ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI TIMORI PER UNA seconda ONDATA

Contagi in crescita in tutta l’Ue. Dal macello tedesco alla Catalogna, ecco i focolai d’Europa

L’allentamento delle misure di sicurezza e la riapertura ai viaggi anche al di fuori dell’area Schengen hanno causato una ripresa dell’offensiva del virus. In Romania 1.284 contagi in 24 ore

di Gerardo Pelosi

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L’allentamento delle misure di sicurezza e la riapertura ai viaggi anche al di fuori dell’area Schengen hanno causato una ripresa dell’offensiva del virus. In Romania 1.284 contagi in 24 ore


4' di lettura

Un allentamento delle misure di sicurezza, la ripresa dei viaggi anche al di fuori dell’area Schengen e l’imminente stagione estiva. La ripresa dell’offensiva del Covid-19 si può ascrivere a vari elementi, mentre i virologi continuano a dividersi tra chi ritiene il virus meno aggressivo e chi sostiene che nulla è veramente cambiato rispetto ai mesi invernali e primaverili. Ecco come in Europa, dalla Germania alla Francia passando per la Spagna, ci si sta attrezzando per far fronte alla nuova ondata di infezioni, mentre la Romania si conferma tra i principali focolai del Vecchio Continente che ha superato la soglia di 3 milioni di casi, con una media di circa 20mila al giorno. I nuovi focolai preoccupano l’Oms che invita a non escludere il ripristino delle misure drastiche.

Allarme in Francia

Venerdì 24 luglio la Direzione generale della salute ha lanciato l’allarme per una diffusione coronavirus «a livelli paragonabili a quelli della fine del periodo del confinamento». Il numero di pazienti positivi al Covid-19 registra una tendenza al rialzo da tre settimane consecutive e in ventiquattrore si sono registrati 1.130 nuovi casi. L’area che desta maggiori preoccupazioni è quella al confine con la Spagna, colpita soprattutto in Catalogna da una nuova ondata di infezioni.

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Durante un sopralluogo nello scalo parigino Roissy-Charles De Gaulle per fare il punto sui viaggi in tempi di coronavirus il premier francese Jean Castex (in carica dal 3 luglio) ha annunciato che i passeggeri provenienti da sedici Paesi a rischio coronavirus, le cui frontiere con la Francia sono attualmente chiuse, verranno sistematicamente testati al loro arrivo

A due mesi dalla fine del lockdown, la Francia teme una recrudescenza dell’epidemia. Lunedì 20 luglio il ministro della Salute, Olivier Véran aveva detto che i focolai recensiti sono «tra i 400 e i 500» e aveva aggiunto che «siamo ancora molto lontani da una seconda ondata» pur riconoscendo che ci sono «segni inquietanti di ripresa epidemica sul territorio nazionale».

In Germania il mattatoio-focolaio di Rheda-Wiedenbrück

I ministri della Salute dei Länder vogliono potenziare i test per il coronavirus per chi rientra dalle vacanze o arriva nel paese. Il numero di nuovi casi è aumentato in maniera più elevata da un mese. Secondo i dati della Johns Hopkins University, le infezioni segnalate sono aumentate di 742 a 205.623 nelle ultime 24 ore, rispetto ai 605 casi segnalati il giorno precedente.

Il focolaio più pericoloso resta il mattatoio Tönnies della città di Rheda-Wiedenbrück nella Renania Settentrionale-Vestfalia. Il virus si era diffuso verso la metà di giugno, colpendo più di duemila operai dell’azienda, per lo più provenienti da Paesi dell'Europa dell’Est, che abitavano in baracche adiacenti alla fabbrica in scarse condizioni igieniche. Molti degli operai erano peraltro impiegati con contratti di subappalto. A metà maggio un controllo effettuato aveva riscontrato mancanze nelle misure di contenimento allora previste (come il distanziamento e l’uso della mascherina di protezione). Il mattatoio è rimasto chiuso per quattro settimane e riaperto a metà luglio sotto stretto controllo delle autorità.

