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Consorzio San Giorgio, l’aggregazione riduce la volatilità dei prezzi

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di Filomena Greco

L'idea. Lo strumento utilizzato è quello di acquistare sulla base dei prezzi forward

3' di lettura

Una formula di successo, che nel corso della crisi energetica in atto ha permesso di tenere sotto controllo la voce di spesa per l’energia in capo alle aziende consorziate. È l’esperienza che arriva dal Consorzio San Giorgio, nato in seno a Confindustria Novara quasi dieci fa e che oggi risulta uno strumento importante per le aziende, per contenere il più possibile i rincari della bolletta.

«Il lavoro fatto dal consorzio in questi mesi – spiega il presidente, Marco Dalla Rosa – non è stato naturalmente quello di azzerare i rincari, ma di tenere a bada l’enorme volatilità del prezzo dell’energia elettrica. Non possiamo pensare di battere sempre il mercato, anche se spesso ci riusciamo, ma l’obiettivo più importante è dare stabilità al prezzo delle forniture e permettere alle aziende di programmare costi e spese». Nel corso degli anni, il confronto tra gli acquisti in capo al Consorzio e i prezzi spot ha fatto emergere un bilancio nettamente positivo, a favore delle imprese consorziate. La chiave sta nella capacità di aggregare la domanda – fino a 350 GigaWatt ora trattati annualmente, con ulteriori 100 Giga in fase di ingresso – e di operare sul mercato in maniera unitaria, per conto delle aziende consorziate, sulla base di un modello mutualistico.

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Lo strumento utilizzato dal Consorzio è quello di acquistare sulla base dei prezzi “forward”. «Si tratta di una via di mezzo, molto più gestita – spiega Dalla Rosa + – tra lo stabilire un prezzo fisso ad esempio per un anno e poi negoziare per il periodo successivo, condizione ad oggi difficile da attuare, e l’acquisto dell’energia a seconda delle quotazioni giornaliere». Attualmente, in base all’andamento di un mercato «impazzito», come lo definisce Dalla Rosa, il Consorzio rivede e rinegozia l’acquisto di energia due-tre volte a settimana. «Di fatto noi compriamo oggi pezzi di fornitura futura, sui mercati forward o mercato a termine, con quotazioni ad esempio per il mese di dicembre o per coprire una parte dei consumi del 2023, ad esempio acquisto un MegaWatt per l’intero anno, fornitura che dovrò poi di volta in volta integrare sul mercato». Lo schema è quello di comporre di volta in volta un mix di quotazioni che, a ridosso della delivery, portino ad aver chiuso la maggior parte del fabbisogno energetico delle imprese consorziate.

Il Consorzio ha un mandato delle aziende a contrattare, sul mercato dell’energia, per loro conto e il prezzo ottenuto è valido per tutti, tranne che per le aziende che hanno la possibilità di avere una fornitura a prezzo fisso, sempre nell’ambito del contratto con il consorzio, o per quelle che scelgono il prezzo indicizzato. O ancora, a fronte di determinati volumi, ci sono aziende che chiedono di poter gestire poi internamente le quotazioni.

Di fatto, il Consorzio non funziona come un trader classico perché acquista l’energia elettrica per conto degli associati ma non la rivende. «Siamo stati lungimiranti – raccconta Marco Dalla Rosa – perché abbiamo iniziato ad “allenarcia” comprare sul mercato Forward a partire dal 2014, quando ancora la volatilità non era tale da renderla una pratica necessaria. Il modello si è consolidato tanto che da tre anni almeno ci troviamo ad acquistare l’intero fabbisogno energetico delle imprese associate con questa modalità sul mercato». Una pratica diffusa in Europa, meno in Italia dove si era più abituati alla formula del prezzo fisso dell’energia, un meccanismo che è completamente saltato dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina con la crisi del gas, diventata poi crisi energetica.

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