LA NUOVA LEGISLATURA

Consulta, Csm, Antitrust: le nomine che spettano il nuovo Parlamento

di Riccardo Ferrazza

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(ANSA)


3' di lettura

Un Parlamento “impiccato” nel quale a dieci giorni dal voto è ancora impossibile immaginare una maggioranza e che nei prossimi mesi sarà chiamato a fare nomine importanti che riguarderanno istituzioni di garanzia e autorità di controllo. Un giudice costituzionale, i membri “non togati” del Csm, il presidente dell’Antitrust. Passaggi delicati che richiedono un accordo tra partiti. Uno scenario difficile da immaginare in questi giorni di attesa del primo appuntamento parlamentare: l’elezione dei presidenti di Camera e Senato in programma dal 23 marzo.

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A settembre scade il mandato degli otto membri “laici” del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe presieduto dal Presidente della Repubblica. Quelli in carica furono eletti nel 2014 dalle precedenti Camere riunite in seduta comune. Non fu un parto semplice: per arrivare a Palazzo dei marescialli «gli otto professori ordinari in materie giuridiche o avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione» devono infatti ricevere il voto di almeno i tre quinti dei componenti del Parlamento. Un quorum elevato che rende necessaria una trattativa tra le forze politiche su una rosa di nomi proposti da ciascun partito. Con il rischio di veti incrociati e votazioni a oltranza.

Proprio come accadde nel 2014, quando al negoziato prese parte anche il Movimento 5 Stelle. Ci vollero sei votazioni per arrivare alla “fumata bianca” per Giovanni Legnini e Giuseppe Fanfani, entrambi del Pd (con il primo che sarebbe stato eletto vicepresidente del Csm); ne servirono sette per eleggere Antonio Leone (candidato in quota Ncd) e solo dopo due ulteriori settimane di stallo la squadra dei laici fu completata con gli altri cinque nomi: Elisabetta Alberti Casellati e Pierantonio Zanettin per Forza Italia, Paola Balducci per Sel, Renato Balduzzi per Scelta civica e Alessio Zaccaria, indicato dal Movimento 5 Stelle.

Casellati e Zanettin erano senatori di Forza Italia che si dimisero dopo circa un anno e mezzo di legislatura per assumere l’incarico a Palazzo dei marescialli. Entrambi si sono candidati alle ultime elezioni politiche e per questo, a fine gennaio, avevano comunicato che si sarebbero astenuti dalle attività consiliari. Tutti e due sono stati torneranno a Palazzo Madama: Casellati nel collegio di Venezia, Zanettin in quello di Vicenza.

Il Parlamento che si insedierà il 23 marzo riceve in eredità dalla precedente legislatura una casella vuota da riempire. Si tratta della nomina del giudice della Corte costituzionale che deve sostituire Giuseppe Frigo, eletto dal Parlamento su indicazione del centro-destra nell’ottobre del 2008 e dimessosi dall’incarico per motivi di salute («Sono stato costretto a lasciare dai medici») a otto mesi dalla fine del suo mandato, il 7 novembre 2016: da allora il plenum di 15 membri non si è mai ricostituito perché i gruppi parlamentari non sono riusciti a raggiungere un accordo sul possibile nome per il quale è richiesto il voto dei 2/3 dei componenti dell’Assemblea. Ora il compito spetterà ai colleghi parlamentari neo-eletti ma la partita non sarà per nulla semplice.

All’orizzonte ci sono altre scadenze, come quelle dei vertici dell’Antitrust. Presidente e i componenti dell’autorità sono nominati dai presidenti di Camera e Senato e restano in carica sette anni. Alla guida del garante della concorrenza e del mercato è Giovanni Pitruzzella che nel 2011 prese il posto di Antonio Catricalà, passato a Palazzo Chigi per ricoprire il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Mario Monti. Gli altri due componenti del collegio sono Gabriella Muscolo (in carica dal 16 maggio 2014) e Michele Ainis (in carica dall’8 marzo 2016). Il mandato di Pitruzzella scadrà a novembre: il suo successore sarà scelto dai nuovi presidenti di Camera e Senato. Per conoscere i loro nomi bisognerà aspettare almeno il 23 marzo.

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