analisiLA VICENDA GIUDIZIARIA

Consip, trasparenza e chiarezza

di Paolo Pombeni

2' di lettura

Sul caso Consip ci risparmiamo le annotazioni d’obbligo: la giustizia deve fare il suo corso senza guardare in faccia a nessuno: spetta al sistema giudiziario decidere chi è colpevole e chi no.

I contorni di questa vicenda giudiziaria sono inquietanti e lambiscono, direttamente e indirettamente, la leadership dell’ultima stagione politica, e in genere del renzismo. Proprio per questo si deve fare subito chiarezza e garantire la massima trasparenza.

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Qualche parola va invece spesa sul contorno di questo nuovo caso che echeggia gli antichi scenari di tangentopoli. La Consip è stata inventata per essere un meccanismo che metteva fine ad un sistema di collusioni disinvolte, quando non di peggio, che era facilitato dalla gestione distribuita degli appalti per il rifornimento di servizi alle pubbliche amministrazioni. Era quel meccanismo per cui una siringa poteva costare 1 a Milano e 3 a Palermo, per ricordare una delle polemiche più note. Non molto tempo fa si era annunciato con giusta soddisfazione che l’avere centralizzato gli acquisti della pubblica amministrazione aveva già fatto risparmiare allo stato parecchi milioni di euro.

Per questo la tutela della efficienza e moralità della Consip è un obiettivo primario della pubblica amministrazione, cioè del governo. Lo diventa tanto più nel momento in cui la politica dei partiti è in uno stato di fibrillazione.

Tocca dunque alla politica prendere in mano il problema e stabilire costumi e prassi per cui in ogni ganglio sensibile va innalzato un chiaro cartello: «Astenersi facilitatori, lobbisti e perdigiorno vari». La prassi della “raccomandazione” se si limita al suo fine di asseverare la affidabilità di qualcuno o qualcosa non è in sé un crimine. Ma in un contesto come il nostro è da considerarsi ormai inopportuna e foriera di risultati controproducenti.

Sappiamo benissimo quale è la situazione attuale del nostro sistema di governo e quali tempi duri si profilano nell’orizzonte prossimo. È proprio per questo che si deve ritrovare fiducia nella pubblica amministrazione (dal governo all’ultimo ufficio della filiera) e questa deve avere autorevolezza.

Chi pensa che ci si possa giovare dell’ennesimo confuso scenario di “traffico di influenze” (ancora da provare, lo ribadiamo) per assestare calci negli stinchi all’avversario politico di turno non ha capito una cosa elementare: un sistema amministrativo che non si riuscisse a risanare ed a mantenere autorevole sarebbe una palla al piede capace di trascinare a fondo chiunque sieda al suo vertice, cioè al governo.

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