L'imprenditore Clemens Tönnies ha sostenuto che non è stata la mancanza di igiene la causa della diffusione del virus, bensì il sistema di climatizzazione (indispensabile per lavorare la carne) che ha ricircolato aria contaminata. Egli ha pertanto respinto le accuse di “lesione personale per negligenza” e infrazione delle norme di prevenzione infezioni. Al momento è in atto un'istruttoria giudiziaria nei suoi confronti.Tönnies ha peraltro preteso dal governo locale il rimborso degli stipendi anticipati durante la quarantena, suscitando la reazione di varie forze politiche (Cdu, Spd, Verdi, Linke, AfD e Fdp). Si sono avute varie manifestazioni contro la riapertura della fabbrica da parte di associazioni animaliste e ambientalistiche.

Per il ministro-presidente del Land della Sassonia (Germania orientale), Michael Kretschmer, «la seconda ondata» della pandemia «è già qui».

Spagna: 281 focolai attivi

L’allarme maggiore riguarda la Catalogna: Il governo della seconda comunità autonoma per popolazione ha ordinato la chiusura di discoteche, locali notturni e pub. Allo stesso tempo, sono state ridotte le ore dei casinò e delle sale giochi che rimarranno aperti solo fino a mezzanotte. Alla stessa ora chiuderanno anche i bar ed i ristoranti nei comuni in cui le misure restrittive sono già in vigore, come a Barcellona. «La logica è limitare la mobilità e abbiamo già insistito sul fatto che, in alcuni spazi, è più difficile mantenere misure precauzionali. La situazione in Catalogna è complicata e abbiamo poche opportunità e poco tempo per agire», ha spiegato il segretario alla Sanità, Josep Maria Argimon.

I dati forniti giovedì 23 luglio parlavano di 971 nuovi casi accertati iin tuttala Spagna n 24 ore. Il responsabile del Centro de coordinación de alertas y emergencias sanitarias (Ccaes), María José Sierra, ha spiegato che focolai attivi sono 281 e riguardano tremila persone. «Forse - ha aggiunto - siamo nella seconda ondata, dobbiamo vedere quello che succede nelle prossime settimane».

La situazione spagnola è seguita con attenzione anche dalle autorità italiane visto l'altissimo numero di studenti che stanno svolgendo nel Paese il programma universitario Erasmus e che sono stati costretti a rientrare in Italia nei mesi scorsi.

In Belgio morta una bambina di tre anni

Il portavoce interfederale Covid-19, Boudewijn Catry, ha reso noto che una bimba di tre anni è morta per il coronavirus. Si tratta della più giovane vittima del Belgio. A marzo, sempre a causa del coronavirus, era morta una dodicenne. Catry ha aggiunto che il numero dei decessi è aumentato in Belgio: in media tre al giorno la scorsa settimana.

Davanti al rischio crescente di una nuova ondata di contagi il Consiglio nazionale per la sicurezza ha deciso che a partire da venerdì 24 luglio sarà obbligatorio indossare le mascherine in tutti i mercati all'aperto e anche nelle strade dello shopping solitamente affollate. La misura si aggiunge all'obbligo di mascherina già prevista per i luoghi pubblici al chiuso.

Tra il 12 e il 18 luglio i nuovi casi di coronavirus in Belgio sono cresciuti dell'89% rispetto alla settimana precedente.

Il caso Romania

Nell’Europa dell’Est continuano a crescere i numeri della pandemia in Romania, uno dei principali focolai delle ultime settimane. Nel paese balcanico nelle ultime 24 ore si sono registrati 1.284 casi di Covid-19, nuovo record dall'inizio della pandemia. Il numero totale degli infetti è così salito a 43.678, i decessi a 2.165. Centinaia i nuovi contagi in Serbia, Bosnia, Bulgaria, Kosovo e Macedonia del Nord. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza per la quarantena all’arrivo di chi negli ultimi 14 giorni è stato in Romania e Bulgaria.

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