverse centinaia di chilometri. Dopo il passo indietro dell’esecutivo è partita la protesta dei taxisti che hanno bloccato il servizio alla stazione Termini e all’aeroporto di Fiumicino.

In serata un altro colpo di scena. Il governo fa sapere che nel Consiglio dei ministri notturno convocato all’1,30 per approvare la seconda nota di variazione al bilancio (passaggio tecnico per l’approvazione della manovra), sarà varato anche un decreto in materia di Ncc «per affrontare la crisi del settore».

La giornata era iniziata con le due categorie a protestare in piazza. I taxisti a pochi metri dal Senato al grido «ci sentiamo traditi dal governo; gli Ncc prima di scendere in strada avevano dato vita a flashmob e blocchi sulla Roma-Fiumicino. «Con le modifiche che vuole il governo l’80% delle 80mila
imprese saranno impossibilitate a operare in maniera lecita», aveva detto Giulio Aloisi di Anitrav prima che la norma fosse stralciata, promettendo: «Se le cose non cambiano diventeremo i gilet gialli italiani».

Nel pomeriggio il dietrofront del Governo motivato con ragioni di copertura. La norma, in realtà, era composta da diversi commi di cui uno solo ha un costo di 1 milione di euro, da destinare all’istituzione di un archivio informatico. La prima parte della misura, che introduce la nuova regolamentazione contestata in piazza dagli Ncc, si legge nella relazione tecnica che accompgnava il testo, ha invece «carattere ordinamentale e, pertanto, alla stessa non si ascrivono effetti finanziari a carico della finanza pubblica». Gargavaglia, però, più tardi insiste:
lo stralcio era necessario «onde evitare il rischio di una quarta lettura in Parlamento».

Critiche le opposizioni. Per Antonio Misiani, capogruppo Pd in commissione, «è una scelta politica», perché «l'odore delle bandiere della Lega bruciate sta arrivando in queste stanze». Vasco Errani (Leu): «Che si tolga il comma sugli Ncc
è un fatto politico, non di copertura e per questo non è dentro il regolamento, vi prego di pensarci. È un vulnus».

«Questo ulteriore colpo di scena è l'ennesima dimostrazione di un governo nella confusione più totale - ha detto Nicola Di Giacobbe, leader di Unica Cgil taxi -. Gli unici a trarne vantaggio sono gli abusivi e le multinazionali che stanno
investendo sulla disarticolazione e deregolamentazione del servizio pubblico».

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