Economia Digitale

Contact tracing, ci sono punti fermi ma ogni Paese si costruisce la sua app

Il mondo non ha ancora deciso come intende tracciare i contagiati da coronavirus nella fase 2 con la tecnologia. Ecco cosa hanno deciso all’estero

di Alessandro Longo

(ANSA)

4' di lettura

Il mondo non ha ancora deciso come intende tracciare i contagiati da coronavirus nella fase 2 con la tecnologia. I Paesi si stanno orientando su soluzioni diverse e la maggior parte è ancora indecisa sul modello da adottare. O almeno – come nel caso dell'Italia – sulle modalità operative per concretizzarlo.
È quanto risulta a un'analisi delle scelte comunicate dai principali Governi, in fatto di app per il contact tracing (o per il “sistema di allerta” basato su notifiche, come sarebbe più corretto chiamare i modelli basati su una decentralizzazione dei dati).

Ci sono alcuni punti fermi. Laddove l'app si basa sul nuovo framework Apple-Google dovrà usare il bluetooth rinunciando al Gps. Vietato dalle regole imposte dai due big. Con il bluetooth, ricordiamo, avviene un tracciamento di prossimità: i cellulari dotati tengono traccia degli altri cellulari con cui sono entrati in contatto ravvicinato (a patto che entrambi i dispositivi sono dotati dell'app adatta). Il cellulare di chi è stato troppo vicino, per troppo tempo a un contagiato mostra una notifica di allerta all'utente.
In Occidente l'uso dell'app inoltre è sempre volontario.
Regno Unito e Francia
Si basano su bluetooth anche i Paesi europei che usano un modello diverso, tra quelli “standard” di fatto.
Regno Unito e Francia sono gli attuali campioni europei del modello “centralizzato” (“Robert”, degli istituti di ricerca Inran e Fraunhofer all'interno del controverso consorzio europeo Pepp-Pt), con un lancio previsto per giugno (il 2, ha annunciato la Francia, mentre il Regno Unito ha avviato un'ampia sperimentazione sull'isola di Wight qualche giorno fa).
C'è un server centrale che fa tutto o quasi. Contiene i codici anonimi dei contagiati e anche quelli dei contatti avvenuti tra i cellulari dotati di app. Il server contiene le chiavi crittografiche con cui crittografa i codici (per “pseudonimizzarli”). Lo stesso server calcola l'indice di rischio: se un contatto avvenuto tra il cellulare del contagiato e un altro cellulare è “a rischio contagio”, in base a parametri come la distanza rilevata e la durata. Sempre il server manda la notifica al cellulare.
Il vantaggio del modello centralizzato è che permette alle autorità sanitarie di studiare meglio l'andamento dei contagiati e averne in generale un maggiore controllo (motivo per cui è caldeggiato, ancora, anche da buona parte di quelle sanitarie italiane nella task force per l'emergenza). Lo svantaggio teorico è che questo server onnisciente rende più alto il rischio di re-identificazione dei contatti.
Tanto che le autorità francesi hanno già promesso che prima del lancio modificheranno il modello per eliminare o ridurre la circolazione, anche anonima, dei contatti (forse andando verso un modello ibrido, come quello della prima versione dell'italiana app Immuni).
Si aggiunge poi lo svantaggio pratico che questo modello, per motivi privacy, non è accettato da Apple-Google. Di conseguenza non si può avvalere del loro nuovo framework, uscito in beta il 29 aprile, grazie al quale è possibile ottimizzare l'efficienza delle app. In particolare, le app del modello centralizzato non funzionano bene su iOs: devono restare sempre aperte per tracciare, consumando molto la batteria. Né possono sfruttare l'accesso ai parametri bluetooth, permesso dal framework, per calcolare meglio l'indice di rischio e quindi ridurre i falsi positivi.

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Germania, Svizzera, Belgio, Italia
Al contrario, Italia, Belgio, Svizzera e – qualche giorno dopo – Germania hanno seguito il modello decentralizzato di cui tanto si è parlato qui .
L'idea iniziale è il modello “svizzero” del DP-3T, a cui si è ispirato (con piccole differenze) il framework Apple-Google. Di fatto, questi Paesi useranno questo framework e le sue regole.
Il server qui ha solo il compito di tenere i codici anonimi e temporanei dei cellulari di coloro che sono risultati contagiati. Per il resto l'app e il dispositivo dell'utente fa tutto. Anonimizza i codici dei cellulari. Controlla se quei codici si ritrovano nella memoria del cellulare, tra quelli tracciati con il bluetooth. Calcola l'indice di rischio. Manda la notifica. Solo l'utente è così in grado di sapere che gli è arrivata una notifica di allerta.
Spagna, Stati Uniti
I principali due Paesi occidentali a non avere ancora deciso una strategia per il tracing sono invece Spagna e Stati Uniti. La Spagna ha diverse app istituzionali per l'auto diagnosi, che in qualche caso usano anche il gps per creare mappe dei contagi. Simile il funzionamento delle app degli Utah e del South Dakota, mentre nessuno Stato americano né tanto meno il Governo federale hanno sposato un modello evoluto finora, come quelli europei o Apple-Google.
I punti aperti (anche in Italia)
Aver deciso il modello è però solo il primo passo. Tanti punti restano aperti, anche in Paesi come l'Italia che sono stati tra i primi a muoversi con l'app (essendo del resto anche tra i primi a entrare in Fase 1 e 2).
C'è da decidere come personalizzare l'app, al di là delle funzioni di notifica/tracciamento, per esempio. L'app Immuni prevede un diario clinico, ma il Governo non ha fatto sapere come intende gestirlo, se centralizzato o solo in locale. Non ha fatto i contratti (con Sogei?) per la gestione del server. Forse l'aspetto più critico, non ha detto come intende gestire il dopo-notifica: cosa sarà detto all'utente? Gli sarà fatto subito un tampone in poco tempo? In che modo intende incentivare l'installazione dell'app, che secondo il principale studio in materia deve essere adottata almeno dal 60% della popolazione (anche se a riguardo non ci sono evidenze forti, ancora, e la ministra Pisano ha detto che basterà un'adozione del 25% senza chiarire la fonte).
Sono domande che i giornalisti stanno rivolgendo al Governo – al ministero dell'innovazione, alla task force di Domenico Arcuri – da un mese. Senza avere risposta, nella sostanza. Ieri dal ministero dell'innovazione è arrivata la risposta che per queste domande si trovano informazioni sul loro sito. A una ricerca, non è stato possibile trovarle.

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