emergenza coronavirus

Consulenti del lavoro: impossibile pagare la cassa integrazione prima di maggio

Molti istituti di credito nono sono ancora pronti per anticipare gli ammortizzatori sociali previsti dal decreto Cura Italia, e la situazione è più grave al Sud

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Molti istituti di credito nono sono ancora pronti per anticipare gli ammortizzatori sociali previsti dal decreto Cura Italia, e la situazione è più grave al Sud


2' di lettura

I pagamenti degli ammortizzatori sociali non arriveranno prima di maggio, perché «le banche non son pronte per anticipare la cassa integrazione». Lo rivela un sondaggio tra un campione di quasi 4.500 consulenti del lavoro: per «il 91% degli interpellati» gli assegni verranno realisticamente liquidati solo il mese prossimo, e «l'83% denuncia la mancata operatività degli accordi per dare il via libera alle procedure per l'anticipazione bancaria» delle somme. Situazione complessa dunque, soprattutto al Sud.

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Secondo la testimonianza dei consulenti del lavoro che stanno seguendo le aziende in tempo di emergenza da coronavirus, «il 17% delle banche è, ad oggi, operativa», tuttavia permane un forte gap nella Penisola, giacché «se al Nord la quota di filiali attiva è pari al 28%, il dato scende al Centro (12%) e nel Meridione (11%)». Colpisce, poi, come a scontare «incredibili ritardi» per l'anticipazione della cassa integrazione siano «non solo i piccoli ma anche i grandi istituti di credito: è più del 70% degli iscritti all'Ordine professionale a segnalare la mancata operatività degli accordi». Complessivamente, viene segnalato nel sondaggio, «l'impianto di strumenti messo a punto per fronteggiare l'emergenza si dimostra largamente inefficace per offrire quella rapidità di risposta, elemento essenziale a garantire un'effettiva tutela dei lavoratori. Molti sono i fattori che la stanno ostacolando, ma più di tutti pesa la pluralità ed estrema eterogeneità degli strumenti a disposizione per l'emergenza (secondo l'84% degli intervistati), mentre sarebbe stato più utile e semplice un ammortizzatore sociale unico». Altra criticità, infine, (per il 84,1% dei consulenti del lavoro intervistati) «viene segnalata dall'errore di aver concentrato la gestione di tutto il sistema di interventi in un unico soggetto, l'Inps», si sottolinea.

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