ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’indagine

Consob: solo il 31% delle famiglie può risparmiare. La sfiducia sale al 60%

Scendono del 3,1% le attività in strumenti finanziari. Liquidità a livelli record, salgono anche polizze e previdenza. Per gli esperti «è l’effetto dell’incertezza e del timore di una nuova crisi». Ma anche della cultura finanziaria che resta al palo: il 21% non conosce concetti base come l’inflazione

di Laura Serafini


Italiani confusi su risparmio, per 39% c'e' ancora crisi

4' di lettura

Le famiglie italiane investono sempre meno in strumenti finanziari: nel corso del 2018 questi investimenti hanno subito una contrazione de 3,1 per cento. Solo il 30% delle famiglie riesce a investire, una percentuale che negli ultimi 5 anni è rimasta invariata. Per la prima volta dal 2014 è lievemente salito il tasso di risparmio, pari al 10% della ricchezza netta degli italiani (contro oltre il 12% della media Ue), ma di pari passo si è erosa dal 33 al 31% la percentuale di coloro che riescono a risparmiare con regolarità.

Ovviamente sono sempre loro, le famiglie più abbienti le quali, anche in virtù del benessere e di una tradizione di cultura finanziaria familiare, mostrano maggiori cognizioni e abilità in materia di investimenti. Per gli altri (almeno per il 26% delle famiglie) le risorse sono assorbite dalla spese correnti e, soprattutto, è in forte calo la fiducia in chi tutela il risparmio o è pagato per farlo fruttare: un tasso di sfiducia che ormai investe il 60 per cento delle famiglie italiane.

Crescono la liquidità e i prodotti assicurativi
L’impietosa fotografia emerge è dal quinto rapporto su «Conoscenze finanziarie, attitudini e investimenti nelle famiglie italiane» redatto dalla Consob, in particolare da Nadia Linciano e Paola Soccorso, rispettivamente responsabile e funzionario dell’ufficio studi economici dell’Autorità che vigila sui mercati.

L’esito dell’indagine è molto simile allo scenario emerso dal sondaggio Ipsos-Acri di fine ottobre. Anche nell’analisi Consob si afferma una maggiore propensione per la liquidità e per i conti correnti, dei quali è in possesso oltre l’80 per cento delle famiglie. Al secondo posto si attestano prodotti assicurativi e previdenziali, mentre calano le consistenze su mercato azionario e obbligazionario. «Anche quel lieve segnale positivo relativo al tasso di risparmio è stato registrato nel corso dello scorso anno e bisogna vedere se si consolida - commenta Linciano -. L’aumento del circolante è legato alla forte incertezza, alla preoccupazione per una nuova crisi e per la situazione macroeconomica».

INVESTIMENTI DELLE FAMIGLIE IN STRUMENTI FINANZIARI

INVESTIMENTI DELLE FAMIGLIE IN STRUMENTI FINANZIARI

Il 40% ha interesse per la sostenibilità, ma ci investe solo il 5%
La composizione dei portafogli delle famiglie italiane che ancora investono è ben diversa dal resto dell'Europa (troppa liquidità dalle nostre parti). Il divario con la media europea si regista anche nell’incidenza del debito rispetto alla ricchezza netta: la media europea è 40%, quella italiana il 60 per cento.

Un divario che si ritrova anche nell’età media, più alta per la popolazione italiana, e per un minore utilizzo di internet e dell’e-commerce. Anche in questa indagine, che ha coinvolto 3.058 individui, di cui 1311 già intervistati nel 2018, comincia a imporsi una sensibilità per la sostenibilità ambientale e sociale: il 40% del campione manifesta un interesse potenziale, anche se poi il 66% non conosce le performance passate di queste categorie di investimenti. Solo il 5% degli investitori dichiara di avere questo tipo di prodotti in portafoglio. Il 40% degli intervistati non è però il grado di esprimere un’opinione sui cosiddetti fattori Esg (ambiente, sociale e governance).

La cultura finanziaria scarseggia negli adulti, cresce tra i quindicenni
Oltre a indagare sulla propensione al rischio, il rapporto scava nelle attitudini psicologiche che orientano la percezione e l’assunzione del rischio, come la tendenza a rinviare decisioni, la capacità di risolvere problemi di carattere economico finanziario, l’ottimismo fino alla esposizione a errori di ragionamento sulle probabilità.

L’indagine ancora una volta rivela l’avversione al rischio e alle perdite, evidenziata da due terzi del campione. Un buon 40% pensa di avere elevate capacità di gestire le proprie finanze e permane la scarsa fiducia verso gli operatori finanziari. La cultura finanziaria resta contenuta: il 21 per cento del campione è privo di cognizione di concetti base come inflazione, rapporto rischio rendimento, diversificazione: solo il 12% dimostra padronanza di 4 su sette nozioni avanzate e solo il 2% le definisce correttamente tutte.

USO DI INTERNET E COMPETENZE DIGITALI

USO DI INTERNET E COMPETENZE DIGITALI

Tra gli adulti sempre gli stessi errori
«Un aspetto che emerge con evidenza - continua Linciano - è il fatto che la conoscenza delle nozioni finanziarie di base è rimasta allo stesso livello. Con le campagne di educazione finanziaria si raggiungono le scuole, ma non si coinvolgono gli adulti. Sono migliorate le competenze dei quindicenni, ma non quelle degli adulti. Le faccio un esempio: lo scorso anno abbiamo posto quesiti base a gruppi di persone che abbiamo risentito quest’anno. Solo il 25% di coloro che non avevano saputo rispondere e si erano impegnati a documentarsi lo hanno fatto. Ciononostante, hanno sbagliato comunque le risposte».

Scelte d’investimento più condivise tra moglie e marito
L’indagine rivela infine che in famiglia ormai c’è maggiore condivisione delle scelte di investimento. «Se in passato era in prevalenza l’uomo con il maggior reddito in famiglia a prendere decisioni in autonomia - spiega Soccorso - oggi le scelte sono spesso condivise: una spiegazione è che nell’equilibrio della coppia spesso le donne smorzano alcuni atteggiamenti imprudenti dei compagni».

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