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Consumatori: non sono abusive le clausole contrattuali che riproducono leggi nazionali

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi con due sentenze sull’applicazione della direttiva 93/13 che protegge in sede contrattuale chi acquista beni

di Annarita D'Ambrosio

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(Getty Images)

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi con due sentenze sull’applicazione della direttiva 93/13 che protegge in sede contrattuale chi acquista beni


3' di lettura

A tutela dei consumatori: ecco le norme per le merci Ue

Non rientra nell'ambito di applicazione del diritto europeo una clausola contrattuale che non sia stata negoziata, ma che riproduce una regola prevista da una legge nazionale, efficace tra le parti in mancanza di un loro diverso accordo. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia Ue nella sentenza nella causa C-81/19.

I fatti
NG e OH, due cittadini romeni, nel 2006 avevano stipulato un contratto di mutuo con la Banca Transilvania, con il quale la banca prestava loro una somma pari a 90mila lei rumeni (circa 18.930 euro). Nel 2008, gli stessi avevano stipulato un altro contratto di mutuo, destinato al rifinanziamento del contratto iniziale, espresso in franchi svizzeri. Per via della forte svalutazione del leu rumeno, l'importo da rimborsare si è quasi raddoppiato negli anni successivi.Nel 2017 per questo, NG e OH hanno proposto un ricorso al Tribunale di Cluj, in Romania, per far dichiarare il carattere abusivo di una parte del contratto di rifinanziamento, ovvero quella in cui, pur stabilendo che il pagamento avrebbe dovuto essere effettuato nella valuta nella quale era espresso, prevedeva che i mutuatari potessero chiedere alla banca che il mutuo fosse espresso in una nuova valuta.

I due sostenevano anche che la Banca Transilvania era venuta meno al proprio obbligo di informazione, non avendoli avvertiti, al momento della negoziazione e della conclusione del contratto, del rischio che comportava la conversione della valuta del contratto iniziale in una valuta estera.

La decisione ed i motivi
Alla Corte Ue si era rivolto il Tribunale romeno chiedendo conto dell'applicazione della direttiva 93/13 riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Si chiedeva se la direttiva riguardasse anche una clausola di quel tipo, cioè contrattuale non negoziata, ma riproducente regole che per la legge nazionale si applicano automaticamente tra le parti contraenti.

La Corte ha chiarito pertanto l'ambito di applicazione della direttiva 93/13 che, non si applica nè quando la clausola contrattuale deve riprodurre una disposizione legislativa o regolamentare, nè quando questa disposizione è imperativa. La clausola insomma non può ritenersi abusiva se riproduce una legge nazionale. Spetta al giudice nazionale – precisa ancora la Corte - verificare l'imperatività di volta in volta. E pertanto l'applicazione della direttiva Ue non è automatica e non si applica al caso in questione.

Restituzione somme indebitamente versate
Riguarda l’applicazione della direttiva 93/13 anche la pronuncia della Corte Ue, sempre del 9 luglio, relativa alla restituzione di somme versate in forza di una clausola abusiva inserita in un contratto tra un professionista e un consumatore. Il caso è relativo ad un contratto di credito con oggetto la concessione di prestiti personali da due istituti bancari esteri a due residenti sempre in Romania.

A rivolgersi alla Corte Ue il tribunale di Mureş questa volta chiedendo se la direttiva 93/13 continui a trovare applicazione dopo l'integrale esecuzione di un contratto e, in caso di risposta affermativa, se un'azione di restituzione delle somme riscosse in forza delle clausole contrattuali ritenute abusive possa essere soggetta ad un termine di prescrizione di tre anni che inizia a decorrere dall'estinzione del contratto.

La decisione
La Corte ha ricordato, anzitutto, che il giudice nazionale deve disapplicare una clausola contrattuale abusiva che prescriva il pagamento di somme in realtà non dovute e che ciò implica sempre la restituzione delle somme pagate in base a quella clausola.La direttiva 93/13 non contrasta con l'eventuale normativa nazionale che prevede diversi termini di prescrizione per la restituzione delle somme, i termini non devono essere però meno favorevoli rispetto a quelli relativi a ricorsi analoghi di diritto interno, né devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio dei diritti previsti dall'ordinamento giuridico dell'Unione.

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