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Contact tracing, l’app non convince: Singapore pensa a un dispositivo indossabile

Problemi di compatibilità con iOS portano il governo a valutare un’alternativa a TraceTogether. Che sarà direttamente fornita ai cittadini

di Biagio Simonetta

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Problemi di compatibilità con iOS portano il governo a valutare un’alternativa a TraceTogether. Che sarà direttamente fornita ai cittadini


2' di lettura

Fino a qualche settimana fa era un modello, supportato da numeri confortanti. Ora, invece, si scopre che qualcosa non va. A Singapore stanno ripensando il contact tracing, e non perché abbiano dubbi sulla tecnologia. Tutt’altro: stanno studiando un modo per renderlo ancora più capillare. Come? Con un dispositivo indossabile, prodotto e consegnato a ogni singolo cittadino (e sono 5,7 milioni) direttamente dallo Stato. Ma andiamo con ordine.

I dubbi su iOS

Singapore è uno dei primi Paesi ad aver adottato, con buoni risultati, il contact tracing. La sua applicazione, «TraceTogether», è stata raccontata dai media di mezzo mondo. L’hanno scaricata in 1,5 milioni (poco più di un quarto della popolazione complessiva) e nonostante tutto ha dato risultati apprezzabili. Da qualche giorno, però, il governo centrale pare aver deciso di cambiare strategia. Nelle ultime ore, il ministro degli Esteri, Vivian Balakrishnan, ha annunciato che l’utilizzo dell’applicazione non è più obbligatorio. E il motivo è abbastanza semplice. A quanto pare, infatti, l’app non funziona benissimo su dispositivi iOS, sui quali riscontrerebbe dei problemi di connessione col bluetooth. È bene ricordare che «TraceTogether» è stata sviluppata prima che Google e Apple rilasciassero le loro App (sulle quali è invece stata costruita Immuni, ndr). Così Balakrishnan ha deciso di annunciare la Fase 2 del contact tracing a Singapore: «Poiché TraceTogether non funziona ugualmente bene su tutti gli smartphone, abbiamo deciso in questo momento di non imporre l’uso obbligatorio. Stiamo sviluppando e presto lanceremo un dispositivo portatile indossabile che raggiungerà lo stesso obiettivo di TraceTogether, ma non dipenderà dal possesso di uno smartphone».

Il nuovo dispositivo

L’idea di Singapore, dunque, va al di là dello smartphone. Ed è un tentativo di arrivare al 100% della popolazione, al di là delle tecnologie a disposizione di ogni singolo cittadino. «Se questo dispositivo portatile funziona, possiamo distribuirlo a tutti a Singapore. Credo che questo sarà più inclusivo e garantirà maggiore protezione», ha detto il ministro. Sul nuovo device, che sarà alimentato da una piccola batteria, non sono emersi molti particolari, ma dovrebbe essere un piccolo oggetto da mettere in borsa o da portare al collo agganciato a un comune laccetto. È molto probabile che utilizzi la tecnologia bluetooth per tracciare i contatti e che al suo interno sia presente un sensore Gps. Di certo, non trattandosi di un’applicazione interna a uno smartphone, non dovrà affrontare gli ostacoli della compatibilità e della diffusione.

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