l’inchiesta consip

Consip, falso per incastrare Tiziano Renzi: nuovo interrogatorio per Scafarto

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

2' di lettura

Ci sarebbe stata la «volontà» di incastrare Tiziano Renzi agli affari illeciti dell’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo. L’ipotesi della Procura della Repubblica di Roma adesso si baserebbe su nuove prove raccolte nel corso dell’inchiesta e che oggi saranno contestate al capitano del Noe (comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente) Gianpaolo Scafarto, l’investigatore accusato di aver manipolato passaggi dell’informativa della inchiesta Consip.

L’accusa
L’investigatore segue gli accertamenti sul caso Consip fin dal principio, sulla base di una delega ricevuta dalla Procura della Repubblica di Napoli. L’indagine, poi, è stata trasferita a dicembre scorso a Roma per competenza. Nel corso delle attività di analisi dell’incartamento giudiziario proveniente dai pubblici ministeri partenopei Henry John Woodcock e Celeste Carrano, sono emersi i presunti illeciti commessi da Scafarto. Stando all’accusa, Scafarto avrebbe manipolato un’intercettazione del 6 dicembre 2016, per suffragare l’ipotesi di un rapporto stretto fra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo. Il tentativo non sarebbe da poco: il padre del segretario del Partito democratico è indagato in concorso con l’imprenditore Carlo Russo di traffico di influenze illecite, reato che avrebbe compiuto sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, proprio per creare un vantaggio ad Alfredo Romeo.

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L’intercettazione manipolata
L’intercettazione nel mirino è quella in cui, stando all’informativa, Romeo riferisce: «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato», riferendosi a Tiziano Renzi. In realtà l’analisi delle intercettazioni ha consentito di scoprire che quella frase è stata pronunciata da Italo Bocchino, sodale di Romeo, già indagato di traffico di influenze. Si tratterebbe, dunque, di un presunto depistaggio teso a far avvalorare l'ipotesi che Tiziano Renzi e Alfredo Romeo si fossero incontrati.

Pm: da capitano Noe omesse informazioni
Il capitano del Noe Giampaolo Scafarto è accusato anche di falso materiale e falso ideologico perché «nella qualità di pubblico ufficiale - si legge negli atti - redigeva un’informativa nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito di indagini esperite». Scafarto è uno dei militari impegnati nel recupero, a Roma, di “pizzini” scritti nell'ufficio dell’imprenditore Romeo.

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