giurisprudenza

Consulta: illegittima l'applicazione retroattiva della legge "spazzacorrotti"

Bocciato l'indirizzo giurisprudenziale sull'applicazione della norma che include la corruzione e altri delitti contro la Pa tra quelli gravissimi che non consentono l'accesso ai benefici penitenziari se il condannato non collabora

di Vittorio Nuti

Spazzacorrotti: la retroattività è incostituzionale

Bocciato l'indirizzo giurisprudenziale sull'applicazione della norma che include la corruzione e altri delitti contro la Pa tra quelli gravissimi che non consentono l'accesso ai benefici penitenziari se il condannato non collabora


3' di lettura

La Consulta boccia l'applicazione reatroattiva della legge n. 3/2019 «Misure per il contrasto dei reati contro la Pa e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici», meglio nota come "spazzacorrotti".L o rende noto la Corte costituzionale in un comunicato che anticipa quanto deciso in Camera di consiglio. Secondo i giudici delle leggi è illegittima, in particolare, l'applicazione retroattiva della norma che ha esteso ai reati contro la Pa le preclusioni previste dall'articolo 4-bis dell'Ordinamento penitenziario rispetto all'adozione dei benefici e delle misure alternative alla detenzione.

Accolte le censure sollevate da 17 ordinanze
I giudici hanno ha dunque accolto le censure sollevate dalle ordinanze di 17 giudici ordinari che denunciavano la mancanza di una disciplina transitoria che impedisse l'applicazione delle nuove regole ai condannati per un reato commesso prima dell'entrata in vigore della legge n. 3/2019. La Corte, spiega infatti la nota, «ha preso atto che, secondo la costante interpretazione giurisprudenziale, le modifiche peggiorative della disciplina sulle misure alternative alla detenzione vengono applicate retroattivamente, e che questo principio è stato sinora seguito dalla giurisprudenza» anche con riferimento alla "spazzacorrotti".

Leso il principio di legalità delle pene
La Corte, prosegue il comunicato «ha dichiarato che questa interpretazione è costituzionalmente illegittima con riferimento alle misure alternative alla detenzione, alla liberazione condizionale e al divieto di sospensione dell'ordine di carcerazione successivo alla sentenza di condanna». Secondo la Corte, infatti, «l'applicazione retroattiva di una disciplina che comporta una radicale trasformazione della natura della pena e della sua incidenza sulla libertà personale, rispetto a quella prevista al momento del reato, è incompatibile con il principio di legalità delle pene, sancito dall'articolo 25, secondo comma, della Costituzione.

Bonafede: sentenza sull'interpretazione, non su "spazzacorrotti"
La reazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede arriva a stretto giro, ed è una difesa . «Io rispetto la sentenza della Corte e aspettiamo di leggere le motivazioni» (previsto nelle prossime settimane, ndr) ma «dal comunicato si evince che la Consulta chiarisce come una parte della legge, che riguarda l'irrigidimento dell'accesso ai benefici penitenziari, non può essere applicata retroattivamente. Quella era un'interpretazione che facevano i giudici, non c'è una norma a riguardo nello spazzacorrotti», spiega il ministro in Transatlantico a Montecitorio. E ribadisce che «si interviene sull'interpretazione e l'applicazione della norma».

Caiazza (Ucpi): Consulta si conferma argine a difesa dei diritti
Tra chi esulta per lo stop arrivato dalla Consulta c'è l'avvocato Giandomenico Caiazza, leader dell'Unione delle Camere penali, schierata in prima linea nella guerra alla «legge più scandalosamente populista e giustizialista degli ultimi decenni, la stessa che ha introdotto il principio barbaro dell'imputato a vita» (vedi riforma della prescrizione). La "spazzacorrotti", fiore all'occhiello del guardasigilli Bonafede, «è la degna fotografia di questi tempi barbari: la Corte Costituzionale si conferma l'unico argine in difesa dei diritti e del diritto, della costituzione e delle regole basilari della convivenza civile».

Gelmini: dopo la Consulta Bonafede si dimetta
Per Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, la bocciatura dell'applicazione retroattiva della "spazzacorrotti" è da leggere come la bocciatura «senza appello» della «logica giustizialista e manettara del Movimento 5 Stelle». E Bonafede «si conferma un politico inadatto a guidare un ministero importante come quello di Grazia e Giustizia: il Guardasigilli rifletta, è giunto il momento di togliere il disturbo e dedicarsi ad altro». Da FI attacca il ministro anche il responsabile del Dipartimento giustizia Enrico Costa, ricordando le proposte di legge presentate per introdurre una disciplina transitoria della spazzacorrotti che avrebbe evitato lo «schiaffone» della Corte. Bonafede, conclude Costa, «paghi di tasca propria l'ammontare delle riparazioni per le ingiuste detenzioni cagionate dalla sua testardaggine».

La censura indiretta dell'«ostacolo ostativo»
La sentenza della Corte torna sulla legge 3/2019 a poche settimane dalla censura indiretta contenuta in un'altra pronuncia (253/2019, relatore Niccolò Zanon) che nel dicembre scorso intervenne sulla norma sul cosiddetto «ergastolo ostativo» disciplinata dall' articolo 4-bis, comma 1, della legge sull'ordinamento penitenziario (n. 354/1975). In pratica, la dichiarazione di illegittimità costituzionale del divieto assoluto di concedere permessi premio ai condannati per reati previsti dall'articolo 4-bis sulla base della mancata collaborazione con la giustizia del condannato. In virtù di quella sentenza della Corte, la presunzione di «pericolosità sociale» che precludeva i permessi premi ai condannati per i reati di mafia è passata da assoluta a relativa (e quindi può essere superata dal magistrato di sorveglianza). E si è riflessa su tutti i reati contemplati dall'articolo 4-bis compresi gli ultimi arrivati, quelli contro la Pa, aggiunti dalla "spazzacorrotti".

Per approfondire:

Corruzione, l'Italia migliora (di poco). Scopri la relazione tra ricchezza e trasparenza

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