l’azione dei consorzi

Consorzi del vino: digitale è risorsa chiave per l'enoturismo post Covid-19

Non basta la solo presenza online, per conquistare clienti è necessario rafforzare digital marketing ed e-commerce anche per le esperienze in cantina

di Gianni Rusconi

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Il Consorzio di Tutela del Gavi ha collaborato alla realizzazione della ricerca sull’enoturismo dell’Università Boconi

Non basta la solo presenza online, per conquistare clienti è necessario rafforzare digital marketing ed e-commerce anche per le esperienze in cantina


4' di lettura

Capire in tempi di Coronavirus le dinamiche dell'enoturismo, fenomeno che ha visto l’Italia essere nel 2019 la meta più desiderata al mondo secondo il Wine Food Travel Monitor, non è semplice e non lo è nemmeno inquadrare il ruolo, attuale e in chiave prospettica, giocato dai Consorzi di Tutela del vino.

Una ricerca condotta negli ultimi mesi dall'Università Bocconi (Met - Master in economia del turismo) in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Gavi ha provato a farlo mettendo sotto la lente di osservazione i 124 organismi riconosciuti dal Mipaaf.Il focus dell'indagine (presentata in occasione della consegna del premio “La Buona Italia”, andato al Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg) ha seguito due direttrici: da una parte le scelte operate per associare la produzione vinicola alla valorizzazione di altri asset del territorio (gastronomia, beni culturali, percorsi naturalistici); dall'altra le attività portate avanti in chiave web, social e digitale.

In linea generale emerge come, per la totalità dei rispondenti, l'enoturismo costituisca un'opportunità importante per il settore vitivinicolo, tanto in ottica di promozione quanto di diversificazione delle entrate

I Consorzi, in questo scenario sicuramente influenzato dalla pandemia, «si attribuiscono un compito strategico, che va oltre il lavoro qualitativo legato alla produzione e abbraccia anche gli aspetti turistici della filiera, partendo dal ruolo di collante tra i produttori associati e gli stakeholder esterni, pubblici e privati», spiega la docente del Master di Economia del Turismo della Bocconi, Magda Antonioli.

Un compito che prevede anche un’azione di promozione “diretta” e combinata (succede nel 35% dei casi) del prodotto-bottiglia, dei luoghi e della cultura del territorio, verso il mercato domestico e quello internazionale, Stati Uniti e Germania in testa, che sono i principali importatori del vino italiano e anche i principali bacini di domanda per il nostro incoming turistico.

Esperienze in cantina, prenotazioni online limitate

Entrando nel merito dell'indagine, scopriamo che il 78% dei Consorzi promuove già adesso l'attività enoturistica delle aziende associate (praticata da almeno una parte delle cantine) e più in generale il territorio di appartenenza. I canali maggiormente utilizzati sono i profili social e il sito internet (con percentuali dell'82% e del 71% rispettivamente), mentre è più limitata la partecipazione a eventi trade (60%) e consumer (49%). Per contro vi sono ancora Consorzi sprovvisti di un proprio sito e solo un portale su due è accessibile anche in inglese. È infine limitata anche la percentuale di Consorzi che consente di prenotare direttamente online visite in vigna o in cantina e percorsi di degustazione.

Il periodo di incertezza contingente dettato dal Covid-19, insomma, non deve scalfire, bensì rafforzare, l'assioma secondo cui la maggior conoscenza di un luogo/prodotto porti a un maggior consumo dello stesso e viceversa (più cresce il consumo più cresce il desiderio di conoscenza).
«Questa convergenza sembra essere di buon auspicio per l'enoturismo italiano – assicura ancora Antonioli – e invita tutte le realtà operanti in questo settore a investire in maniera più strutturata per il suo sviluppo». Ci sono in effetti Consorzi con un approccio maturo alla comunicazione digitale, e di conseguenza più pronte ad integrare le altre risorse (arte, natura, storia, enogastronomia, tradizioni…) e a definire l'autenticità del proprio territorio, sfruttando anche le grandi potenzialità del canale e-commerce (a supporto delle vendite) e quelle legate alla capacità di fare networking con i soggetti di promozione turistica, per rendere più intuitiva la fruizione dei servizi offerti dalle cantine.

La conquista di nuovi contatti passa solo dal web

Altri Consorzi, per contro, sono molto più indietro nel percorso di evoluzione digitale di sè stessi (e dei produttori associati) per poter aggregare meglio l'offerta multiprofessionale di un comprensorio. Le difficoltà insomma non mancano, come ammette Roberto Ghio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi, evidenziando come uno degli ostacoli da superare sia la scarsa comunicazione fra i diversi attori coinvolti: «Ognuno – spiega al Sole24ore.com – parla la propria lingua e per questo servirebbe un connettore in grado di legare le varie componenti del sistema. Il Consorzio deve essere un grande abilitatore del turismo ma non può essere l'unico, perché occorre mettere insieme i vari mattoni della rete in modo organico».

L'enoturismo, secondo Ghio, a sua volta produttore di Gavi Docg e ristoratore, ha nel vino il portabandiera di altre esperienze accessibili nel territorio ma bisogna fare i conti con il fatto che «ogni cantina viaggia a velocità diverse (si va da qualche migliaio a qualche milione di bottiglie l'anno) e ha esigenze e dinamiche operative diverse. È certo comunque che il lavoro integrato di rafforzamento della reputazione che spetta ai Consorzi ricade positivamente sulle singole aziende, che possono così concentrare i loro sforzi anche sull'ottimizzazione dell'accoglienza».

La strada da fare per rendere il prodotto enoturistico “Italia” ancora più appetibile è ancora lunga. E che il digitale (e la promozione declinata nel web) sia un elemento fondamentale in questo percorso, nell'era post Coronavirus, lo si evince dal fatto che, come ricorda la ricerca della Bocconi, l'80% dei turisti stranieri e dei millennials si informano online prima di scegliere una destinazione per le proprie vacanze.

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