l’inchiesta

Consip, indagato per depistaggio il vice capo del Noe

di Ivan Cimmarusti

Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd Matteo Renzi

2' di lettura

L'accusa è di aver "depistato", e nel registro degli indagati è finito il vice comandante del nulceo tutela ambiente, Alessandro Sessa. Il militare è stato interrogato nel pomeriggio alla Procura della Repubblica di Roma.

L'accusa
È durato un'ora e mezza l'interrogatorio del vice comandante dei carabinieri del Noe, Alessandro Sessa. Il militare è indagato dalla Procura della Repubblica di Roma di depistaggio. Secondo il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Paolo Ielo avrebbe detto informazione false nel suo precedente interrogatorio di maggio. Sessa, infatti, aveva detto di essere venuto a conoscenza dell'inchiesta Consip il 6 novembre scorso perché informato dal capitano del Noe Scafarto. In realtà il contenuto di alcuni messaggi attraverso whatsapp, dimostrerebbe che il vice comandante del Noe era venuto a conoscenza dell'indagine sui vertici di Consip già a giugno del 2016.

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La rivelazione del segreto
Il particolare non è di poco conto, perché proprio nell'estate del 2016 sarebbe cominciata una presunta fuga di notizie che poi ha portato nel registro degli indagati il comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana, Emanuele Saltalamacchia, e il ministro Luca Lotti. Per i pm, infatti, sarebbero stati loro ad aver informato Luigi Marroni, ad di Consip, che la magistratura stava indagando sugli appal¬ti della Centrale acquisti della Pubblica amministrazione.

L'interrogatorio di Scafarto
Ci sarebbe stata la «volontà» di incastrare Tiziano Renzi agli affari illeciti dell'imprenditore partenopeo Alfredo Romeo. L'ipotesi della Procura della Repubblica di Roma adesso si baserebbe su nuove prove raccolte nel corso dell'inchiesta e che oggi saranno contestate al capitano del Noe (comando dei carabinieri per la Tutela dell’ambiente) Scafarto, l’investigatore accusato di aver manipolato passaggi dell'informativa della inchiesta Consip. I pm capitolini avrebbero acquisito ulteriori elementi investigativi, che suffragherebbero l’ipotesi di una presunta volontà di colpire Tiziano Renzi, al punto da manipolare una intercettazione ambientale.

L’intercettazione manipolata
L’intercettazione nel mirino è quella in cui, stando all'informativa, Romeo riferisce: «Renzi, l'ultima volta che l'ho incontrato», riferendosi a Tiziano Renzi. In realtà l'analisi delle intercettazioni ha consentito di scoprire che quella frase è stata pronunciata da Italo Bocchino, sodale di Romeo, già indagato per traffico di influenze. Si tratterebbe, dunque, di un presunto depistaggio teso a far avvalorare l'ipotesi che Tiziano Renzi e Alfredo Romeo si fossero incontrati

Pm: da capitano Noe omesse informazioni
Il capitano del Noe Giampaolo Scafarto è accusato anche di falso materiale e falso ideologico perché «nella qualità di pubblico ufficiale - si legge negli atti - redigeva un’informativa nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito di indagini esperite». Scafarto è uno dei militari impegnati nel recupero, a Roma, di “pizzini” scritti nell'ufficio dell'imprenditore Romeo.

Renzi: depistaggio reato odioso, tutti zitti?
Nel pomeriggio arriva il commento di Matteo Renzi alla notizia delle indagini su Sessa . «Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. - scrive il segretario Pd in un post su Instagram - All'improvviso scopri che nella vicenda Consip c'è un'indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? tutti zitti adesso?».

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