Consumi e lockdown

Nei primi quattro mesi dell’anno aumenta la vendita di vino nella Gdo (+7,9%)

Secondo i dati elaborati da Vinitaly e Iri in aumento gli acquisti di brick, Prosecco e Doc. La crescita è significativa, ma non basta a colmare il gap di domanda creato dalla chiusura del canale horeca

di Giorgio dell'Orefice

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(Imagoeconomica)

Secondo i dati elaborati da Vinitaly e Iri in aumento gli acquisti di brick, Prosecco e Doc. La crescita è significativa, ma non basta a colmare il gap di domanda creato dalla chiusura del canale horeca


3' di lettura

Nel corso del lockdown si è bevuto più vino tra le mura domestiche. Lo avevano già segnalato le principali insegne del wine delivery come le piattaforme specializzate dell'e-commerce e ora viene certificato anche dal canale che anche in tempi normali veicola la maggior parte dei volumi di vino in Italia: la grande distribuzione. Secondo i dati elaborati da Vinitaly e Iri nel periodo tra il primo gennaio e il 19 aprile, quindi comprendendo anche le cifre relative alle festività pasquali, le insegne della grande distribuzione organizzata (Iper, super, libero servizio e discount) hanno registrato un incremento degli acquisti di vino del 7,9% in volume e del 6,9% in valore.
Un rimbalzo davvero rilevante considerato che l'emergenza Covid-19 copre meno della metà del periodo preso in esame e cioè l'intero mese di marzo e 19 giorni di aprile. Tanto è bastato però per imprimere una forte accelerazione alle vendite dopo che i primi due mesi dell'anno con ogni probabilità erano stati, in linea con il 2019, all'insegna della stabilità se non di un timido progresso.


Tuttavia – va sottolineato – questo positivo trend di vendita registrato sugli scaffali della Gdo nazionale, insieme alle vendite realizzate dall'universo dell'e-commerce, di certo non potrà compensare la vera e propria voragine nei consumi dovuta alla chiusura del canale di bar e ristoranti.

I vini più venduti
Interessanti anche i numeri relativi alle singole tipologie di vino più consumate. Molto positivi i dati per le etichette Doc e Docg le cui vendite sono aumentate del 9,9% mentre le bottiglie Igt sono cresciute del 4 per cento. Il clima da quarantena certo non ha favorito la voglia di festeggiare come dimostrato dal calo del 5,4% registrato dalle vendite di spumanti. Un trend dal quale si è invece sganciato il Prosecco che con una crescita dell'8,3% in totale controtendenza con il settore dimostra di aver beneficiato invece della nuova moda degli aperitivi a distanza.

I dati di Vinitaly-Iri dimostrano che nel periodo di lockdown è cresciuta in genere la voglia di vino come dimostrato dai dati relativi al vero e proprio risveglio dei vini comuni. Una categoria che da anni era confinata in una fetta residuale del mercato e che nei primi mesi del 2020 ha registrato il forte rimbalzo sia del vino in Brik (+8,8%) che il vero e proprio exploit del Bag in Box (il formato da due litri e mezzo con rubinetto) le cui vendite sono cresciute del 36,8%.
Trend che si sono rivelati più accentuati nelle due settimane a ridosso delle festività pasquali visto che le vendite di vino in generale sono aumentate del 10,2% mentre quelle di spumanti sono crollate del 38%.
Molto bene anche gli acquisti di vino biologico, ancora una nicchia del mercato ma che nel primo trimestre 2020 ha venduto 1 milione e 559 mila litri, con un aumento del 19%.


«Nella Distribuzione Moderna – ha spiegato il Business Insight Director di IRI, Virgilio Romano, – si è comprato più vino perché il consumo a casa ha sostituito, in parte, quello fuori casa, ma è diminuita la spensieratezza e quindi la volontà di stappare uno spumante. Da inizio anno la crescita maggiore la fanno registrare il vino IGP ed il vino comune (da tavola). Le vendite delle etichette Doc/Docg, pur sostenute, sono state frenate dal minor ventaglio degli assortimenti in particolare nei negozi più piccoli e dal minor tempo dedicato all'acquisto dovuto alle indicazioni fornite dai punti vendita di ridurre i tempi della spesa».

«La crescita degli acquisti di vino nella grande distribuzione in regime di lockdown è significativa, in particolare a volume, ma non basta a colmare il gap di domanda che si è creato con la chiusura del canale Horeca, specie per la fascia alta delle etichette – ha osservato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. I dati dimostrano, inoltre, una oggettiva propensione al risparmio, specie nel mese di aprile, da parte dei consumatori in questo momento particolare in cui anche Vinitaly è al fianco del settore per favorire il rilancio attraverso il business in tutte le sue declinazioni».

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