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Bufera procure, Lotti: «Mai messo bocca nelle nomine»

L’ex ministro rende oggi dichiarazioni spontanee, nell’udienza preliminare del processo in cui è accusato di aver riferito all’ex ad Lugi Marroni dell’esistenza di una indagine, con intercettazioni, sulla Centrale acquisti

di Ivan Cimmarusti


Consip, Lotti: vergognosa strumentalizzazione, io a testa alta

3' di lettura

L’accusa di favoreggiamento pesa sul renzianissimo Luca Lotti come una mannaia. Il processo Consip a Roma rischia di travolgerlo ulteriormente, dopo che l’inchiesta di Perugia sul “caos toghe” ha sollevato ombre su un suo presunto ruolo nel decidere - assieme a consiglieri del Csm - le nomine negli uffici giudiziari più influenti di Italia, come appunto quello della Capitale dove è imputato. L’ex ministro ha reso oggi dichiarazioni spontanee, nell’udienza preliminare del processo in cui è accusato di aver riferito all’ex ad Lugi Marroni dell’esistenza di una indagine, con intercettazioni, sulla Centrale acquisti. Dichiarazioni che hanno riguardato anche lo scandalo nomine: «Non mettevo bocca sulle nomine nelle procure».

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Spontanee dichiarazioni di Lotti
«Non mettevo bocca sulle nomine nelle procure» È quanto ha affermato dall’ex sottosegretario Luca Lotti, lasciando il tribunale di Roma, dove è stato ascoltato nell’ambito dell’udienza preliminare del caso Consip che lo vede imputato di favoreggiamento, parlando dello scandalo nomine al
Csm. «Ho già smentito nei giorni scorsi le ricostruzioni lette su questa vicenda: l’ho detto e scritto nei post in maniera chiara», ha concluso Lotti

L’indagine da Napoli a Roma
L’inchiesta Consip nasce alla Procura della Repubblica di Napoli, dove il pm Henry John Woodcockc e Celeste Carrano mettono sotto indagine l’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo. Salta fuori un «sistema» di rapporti a diversi livelli che coinvolgono anche Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier. Secondo le indagini, infatti, aveva ricevuto - assieme a un amico, Carlo Russo - una «stecca» per sponsorizzare Romeo con i vertici di Consip. In questa fase l'inchiesta viene trasferita a Roma, dove l’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Ielo avviano ulteriori verifiche. Secondo le loro ipotesi Tiziano Renzi non era stato corrotto da Alfredo (salterà fuori il caso del maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto, accusato di aver fatto falsi per incastrare Renzi), tanto che ne hanno chiesto l'archiviazione. Indagando scoprono il ruolo di Lotti.

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Rivelazioni sull’indagine
E arriviamo agli interrogatori di Marroni, essenziali per sciogliere il nodo della presunta rivelazione del segreto. Il tema è bollente, perché secondo le sue dichiarazioni, era stato Lotti a informarlo dell’esistenza dell’inchiesta. Stando gli atti le informazioni «riservate» sull'inchiesta Consip erano «oggetto di conversazioni nelle stanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri» ai tempi di Renzi. Lo dicono i documenti, che precisano come sia stata «allarmante la facilità con cui queste informazioni, che dovrebbero essere caratterizzate da assoluta segretezza, erano, di fatto, diventate oggetto di conversazioni nei Ministeri quasi alla stregua di chiacchiere da bar».

Lotti: «Non dobbiamo mai avere paura della verità e la verità è che all’allora ad di Consip, Luigi Marroni, non ho detto nulla dell’inchiesta»

Marroni: «Lotti mi informò»
Marroni ha raccontato ai pm che «Lotti mi informò che si trattava di un'indagine (quella su Consip, ndr) che era nata sul mio predecessore Casalino (Domenico, il quale risulta stretti rapporti con l'imprenditore Alfredo Romeo, ndr) e che riguardava anche l'imprenditore campano Romeo». Aggiunge che «ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia (comandante Legione Toscana, ndr), dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato (...). Con il generale Saltalamacchia intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l'informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. (...) Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l'ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie».

Lotti: «Non sapevo nulla dell’indagine»
«Non dobbiamo mai avere paura della verità e la verità è che all’allora amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, il 3 agosto del 2016 non ho detto nulla dell'inchiesta perché non potevo riferire ciò che non sapevo». È quanto affermato oggi dall’ex sottosegretario Lotti davanti al gup di Roma nel procedimento sulla fuga di notizie relativa alla vicenda Consip che lo vede imputato di favoreggiamento.

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