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Consulta boccia referendum leghista per il maggioritario: «Quesito manipolativo». Salvini: «Difesa vecchio sistema»

Non si terrà il referendum sulla legge elettorale sostenuto dalla Lega per abrogare le norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi e trasformare il sistema in un maggioritario puro. La Corte costituzionale lo ha dichiarato inammissibile perché «eccessivamente manipolativo»


La Consulta boccia il referendum leghista sul maggioritario

4' di lettura

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum richiesto da otto regioni guidate dal centrodestra (con input leghista) che puntava ad eliminare dalla legge elettorale attuale, il cosiddetto Rosatellum, la parte proporzionale, lasciando solo i collegi maggioritari uninominali. La Consulta lo ha dichiarato inammissibile perché «eccessivamente manipolativo». «Vergogna è difesa vecchio sistema», è stato il commento “a caldo” del leader leghista Matteo Salvini.

La decisione della Corte costituzionale

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La nota della Corte costituzionale
«La Corte costituzionale - si legge in una nota della Consulta - si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere la richiesta di ammissibilità del referendum elettorale “Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, presentata da otto Consigli regionali (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Liguria). Oggetto della richiesta referendaria erano, in primo luogo, le due leggi elettorali del Senato e della Camera con l’obiettivo di eliminare la quota proporzionale, trasformando così il sistema elettorale interamente in un maggioritario a collegi uninominali. Per garantire l’autoapplicatività della “normativa di risulta” – richiesta dalla costante giurisprudenza costituzionale come condizione di ammissibilità dei referendum in materia elettorale - il quesito investiva anche la delega conferita al Governo con la legge n. 51/2019 per la ridefinizione dei collegi in attuazione della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari».

«Eccessiva manipolatività del quesito referendario»
«In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale ha fatto sapere che a conclusione della discussione la richiesta - continua la nota - è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l'autoapplicatività della “normativa di risulta”».

«La norma oggetto del conflitto contestabile in via incidentale»
«Preliminarmente - conclude la nota - , la Corte ha esaminato, sempre in camera di consiglio, il conflitto fra poteri proposto da cinque degli stessi Consigli regionali promotori e lo ha giudicato inammissibile perché, fra l’altro, la norma oggetto del conflitto avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilità del referendum».

Salvini: vergogna è difesa vecchio sistema
Non si terrà dunque il referendum sulla legge elettorale sostenuto dalla Lega per abrogare le norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi e trasformare il sistema in un maggioritario puro.«È una vergogna - è stato il commento “a caldo” del leader della Lega, Matteo Salvini -, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica».

Calderoli: Consulta non fa decidere il popolo
Critiche sono giunte anche dal senatore della Lega Roberto Calderoli, che il 30 settembre ha depositato la proposta di referendum. «Oggi con la decisione negativa della Consulta sul referendum sulla legge elettorale possiamo scrivere “cancelliamo il popolo” - ha affermato -. Perché la decisione inaspettata della Corte Costituzionale pone fine alla possibilità che possano essere presentati futuri referendum abrogativi in materia elettorale e quindi, di fatto, pone la materia elettorale tra quelle che non possono essere sottoposte a referendum secondo la nostra Costituzione, peccato però che questo nella nostra Costituzione non ci sia scritto. A fronte dell’inerzia o della pessima attività svolta negli anni dal Parlamento in materia elettorale questa volta - ha concluso Calderoli - la parola sarebbe spettata finalmente al popolo».

Di Maio, a Lega interessano solo poltrone
Sulla decisione della Consulta è intervenuto anche il capo politico M5S Luigi Di Maio: «Seguiamo la strada del proporzionale affinché tutti i cittadini italiani siano effettivamente rappresentati in Parlamento». E alle accuse di Salvini ha replicato: «La Corte Costituzionale ha bocciato la richiesta di referendum sulla legge elettorale che aveva promosso la Lega. In sintesi: volevano introdurre in Italia un sistema elettorale totalmente maggioritario, garantendo meno rappresentanza ai cittadini. Non ci stupisce, del resto quello che importa a loro in questo momento è trovare un modo per accaparrarsi più poltrone possibili».

D'Inca: ora avanti per legge proporzionale
«Dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale - è il commento del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà - noi continuiamo ad andare avanti per superare il Rosatellum e dare al Paese una legge elettorale proporzionale con soglia alta che garantisca un sistema politico più coeso, Camere più rappresentative e governi più stabili».

Meloni: sinistra non gradiva, sentenza prevedibile
Secondo il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, «la bocciatura del referendum per il maggioritario era prevedibile, sia per l’aspetto politico non gradito alla sinistra e quindi sgradito alla maggioranza della Consulta, sia per la natura tecnica del quesito a nostro avviso corretto ma obiettivamente al limite del consentito. Ottima l’intenzione - ha aggiunto - ma quasi inevitabile l'esito tecnico-politico». A questo punto, secondo Meloni «il centrodestra deve rilanciare subito con una proposta unitaria che dica no al tentativo dei rossi-gialli di farci tornare col proporzionale agli anni della Prima Repubblica quando, alla faccia dei cittadini, decidevano tutto i partiti che allora avevano almeno uomini, regole e strutture oggi assenti. Occorre una legge con ampia quota maggioritaria che assegni alla coalizione vincente la certezza di poter governare. Il modello potrebbe essere il Mattarellum», ha concluso Meloni.

L'accelerazione sulla legge elettorale proporzionale
Per sminare quel referendum e dimostrare alla Consulta che sul sistema di voto sta già legiferando il Parlamento, la maggioranza aveva accelerato la presentazione di una legge elettorale proporzionale che nasce da un primo accordo di maggioranza (ma Leu mantiene “riserve”), il Germanicum, un sistema con soglia di sbarramento al 5% (nell'iter parlamentare, complici i voti segreti, c'e' il rischio che scenda) e diritto di tribuna per i piccoli partiti.

La soglia del 5%, è il ragionamento condiviso, come osserva anche Dario Parrini (Pd), «ristrutturerebbe l'offerta politica» in maniera molto forte. In pratica «costringerebbe» Iv, Azione di Calenda e anche +Europa a formare un polo centrista, certo in parte in “competition” con lo stesso Pd, ma in grado di attrarre i voti dell'elettorato moderato che fu di Fi, rendendo competitivo il centrosinistra seppur dopo il voto. E anche a sinistra potrebbe costringere alla convergenza rosso-verde.

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