emergenza covid

Contagi giù per la stretta natalizia, tra due settimane l’effetto scuola

Il semi lockdown delle Feste ha raffreddato la curva del contagio. E conferma che nella lotta al virus, almeno in questa seconda ondata, funzionano solo le cosiddette misure di mitigazione, mentre il contenimento (il tracciamento) funziona solo se si riducono i casi giornalieri

di Andrea Gagliardi

Scuola, Italia divisa tra chi rientra e chi protesta

Il semi lockdown delle Feste ha raffreddato la curva del contagio. E conferma che nella lotta al virus, almeno in questa seconda ondata, funzionano solo le cosiddette misure di mitigazione, mentre il contenimento (il tracciamento) funziona solo se si riducono i casi giornalieri


2' di lettura

La curva dei contagi ha cominciato a rallentare. Nella settimana 13 al 19 gennaio si sono registrati 97.342 positivi. In calo rispetto ai 121.664 della settimana precedente e ai 114.132 di inizio gennaio. La stretta delle Feste - tra zone rosse e arancioni - dunque ha raffreddato la curva del contagio. E conferma che nella lotta al virus, almeno in questa seconda ondata, funzionano solo le cosiddette misure di mitigazione - i lockdown appunto - mentre il contenimento (il tracciamento) funziona solo se si riducono i casi giornalieri.

Le due variabili in campo

Ora sono almeno due le variabili da monitorare. Il possibile effetto tra 15-20 giorni delle riaperture delle scuole, che in modo scaglionato si stanno susseguendo in tutte le Regioni. E l'impatto delle varianti del virus, a cominciare da quella “inglese” che Oltremanica ha fatto riesplodere l'epidemia, con il record ieri di 1.820 morti.

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Regioni in ordine sparso

Finora sulla riapertura della scuola ha prevalso il caos. Da un lato i Dpcm, dall’altro le ordinanze regionali, spesso più restrittive della norma nazionale e in più casi impugnate da comitati di genitori a favore del rientro a scuola dei figli. Infine ci sono i Tribunali amministrativi, che spesso hanno costretto le Regioni a riaprire le scuole prima di quanto queste avessero voluto. Il Tar della Campania, ad esempio, ha bocciato la linea “rigorista” del governatore Vincenzo De Luca. E ha aperto al ritorno alle lezioni in presenza per le scuole elementari e medie della regione.

Ritorno in classe per 600mila studenti

Lunedì 18 gennaio si è registrato il ritorno sui banchi (al 50%) di oltre 600mila studenti delle superiori nel Lazio, in Piemonte, in Emilia Romagna e Molise. Nella provincia autonoma di Trento si va già in classe dal 7 gennaio, dall'11 in Valle d'Aosta, Abruzzo e Toscana. Altri territori insistono invece nel rimandare la riapertura. Si va in ordine sparso. Il 25 è previsto il ritorno in classe alle superiori in Liguria e Umbria, mentre in Campania non sono esclusi ulteriori rinvii. Anche in Puglia non è certa la data del 25. Il 1° febbraio gli ultimi a rientrare saranno gli studenti delle superiori di Calabria, Veneto, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Basilicata. In Lombardia, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, nuove zone rosse, proseguirà la dad per le superiori al 100%.

Curva dei contagi sotto osservazione

In attesa di vedere gli effetti della riapertura alle superiori sulla curva dei contagi - finora ci sono diversi studi, ma nessuno appare conclusivo -, ecco altri dati. Sono circa 200 le classi elementari e medie sottoposte a quarantena in Veneto per positività di uno o più studenti. È l’effetto, a 10 giorni dalla ripresa dopo le vacanze di Natale, dell'ordinanza della Regione che ha cambiato la gestione dei casi, obbligando all'isolamento intere classi anche per un solo contagio. Gli studenti costretti a casa sono circa 4.000.

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