Professioni

Consulenti finanziari, per i commercialisti una chance in più con la doppia iscrizione

Ai dottori commercialisti consentito iscriversi anche all’Albo dei consulenti finanziari, ma solo nella sezione degli indipendenti

di Adriano Lovera

Diventare consulenti finanziari e private banker

2' di lettura

Se i consulenti finanziari indipendenti sono una rarità, esiste una nicchia ancora più risicata, ma potenzialmente molto interessante: quella dei commercialisti-consulenti. Infatti è permessa la doppia iscrizione all’Albo dei commercialisti e a quello dei consulenti finanziari, a patto che questo avvenga nella sezione degli indipendenti, non invece a quella degli “ex-promotori”. Nel primo caso, infatti, viene ravvisata la natura sostanzialmente intellettuale dell’attività di consulenza, mentre nel secondo caso si tratta a tutti gli effetti di un’attività commerciale, svolta dietro mandato. «A oggi, in effetti, sono poco più di dieci in Italia i professionisti con questa doppia iscrizione, me compreso, testimonia Luca Rizzi, torinese, amministratore della società di consulenza Capitalsuite e da poco entrato nel direttivo dell’associazione di categoria Nafop.

Servizio a valore aggiunto

Ma che cosa significa, in concreto, essere insieme commercialista e consulente? «Su questo aspetto meglio essere chiari. A mio giudizio, la possibilità della doppia iscrizione non vuol dire che si possano svolgere entrambe le attività contemporaneamente, con la giusta dose di professionalità. L’aspetto interessante cui guardare è che la consulenza finanziaria indipendente si può integrare a pieno nel novero dei servizi a valore aggiunto offerti al cliente dallo studio fiscale, attraverso sinergie e collaborazioni tra lo studio stesso e dei consulenti esterni, oppure se il titolare individua una risorsa interna da formare e dedicare a quella precisa mansione».

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Lo studio del Consiglio nazionale

Le opportunità per gli studi fiscali che si aprono a questa realtà sono molteplici: ampliare la gamma di servizi, dunque fidelizzare i clienti e incrementare il ruolo dei commercialisti nel coordinare i passaggi generazionali all’interno delle famiglie, sia quando coinvolgono asset aziendali sia altre proprietà, un ruolo che troppo spesso viene affidato alle banche o altri istituti finanziari. Su questo tema, si segnalano approfondimenti specifici, reperibili in rete, da parte degli Ordini territoriali di Torino e Firenze e il corposo studio “Il commercialista e la consulenza finanziaria agli investimenti” redatto dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione nazionale commercialisti.

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