audizione alla camera

Consob, Savona: felice se arriva la nomina, ma non brigo per la carica


Savona presidente Consob, opposizioni insorgono

3' di lettura

«Se la nomina» alla presidenza di Consob «è legittima come mi è stato assicurato, sarò felice di accettare nell’interesse del Paese, altrimenti non brigherò come non ho mai fatto». Così il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona ha risposto alle domande dei deputati in audizione davanti alla Commissione Finanze della Camera sulla sua proposta di nomina alla presidenza di Consob. «Non l’ho mai fatto per la nomina a ministro quando stavo prendendo il sole in Sardegna e non lo farò per la presidenza di Consob» ha aggiunto Savona, «anzi la tentazione è forte, alla mia età, a tornare a prendere il sole in Sardegna».

Ma se verrà nominato, l’intenzione di Savona è «proteggere il risparmio, mobilitarlo per la crescita, minimizzare il rischio», senza necessariamente «aumentare i poteri delle autorità di controllo». Prima di tutto, secondo il ministro, bisogna «ridurre la soggettività delle decisioni, anche grazie all'intelligenza artificiale».

Risparmio punto di forza dell’Italia
«Ritengo, e l’ho ripetuto più di una volta - ha detto Savona parlando ai deputati in commissione Finanze - che il risparmio sia il vero punto di forza dell’Italia, di cui tuttavia l’Italia non beneficia pienamente per carenza di fiducia sul futuro che induce intermediari e risparmiatori a farne uso al di fuori del Paese». «Gli italiani percepiscono un rischio interno elevato e una insufficiente protezione del risparmio - ha detto -, le leggi e i regolamenti di protezione del risparmio non bastano per ristabilire la fiducia». «L’unico vero modo per proteggere il risparmio è portarlo al servizio della crescita in un mercato aperto alla libera concorrenza», ha aggiunto.

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Consob machcina che funziona, non voglio fare rivoluzioni
In Consob «c’è una macchina che funziona, non voglio andare a fare rivoluzioni», ha detto Savona rispondendo ai rilievi dei deputati sull’introduzione di nuovi strumenti come intelligenza artificiale, algoritmi e blockchain. Savona assicura che si tratta di «iniziative collaterali» e che «già in Consob ci sono persone incuriosite per rendere sempre più indipendente il processo decisionale da fattori soggettivi poggiando sull'elaborazione di dati scientifici».

Fondamentale aumento di sinergie con Bankitalia
Ai deputati Savona ha poi spiegato che «l’aumento delle sinergie con la Banca
d'Italia è certamente fondamentale», «non abbiate preoccupazioni». «Il rapporto con Bankitalia è la mia prima preoccupazione - ha assicurato - Bankitalia è essenziale e uno dei punti emersi nella commissione d'indagine è che le due non hanno avuto sufficiente collaborazione».

Incarichi privato cessati prima di diventare ministro
Savona ha poi chiarito che «per quanto riguarda gli incarichi privati, io ho cessato ogni genere di attività prima di diventare ministro e non ho nessuna intenzione di continuare alcun rapporto se non sia un rapporto di pura conoscenza sugli strumenti da usare per fare bene il mio eventuale nuovo lavoro nella Commissione». «Circa l'idea che avrei dovuto dare le dimissioni (da ministro, ndr.) prima, l’avrei fatto anche - ha spiegato - non ci ho neanche pensato e mi dispiace che a un certo punto non sia arrivato l’invito a dimettermi immediatamente, mi dispiace che siano arrivati gli insulti». Durante l’audizione un deputato gli ha chiesto se avesse dato le dimissioni da ministro e Savona ha risposto di “no”.

Nessun problema di incompatibilità con fondo Euklid
In merito al suo ruolo nel fondo Euklid, poi, il ministro ha risposto alle domande dei deputati spiegando che «problemi di incompatibilità non nascono da questo punto di vista, perché il fondo ha cominciato ad operare nell’agosto 2018 e quindi non ha avuto alcun tipo di operatività». «Ho seguito il fondo Euklid perché ero incuriosito sull'applicazione degli algoritmi alle attività di gestione del risparmio», ha precisato, «quando si è delineato questo cambio di vita e mi è stata data la possibilità di battermi per un’Europa diversa, più forte e più equa, io ho subito dato le dimissioni».

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